Faust - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Giovedì, 30 Marzo 2017 

L’Opera di Pechino sbarca al Teatro Elfo Puccini di Milano con un’inedita rappresentazione del capolavoro della letteratura tedesca “Faust” di Johann Wolfgang von Goethe, diretta dalla giovane regista Anna Peschke e scritta in cinese mandarino poetico dalla drammaturga Li Meini.

 

FAUST
una ricerca sul linguaggio dell’Opera di Pechino
di Li Meini basato sul dramma “Faust: prima parte” di Johann Wolfgang von Goethe
progetto e regia Anna Peschke, consulente artistico Xu Mengke
traduzione Fabrizio Massini
scene e costumi Carlo Sala
musiche originali Luigi Ceccarelli, Alessandro Cipriani, Chen Xiaoman
con Liu Dake, Xu Mengke, Zhao Huihui, Zhang Jiachun
musicisti Vincenzo Core (chitarra elettrica ed elaborazione elettronica), Wang Jihui (jinghu), Li Lijing (yueqin), Niu LuLu (gong), Laura Mancini (percussioni), Giacomo Piermatti (contrabbasso), Wang (bàngu)
scene Anna Peschke, costumi Akuan
luci Tomaso Checcucci, materiali scenici Li Jiyong
trucco e acconciature Ai Shuyun, Li Meng
coreografie Zhou Liya, Han Zhen
produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione, China National Peking Opera Company
con il patrocinio di Goethe Institut Mailand
collaborazione Istituto Confucio

 

Lo scopo di uno spettacolo come il “Faust” andato in scena al teatro Elfo Puccini fino al 26 marzo è trovare un linguaggio comune tra Oriente e Occidente e per una così ambiziosa sfida nessuna opera sarebbe stata più appropriata di questa che, caposaldo della letteratura occidentale, è molto apprezzata e sentita anche in Cina, tanto che nel 2010 lo specialista in studi germanici Zhang Yushu ha dichiarato: “Goethe sente, pensa e agisce come un poeta mandarino cinese”. Nel progetto prodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione assieme alla China National Peking Opera Company è fondamentale smussare gli angoli della severa tradizione orientale per far emergere le pieghe di senso ed espressività occidentali e, nello stesso tempo, valorizzare il silenzio occiduo rendendolo spazio per il delicato gesto rituale dell’Oriente. Il risultato di questa inusuale commistione è, usando le parole di Zhang Kaihua, presidente della China National Peking Opera Company, “ uno spettacolo di Opera di Pechino nuovo, profondo, emozionante, che rispettasse tuttavia le regole artistiche” su cui si fonda la jingjiù, che vanta una tradizione secolare e rigidi schemi narrativi ed espressivi.

La rappresentazione prende in esame la prima parte del Faust. Il diavolo Mefistofele scommette con Do che riuscirà ad appropriarsi dell’anima dello studioso Faust, dimostrando così che l’umanità è intimamente portata a seguire le passioni e non la morale. Faust ha dedicato tutta la vita all’acquisizione di sapere e, ormai vecchio, si pente di non aver vissuto appieno la sua giovinezza; Mefistofele gli offre una seconda possibilità nella forma di una pozione ringiovanente, e l’uomo accetta. Girando per il mondo, il nuovamente giovane Faust incontra e s’infatua della bella Margherita e, desiderandola moltissimo, accetta l’aiuto di Mefistofele invece che correre il rischio di farle la corte ed essere respinto. I due, allora, nascondono nella casa di Margherita una collana magica che la farà innamorare di Faust a tal punto da non riuscire a resistergli, ma qualcosa non va secondo i piani e il fratello di lei, Valentino, sorprende i due amanti. Faust non ha altra scelta che uccidere Valentino e fuggire, mentre Margherita rimane da sola, rinnegata dalla società, e con un figlio a carico. Accortosi dello stato di estrema difficoltà in cui vige la sua amante di un tempo, Faust tenterà infine di riparare ai suoi errori, ma sprofonderà inevitabilmente nella disperazione.

Nella migliore tradizione dell’Opera di Pechino, la scenografia è scarna più che essenziale: sul fondale nero si muovono i quattro personaggi della tragedia, abbigliati in modo elaborato e con colori vivaci, talvolta facendo uso di piccoli oggetti scenografici: un tavolino, delle sedie, l’immancabile collana e dei ventagli di carta. Sta quindi agli spettatori immaginare i cambi di scena attraverso la gestualità e le parole degli attori; in quest’ambito il pubblico occidentale è senz’altro aiutato dal mutamento dell’apparenza dei personaggi, che nella tradizione, invece, rimangono invariati fino alla fine della rappresentazione. Mefistofele è un’affascinante mescolanza di aspetti demoniaci, spirito guerriero e atteggiamenti da gentiluomo, e lascia la sua traccia sull’anima di Faust in modo visibile, attraverso il trucco sul volto dell’attore, che si trasforma gradualmente da nobile vecchio saggio a ferale Jing. Non è possibile non essere colpiti dalla straordinaria somiglianza dei personaggi cinesi - pur così diversi dal nostro immaginario! - con quelli usciti dalla penna di Goethe nel primo Ottocento, quasi come se fossimo posti davanti alla rivelazione epifanica del fil rouge che unisce l’uomo occidentale all’uomo orientale, anima per anima. La musica stessa favorisce enormemente l’incontro tra le due culture mediante la commistione di melodie tradizionali cinesi con quelle composte da autori italiani. Mentre il contrabbasso incontra lo yueqin e le percussioni cinesi dialogano con quelle occidentali, lo spettatore ha la possibilità di meglio comprendere e apprezzare sonorità che, in purezza, gli sembrerebbero troppo lontane.

La leggerezza con cui Anna Peschke è riuscita a ottenere questa mescolanza di dialogo, emozionalità e cultura occidentali e orientali è entusiasmante: i novanta minuti di Faust non sono noiosi, né la lingua straniera in cui viene recitato risulta così incomprensibile, non tanto per i sovratitoli in italiano, ma per la grande intuitività delle tecniche espressive dell’Opera di Pechino. Di primo acchito esse appaiono diametralmente opposte non solo al gusto ma anche alla logica dello spettatore dell’Ovest, ma finiscono sorprendentemente per svelarsi più vicine e toccanti di quanto sia possibile immaginare, tanto che al pubblico non rimane altro che lasciarsi catturare dalla perizia e dalla fluida eleganza delle movenze degli attori in scena.

Note:

Opera di Pechino: genere teatrale cinese nato negli ultimi anni del 1700, anche se le sue origini risalgono al 600 - 900 d.C. È caratterizzato dalla commistione di quattro tecniche artistiche - il canto, la recitazione, la danza e le acrobazie -, da un palco scarno, dall’utilizzo di costumi sgargianti e del trucco di scena e dalla rigidità delle caratteristiche dei personaggi, che si muovono con gesti eleganti.
Faust: poema drammatico dell’autore tedesco Johann Wolfgang von Goethe ispirato alla figura omonima appartenente alla tradizione letteraria europea. Goethe vi lavorò durante la maggior parte della sua vita.
Johann Wolfgang von Goethe: 1749 - 1832. Scrittore, poeta e drammaturgo tedesco, fu molto attivo anche nel campo della scienza, della filosofia, della pittura e della diplomazia. È considerato uno dei massimi esponenti del panorama culturale europeo e fu il principale inventore del concetto di Weltliteratur (letteratura mondiale).
China National Peking Company: fondata nel 1955, si occupa, sotto la supervisione del Ministero della Cultura della Repubblica Popolare Cinese, degli scambi culturali internazionali.
Jingjiù: nome cinese dell’Opera di Pechino.
Jing: una delle categorie dei personaggi dell’Opera di Pechino. Si tratta di un personaggio energico, dalla voce potente, il trucco marcato e le movenze ampie. Le altre categorie sono Sheng (personaggio maschile), Dan (personaggio femminile) e Chou (buffone).
Yueqin: strumento a pizzico di quattro corde, con una cassa di risonanza circolare, simile a una luna piena (“Yue” è il termine per “luna”).

 

Teatro Elfo Puccini (Sala Shakespeare) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.30, domenica ore 16
Biglietti: intero € 32.50 / martedì posto unico € 21.50 / ridotto <25 anni - >65 anni € 17
Durata spettacolo: 90 minuti

Articolo di: Valentina Basso
Grazie a: Veronica Pitea, Ufficio stampa Teatro Elfo Puccini
Sul web: www.elfo.org

Commenti   

 
#1 FaustGuest 2017-04-01 19:59
Affascinante! Come il Faust possa diventare punto d' incontro tra Oriente e Occidente! In fondo Goethe stesso si era avvicinato alla cultura Orientale. Valentina Basso ci fa comprendere in modo eccellente le linee essenziali di questo spettacolo. Brava!2
 

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