FaustIn and out - Short Theatre 10, Macro Testaccio La Pelanda (Roma)

Scritto da  Venerdì, 11 Settembre 2015 

Una riscrittura al femminile del Faust di Goethe che unisce tre livelli di approfondimento: filosofico, politico e di cronaca, coerentemente con lo stile e la tecnica di Elfriede Jelinek (scrittrice austriaca Premio Nobel per la letteratura nel 2004). La vicenda, accaduta in Austria, del padre che ha tenuto segregata per anni la propria figlia nella cantina di casa costringendola a un rapporto incestuoso, in una dimensione fisica e metaforica prevede un alto e un basso, un fuori e un dentro. FaustIn, significa Faust, ma soprattutto dentro, e ognuno di noi è “In” al Faust. La tragedia di Margherita rappresenta pertanto l’input per infondere ironia e sorriso nella lettura del testo della Jelinek, in questo spettacolo andato in scena lunedì 7 settembre presso il Macro Testaccio La Pelanda con la regia di Fabrizio Arcuri, una delle voci registiche più interessanti e innovative del panorama teatrale italiano contemporaneo.

 

Produzione Tra un atto e l’altro, Accademia degli Artefatti e Festival Focus Jelinek presentano in collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione
e con il sostegno della Regione Emilia Romagna
FAUSTIN AND OUT
sotto sopra dentro fuori il Faust di Goethe
di Elfriede Jelinek
sopra/sotto Angela Malfitano, Francesca Mazza, Sandra Soncini e Marta Dalla Via
dentro/fuori Matteo Angius e Fabrizio Arcuri
regia Fabrizio Arcuri
traduzione Elisa Balboni e Marcello Soffritti
scenotecnica Marco Manfredi
un ringraziamento a Alessandro Saviozzi

 

"La depressione è una malattia e deve essere curata”, “…e la donna va da chiunque la curi…”, “…ma come far tacere una donna!…”. La donna parla sempre: se i figli stanno male, bisogna farli curare, se il lavoro va male bisogna trovare la cura; se ci sono problemi finanziari, bisogna andare da qualcuno; se l’invecchiamento è precoce, a qualcuno bisogna rivolgersi. “….Ed ecco comunque va dal medico…”. “Non le interessa il notaio, l’avvocato, il commercialista, …l’importante che si chiami medico… e a lui parla”. Questa è “la donna”: una logorroica abilissima Sandra Soncini.

Un orso sulla scena: Francesca Mazza commenta pacatamente, ma in modo coinvolgente, come basti scavare una buca nel pavimento, metterci un secchio per la pipì e uno per la popò e rinchiuderci la donna.

Una pecorella: Angela Malfitano, profonda nel suo pensare, talora impersona Margherita del Faust, medita che il padre è Dio; è uno e trino; padre, compagno, amante. Ma anche lei reclusa è una e trina; figlia, compagna, amante.

E, se questa è la presentazione della tragedia, i protagonisti tutti al femminile vestono panni da bestia, reminiscenza della tradizionale matrice greca. Il diavolo Matteo Angius, a mo’ di regista, legge il Faust di Goethe, e storiche immagini lo proiettano, mentre la figlia segregata approfondisce come il padre sia il suo dentro e il suo fuori e come lei una volta entrata nella cantina non ne sia più uscita. E come l’unico modo per evadere fosse far spaziare lo spirito.

La rappresentazione della realtà crea netto il contrasto con il mondo di Margherita. Lo spirito anche fuori dalla cantina è recluso in un ambito televisivo. E’ difficile concentrarsi ad interpretare un testo da intelligere, quando tutto è visto come lavoro: si tratti del recitare, dell’amministrare soldi, di vivere, camminare, fare sport o qualunque cosa distragga la mente dal comprendere l’intimo di una vicenda: tutto è lavoro. Il grande Leo de Berardinis emerge nel recitato naturale e martellante di Francesca Mazza. Ecco che il ritmo si fa di nuovo incessante e logorroico, ma ironico e a tratti sorridente nelle problematiche che il capitalismo comporta quando tutto viene visto in una scatola come la donna nella cantina. Tanto che, se la donna si mette in competizione, tutti votano “No”, come in un reality. Il confine è filosofia e la damina, Marta Dalla Via, che la rappresenta con tanto di costume dell’Ottocento, con strutture storiche e un jeans di foggia attuale al posto delle ammiccanti calze dell’epoca, ben si intreccia con l’eloquenza della “donna”, quando introduce il tema del consumismo. Buon pretesto né è una scaffalista che decreta quando dei budini da frigo di supermercato, siano da distribuzione o “scaduti”. Ma tutti li mangiano indifferenti comunque. Appunto indifferenti, con tutte queste distrazioni, alla condizione che segrega Margherita, osserva “la pecorella”.

La tragedia sua nel Faust diviene pertanto motivo di avanspettacolo per la Jelinek e il cabaret che ne scaturisce sul palcoscenico attrae il pubblico, di tanti giovani, fino all'epilogo della vicenda. La vittima qui è il protagonista, come di là lo era il carnefice. Ma poi, chi è davvero la vittima? E chi il carnefice? Dalle aberranti vacuità quotidiane in confronto al dramma che ne è pretesto, emerge il sorriso e l’attenzione senza pausa della platea.

Attori e tecnici costruiscono e decostruiscono la scena, così come la Jelinek costruisce e decostruisce il testo; e il cabaret da lei proposto sopra e sotto, dentro e fuori il teatro, crea la cronaca di una segregazione. “…ha minato la porta e ci ha attaccato i tubi del gas, per poterci gas-tigare …, ma … non c’era alcun gas”. E in tal contesto la lingua di Margherita ha persino trovato le parole. Sì, “…la lingua è una delle poche cose che si possono muovere in così poco spazio…”. Non occorrono altre parole per apprezzare come questo intreccio incessante e naturale di monologhi abbia mantenuto il pubblico attento sulle sedie per oltre tre ore e mezza. Ne sono chiave di volta senza dubbio l’accurata messa in scena di Fabrizio Arcuri e il nodo che lega Goethe, la Jelinek e l' eccellenza interpretativa delle attrici protagoniste.

Prima parte - "La Presentazione" durata 65 min
Seconda parte - "La Rappresentazione" durata 85 min
Terza parte - "La Cronaca" durata 35 min

 

La Pelanda, Centro di Produzione Culturale - piazza Orazio Giustiniani 4, Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 060608 - 06 49385619, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì 7 settembre, ore 20
Biglietti: singolo spettacolo € 8 - tessera giornaliera € 18 - le 3 mise en espace di Fabulamundi, Marta Cuscunà e dei 4 finalisti del Premio Scenario € 5 - Jean-Luc Verna / I Apologize, MK € 3 - CARD 10 spettacoli a 60€ - conversazioni e presentazioni ingresso gratuito; prevendita online presso www.vivaticket.it

Articolo di: Massimo Tucci
Grazie a: Ufficio stampa Rosalba Ruggeri, con la collaborazione di Laura Marano e Elisabetta Reale
Sul web: www.shorttheatre.org - www.artefatti.org

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