Favole di Oscar Wilde - Teatro La Comunità (Roma)

Scritto da  Domenica, 04 Novembre 2012 
Favole di Oscar Wilde

Il Teatro La Comunità, inconsueto spazio incastonato nel cuore di Trastevere, che per oltre quarant’anni ha costituito il fulcro della ricerca e sperimentazione teatrale di Giancarlo Sepe, risorge finalmente a nuova vita tornando ad ospitare lo spettacolo “Favole di Oscar Wilde” che all’inizio dello scorso decennio fu accolto da uno straordinario successo raggiungendo le 440 repliche. La cifra stilistica del regista casertano, fortemente immaginifica e densa di contaminazioni tra drammaturgia ed altri linguaggi espressivi - in primo luogo ineffabili suggestioni musicali e visive – si concretizza in una performance site-specific dall’impatto emozionale dirompente e dalla pregiata ricercatezza, incarnata da sei giovani attori di indiscutibile carisma e sensibilità interpretativa.

 

 

Produzione Associazione Culturale Teatro La Comunità 1972
in collaborazione con Teatro Eliseo e
Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma presenta
FAVOLE DI OSCAR WILDE
“per cominciare a leggerle”  
uno spettacolo di Giancarlo Sepe
con Gianluca Merolli, Ivano Picciallo, Selene Jovy Rosiello, Mario Scerbo, Federica Stefanelli, Luca Trezza
scene Carlo De Marino
e Bruno Di Venanzio, Stefania Vecchione
luci Perceval
musiche Harmonia Team    
ricerca musicale Pino Tufillaro
collaboratore alle musiche Davide Mastrogiovanni
foto Tommaso Le Pera
collaborazione ai costumi Rachele Terrinoni
datore luci Guido Pizzuti
macchinista Simone Zapelloni
macchinisti costruttori Pietro Pignotta, Guido Pizzuti
organizzazione Pino Le Pera
regia Giancarlo Sepe

 

Come fenice che risorga dalle proprie ceneri il Teatro La Comunità, in sinergia con il Teatro Eliseo che lo sosterrà nella comunicazione e nella produzione in un progetto destinato a protrarsi nel tempo, spalanca i propri battenti attirando gli spettatori in un universo sotterraneo parallelo capace di insinuarsi nel loro tessuto emozionale ed onirico in maniera realmente unica e sorprendente.
Dopo esser stato insostituibile cornice di un gran numero di preziose opere drammaturgiche di Giancarlo Sepe – tra le più memorabili è possibile annoverare la trilogia costituita da “In Albis”, “Zio Vania” e “Accademia Ackermann”, oppure “Casa di bambola”, “Salomè”, “Vienna”, “Iliade” e “Cine H” –, nonché crocevia di un prolifico incontro e scambio di idee tra alcuni degli artisti che hanno impresso indelebilmente il loro segno sulla cultura italiana ed europea degli ultimi decenni – basti citare personalità del calibro di De Filippo, Fellini, Bejart, Nureyev, Moravia, Pasolini, Copi, Tognazzi, Lionello, Patroni Griffi, Scaccia ed Herlitzka – la polvere del tempo e del progressivo depauperamento culturale indotto dall’avvento massificante della televisione e di una cinematografia deteriore ha finito per soffocare l’esperienza sperimentale del Teatro La Comunità.
Dopo anni di sostanziale silenzio il potenziale di questa sperimentazione, rimasto ben vivace ed appassionato al di sotto della coltre di fuliggine, torna però a divampare in un nuovo progetto dell’inarrestabile Sepe che, grazie all’illuminato appoggio del direttore artistico dell’Eliseo Massimo Monaci, si prefigge di proporre l'allestimento di quattro spettacoli di autori irlandesi (Wilde, Joyce, Yeats, Beckett). A segnare l’incipit di questo avvincente percorso proprio “Favole di Oscar Wilde” - spettacolo simbolo della passata esperienza che aveva incontrato consensi trionfali ed unanimi di pubblico e critica - quasi a voler tracciare un ideale trait d’union con il nuovo corso che si sta inaugurando.
Favole di Oscar WildeUn numero limitato di trentadue spettatori viene ricevuto ogni sera nella raccolta architettura teatrale sotterranea, con le sedute disposte in maniera inconsueta ed inframmezzate dalla presenza di specchi di cui inizialmente è arduo prevedere la reale funzione. L’opera, seppur evidentemente ispirata al microcosmo lisergico ed estetizzante di Wilde, ne catturerà solamente suggestioni visuali, atmosfere appassionate e a tratti inquietanti, il simbolismo decadente e aforistico. Viene difatti ridotta al minimo la componente testuale, che si riduce essenzialmente ai due monologhi magnificamente interpretati da Federica Stefanelli – in apertura, seduta tra il pubblico, con luci radenti impietose che le assalgono il viso - e Gianluca Merolli, entrambi contraddistinti da vibrante incisività, solida padronanza scenica ed impetuosa immedesimazione nel contesto drammaturgico.
Lo spettatore intuisce ben presto che dinanzi a lui si dispiegherà una performance teatrale decisamente unica e sui generis. In un istante di oscurità pressochè totale la piattaforma circolare posta al di sotto degli ignari spettatori inizia a ruotare lentamente; si svela quindi ai loro occhi la peculiare struttura scenografica che li circonda, trascinandoli in un caleidoscopico diorama che li condurrà sin nell’epicentro del magmatico ed inconfondibile universo letterario wildiano, grazie ad un tripudio di effetti ottici rigorosamente analogici: il perimetro della sala è interamente circondato da vetrate di differenti dimensioni al di là delle quali, in un sottile gioco di chiaroscuri, velatini e improvvise incursioni luminose, si intuisce la presenza di un labirintico intreccio di piani inclinati, reconditi nascondigli, misteriose porte al di là delle quali sembra spalancarsi una dimensione altra, soprannaturale, indecifrabile. Si susseguono istantanee in bianco e nero raffiguranti l’istrionico scrittore irlandese a frammenti onirici di indescrivibile lirismo in cui i sei interpreti – oltre ai già citati Federica Stefanelli e Gianluca Merolli, sono in scena Ivano Picciallo, Selene Jovy Rosiello, Mario Scerbo e Luca Trezza – con repentini movimenti di mani, braccia e volti simboleggiano creature affascinanti e indefinibili, in cui drappeggi candidi si librano agitati dalla brezza marina, succulente mele rosse o preziosi gioielli fanno la loro repentina comparsa accarezzati da subitanei bagliori per poi sprofondare nuovamente nell’oscurità, scroscianti piogge primaverili si abbattono sulle umane inquietudini col loro potere rigenerante.
Stupefacente il dinamismo, l’energia, la perfetta alchimia tra il levigato tappeto sonoro su cui si adagia l’opera (curato da Harmonia Team, avvalendosi della ricerca musicale di Pino Tufillaro e della collaborazione di Davide Mastrogiovanni), l’elaborato e sontuoso florilegio di folgoranti fascinazioni visive (un plauso all’ingegnosa scenografia di Carlo De Marino, all’impeccabile disegno luci di Perceval e ai costumi di Rachele Terrinoni) e soprattutto la vigorosa e intensa prova recitativa fornita dall’intera compagnia, che si regala al pubblico con grandissima generosità, senza riserva alcuna. La ricerca spasmodica di un contatto autentico, l’impeto sentimentale ed il trasporto passionale connaturati alla natura umana prendono corpo in abbracci consumati convulsamente nelle tenebre, che non sazieranno l’atavica fame di affetto né colmeranno in alcun modo la soverchiante solitudine, frustrati come sono dalle ferree regole della benpensante società vittoriana. Pur senza proferire verbo gli attori riescono, con la potenza di sguardi e gesti, l’eleganza del movimento che si fonde alla perfezione con l’originalissima struttura scenografica, a veicolare il messaggio intrinseco dell’opera di Wilde in maniera molto più istintiva ed affascinante di quanto riuscirebbero a fare tonnellate di ridondanti parole. Il tutto ovviamente orchestrato con magistrale sapienza ed equilibrio dalla direzione registica di Giancarlo Sepe, che convoglia il suo geniale estro visionario traducendolo in un impianto drammaturgico di estrema originalità e poesia.
Uno spettacolo dal grande afflato emotivo e dal respiro internazionale, che consigliamo assolutamente di sperimentare e che ci auguriamo vivamente rappresenti solamente l’inizio di una nuova duratura avventura artistica per il Teatro La Comunità.

 

Teatro La Comunità - via Giggi Zanazzo 1, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/5817413 – 338/2338420, mail
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Ufficio stampa Teatro La Comunità
Sul web:
www.teatrolacomunita.com

 

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