Father and Son - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Venerdì, 27 Marzo 2015 

Lo spettacolo “Father and Son”, dal 24 marzo al 3 aprile al Piccolo Teatro Strehler, è tratto da "Gli sdraiati" e "Breviario comico" di Michele Serra, un beffardo e tenero racconto sull'incomunicabilità di oggi, tra padri e figli. La regia di Giorgio Gallione porta in scena il monologo di un padre, Claudio Bisio, che, tra ironia, comicità, blanda presa di coscienza e lieve amarezza, cerca per la prima volta di comunicare con il figlio, nel solo frammento di tempo rimastogli: l' ultimo attimo della sua infanzia.

 

Produzione Teatro dell'Archivolto presenta
FATHER AND SON
ispirato a “Gli Sdraiati” e “Breviario comico” di Michele Serra
con Claudio Bisio
e con i musicisti Laura Masotto (violino) e Marco Bianchi (chitarra)
regia Giorgio Gallione
scene e costumi Guido Fiorato
luci Aldo Mantovani
foto Bepi Caroli

 

Appare leggermente teso Bisio, sul palco del Piccolo la sera della prima. Ma il pubblico sembra non accorgersene. Anzi, è incredibile come sia tangibile la simpatia e la devozione tributata dagli spettatori a questo bravissimo attore a prescindere. Madri, padri, signore, signori, insegnanti, giovani, studenti, nonni e anche qualche bambino. Tutti aspettano, sicuri di potersi specchiare nella scena o in frammenti di essa, ridendo. Bisio si muove sul palco, dove è sospeso un grande specchio, tra i tavoli vuoti di diverse dimensioni che sanno di assenza e di occasioni perdute ed un letto sfatto, pieno di coperte e pietre. Sono pietre di ardesia, quelle che ricoprono il “colle della Nasca”, che ritorna come un mantra ad intermittenza per l'intero spettacolo.

É lì infatti che il padre vuole portare il figlio, per smuoverlo dalla sua posizione di perennemente sdraiato, con protesi tecnologiche a mani ed orecchie, avulso dalla realtà, circondato da jeans grattugiati, felpe infarcite da magliette, calzini puzzolenti. Quasi che la sua assenza di padre, possa farsi presenza durante questa camminata.

Prima è un invito nostalgico: sarebbe bello; mi ci ha portato la prima volta mio padre quando avevo la tua età. Poi salutistico: scommetto che ti farebbe bene, pallido come sei! Profetico: una stele vecchia di settemila anni, profetizzava che solo tale passeggiata avrebbe evitato l'estinzione dell'umanità. Commerciale: ti pago! Impositivo-seduttivo: dovresti venirci.

Il padre, infatti, non può dopo la sua grande assenza obbligare e preferisce quindi definirsi ironicamente un relativista etico, un tutore ondivago, piuttosto che riflettere sulla sua assenza e sulla responsabilità che ne consegue. Di fronte al continuo silenzio del figlio, per la prima volta si interessa a conoscerne il mondo sconosciuto, nel tentativo di reperire rari reperti della sua vita. Incontra gli insegnanti, entra nel tempio delle felpe, conosce il suo tatuatore che sul collo ha tatuato ”chi ha rovinato il mondo, non ha tatuaggi ma cravatta”.

E la società che i padri lasciano a questi figli, tra porcellum e porcate, non sembra smentire l'adagio del tatuatore. Ecco che poi, quasi un deus ex machina, si avvera la passeggiata sul colle della Nasca. E mentre pietre leggere scendono con lentezza sul palco, legate a delle funi, restando sospese a mezz'aria, si compie il passaggio del timone: il giovane, con jeans grattugiati e dal cavallo basso, con una maglietta improponibile e scarpe da ginnastica decisamente inappropriate, supera il padre senza che questi se ne accorga, conquista la vetta e ne scende leggero e sorridente.

Lo spettacolo piace. Il pubblico ride. Nessuno sembra notare qualche parolaccia gratuita aggiunta forse proprio per compiacere “gli sdraiati” dapprima biasimati; nè un piccolo eccesso di sentimentale buonismo per celare la sfiducia in loro; e nemmeno alcune elucubrazioni ridondanti ed ilari atte a descriverli, pronunciate dal padre con autocompiacimento perchè risultato di una mente fervida e brillante, la sua.

Quello specchio sospeso sul fondo della scena, non scenderà mai sul palco: il padre può così, tra frizzi e lazzi, evitare di specchiarcisi per non vedere la grande responsabilità della sua assenza. Vince l' auto-assoluzione finale.

 

Piccolo Teatro Strehler - Largo Greppi, Milano
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 848.800.304
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16 e 20.30; lunedì riposo; mercoledì 18 marzo solo pomeridiana ore 15 per le scuole
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata: 1 ora e 25 minuti senza intervallo

Articolo di: Raffaella Roversi
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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