Fenêtres - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Domenica, 08 Novembre 2015 

Un monologo del corpo abile, preciso e colmo di fantasia. Nella Sala Grande del Teatro Franco Parenti il palco è trasformato in una struttura a mò di casa con una grande parete di legno sulla destra, parete con finestre e persone sedute all’esterno che guardano dentro e vedono pure il pubblico in lontananza, una parete sulla sinistra con varie strutture curiose e una parete in tubi innocenti e una vera finestra, tutto aperto come deve essere la famosa quarta parete teatrale. Il pavimento poggia su un soppalco di circa un metro e si vede una sorta di tappeto enorme, rettangolare. Stiamo osservando il tutto dalla penombra e con l’ausilio di un brano musicale entra il protagonista, che sistema qualcosa al centro della grande stanza. Si siede, si lascia cadere sul ‘tappeto’ e rimbalza sul pavimento, facendoci intuire che il tappeto in realtà è proprio un materasso per rimbalzare. Il nostro protagonista si presenta e dice di chiamarsi Bolze, Mathurin Bolze.

 

FENÊTRES
di Mathurin Bolze
ideazione e coreografia Mathurin Bolze
con Karim Messaoudi
scenografia Goury
creazione luci Christian Dubet
creazione suoni Jérôme Fèvre
regia audio Fréderic Marolleau
regia scena Fréderic Julliand
Compagnie les mains les pieds et la tête aussi
con il sostegno dell’Istituto Francese di Parigi e la Città di Lione
la compagnia è convenzionata con DRAC Rhône Alpes e REGION Rhône Alpes

 

Il nome è quello dell’ideatore di questo curioso monologo corporale, interpretato magistralmente da Karim Messaoudi. Entrando si toglie il cappotto che indossava, andando a compiere salti sempre più alti e restando spesso immobile appena toccato il pavimento solido sulla sinistra. E non sempre sono i piedi a toccare terra: sono le mani, i gomiti piegati, oppure nulla perché si aggrappa con le mani a un tubo verticale e resta fermo come una bandiera, ritornando a cadere sul telo elastico e tracciando figure davvero impegnative e curiose. Dimostra quanto le sue qualità di atleta si accompagnino però a ben altro quando gli vediamo aprire tavoli e saltarci sopra, arrampicarsi sui tubi grandi ai rimbalzi, facendo apparire il tutto come per nulla difficile, quasi divertente, quando invece l’impressione dello spettatore è che stia rischiando troppo spesso di fracassarsi qualche ossa.

Non si comprende molto bene come l’autore abbia pensato di ispirarsi al racconto del ‘Barone Rampante’ di Italo Calvino, dove un uomo passa la vita sugli alberi. Ma questo è un ‘festival degli utopisti’ e tutto può accadere. Poi, tra un salto sempre più curioso e l’altro, oltre a un po’ di musica sentiamo le parole: “Non è facile con le mani…. Non è facile con i piedi… e neppure con la testa!” mentre i salti diventano salti mortali, giravolte, torsioni e rotazioni in aria con caduta sul tavolo, su una sedia, appeso a una corda o a tubi vari. Man mano che scorre il tempo ci si chiede dove sia la forza di gravità, perché ormai il nostro eroe si siede su una seggiola appesa al muro in orizzontale, cade e rimbalza e cammina dritto coi piedi sul muro per quasi cinque metri, ricade e rimbalza nuovamente, entra in una porticina nascosta e riappare lanciandosi dall’alto, come se le cadute fossero momenti tra una passeggiata e l’altra, su pareti o qualsiasi altra cosa disponibile.

La musica è creata da suoni eseguiti con oggetti pure dallo stesso Karim, un giovane riccioluto, bruno, magro e leggero, agilissimo e dai grandi occhi, mentre in sottofondo c’è un suono di tastiere elettroniche. Lui salta, cade, fischia, batte, suona carta, tubi di gomma, oggetti sconosciuti, si avvita, cammina sul muro, rimbalza dopo aver compiuto tre capriole in aria e gioca perfino con la sua ombra, riflessa grazie ad un attento e continuamente diverso gioco di luci rifratte. La sua bravura lascia tutto il pubblico ammaliato, sebbene la commistione tra circo e teatro lasci un poco sorpresi; il fatto è che c’è davvero un’emozione, il senso di una solitudine intelligente, una esibizione a tutto campo, da guardare da vicino come solo in teatro si può fare. Le facce delle persone dietro alle finestre di fronte al pubblico fanno capire che si tratta di un gruppo scelto di spettatori, pure loro usati come parte integrante dello spettacolo.

Lo vediamo infine camminare sempre più in alto sui bordi delle imponenti strutture di legno, fino a lasciarsi cadere dopo aver detto “Sono stanco” e, cadendo, comportarsi come se si sia fatto male. Scivola, arranca, ricade, rimbalza, salta ancora e ancora, ci fa stare col fiato sospeso e d’un tratto danza, si siede, salta su una mensola, rimbalza, si cambia e affronta altri temi. Poi apre l’unica finestra con un vetro, ci si affaccia e si accende una sigaretta, che fuma rigorosamente ‘fuori’. I movimenti armonici da medio-orientale fanno da sottolineatura a ogni passaggio, alle rotazioni, le torsioni, le cadute e i rimbalzi, sempre eseguiti con grazia, eleganza, talento, coraggio e abilità. Il pubblico gli regala lunghissimi applausi.

 

Teatro Franco Parenti (Sala Grande) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono biglietteria 02/59995206, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì e sabato ore 20.30, mercoledì e venerdì ore 19.30, giovedì ore 21, domenica ore 15.30
Biglietti: intero 25 €, under26/over60 14 €, convenzioni 17,50 € (prevendita 1,50 €)
Durata: 55 minuti

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

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