Farà giorno - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Daniela Cohen Domenica, 15 Dicembre 2013 

Da non perdere assolutamente questo "Farà giorno" che il Teatro Franco Parenti presenta dal 3 al 22 dicembre, chiudendo la prima parte del tour che ha visto il suo debutto ai primi di novembre a Novara. Il protagonista è Gianrico Tedeschi, un gigante dell’arte attoriale italiana che celebra i suoi 65 anni di carriera compiendone 93 di vita. Nato nel 1920, da studente universitario milanese fu coinvolto alla chiamata alle armi durante il secondo conflitto mondiale. Così fu ufficiale prima e prigioniero poi: cominciò a recitare proprio in un campo tedesco decidendo, una volta salvo, di diplomarsi all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma, debuttando col giovane Giorgio Strehler. L’attore ha recitato sempre magistralmente per il teatro, la televisione e il cinema, mettendo in mostra senso dell’umorismo e forza espressiva.

  

 

Produzione Artisti Riuniti presenta
FARA' GIORNO
di Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi
con Gianrico Tedeschi, Marianella Laszlo e Alberto Onofrietti
immagini Giacomo Costa
scene e costumi Paola Comencini
musiche Antonio Di Pofi
regia Piero Maccarinelli

 

 

Qui, attorniato da un antagonista giovane e bravissimo nel ruolo del fascistello truzzo, Alberto Onofrietti, e dalla seconda moglie Marianella Laszlo, che ricopre il ruolo della figlia matura, ex brigatista, che non si faceva vedere da trent’anni e con la quale ricuce un rapporto difficilissimo, Tedeschi dimostra che la classe non è acqua e provoca una smodata invidia tra gli spettatori sopra gli anta, che lo guardano come se potessero farsi contagiare da una longevità così apprezzabile quanto lucida e piena di memoria. Lo spettacolo si snoda per oltre due ore che passano in un battibaleno.


Il protagonista Renato, anziano intellettuale e comunista sfegatato, nonchè ex partigiano e medaglia al valore per la sua partecipazione alla Resistenza, resta vittima di un incidente provocato da Manuel, teppistello ignorante e bullo, convinto di aver capito tutto senza neanche sapere di che parla.


Manuel per distrazione investe il povero anziano che, anziché chiamare la polizia per denunciarlo, stringe con lui un patto: vuole che lo aiuti a rimettersi in piedi, seguendolo prima a casa e poi in ospedale per la riabilitazione, visto che una gamba è del tutto fuori uso, sebbene se non ci siano conseguenze troppo gravi. Il giovane accetta, anche per sfuggire da problemi suoi con compagni di strada che si trasformano in minacce di vario genere. Il rapporto che si instaura tra i due è inizialmente molto conflittuale, dal momento che l’anziano tenta di insegnare qualcosa di utile al ragazzone, ben piazzato ma depresso, privo di ideali e di speranze per il futuro. Talvolta toccano entrambi temi di grande profondità sui quali tutti, prima o poi, finiamo per riflettere, immergendoci in difficili soliloqui.


Ad esempio allorchè salta fuori, contemplando delle foto sul muro, che Renato aveva due figli e una moglie bellissima: il bambino però è morto di leucemia fulminante a soli 12 anni e poco tempo dopo pure la moglie lo ha seguito, straziata dal dolore. Aurora, la figlia superstite, è stata scoperta dal padre mentre partecipava a un attentato terroristico, trenta anni prima; poi era stata arrestata durante il suo tentativo di fuggire in Francia e, avendo deciso di studiare in carcere ed essendosi laureata in medicina, era andata a lavorare in Africa per aiutare i più deboli. Non l’aveva mai più vista. Oppure la storia di Renato ancora giovane, nato a Padova e che decide di andare in bicicletta a Roma per trovare lavoro e aiutare la famiglia. Manuel invece è “romano de Roma” e parla con spiccato accento e dialetto romanesco, piuttosto trucido tra l’altro. Nessun impegno, vuole solo divertirsi, magari fare soldi facili.


Ma, quando si tratta di discutere di questioni che riguardano il passato, Renato non transige: “La storia non si riscrive, sta nelle cicatrici che ci portiamo dentro!”. I due atteggiamenti opposti non impediscono che il vecchio migliori: costretto a letto, poi a camminare con due stampelle, riesce a giungere all’uso di un bastone e infine arriva zompettando senza alcun ausilio in scena, per quanto sul palco si direbbe che i suoi due comprimari vorrebbero sorreggerlo a ogni passo per evitare rischi, ma non si permettono. Gianrico Tedeschi a dispetto di tutto si muove con agilità seppure sia un po’ curvo e molto magro, solleva oggetti, chiacchiera senza sbagliare una sola battuta e coinvolge il pubblico, infine commuove totalmente. Le battute sono grandiose, come “Non ti voglio plagiare”, assicura Renato, “sei troppo ignorante per essere fascista. Prova a leggere ‘Guerra e pace’, che ne dici?” mentre Manuel ribatte: “Ah Renà, che palle, giochiamo a scopone”.


L’arrivo del tutto imprevisto della figlia non modifica in alcun modo i rapporti tra i due, che hanno cominciato a relazionarsi in modo umano e contradditorio. La commedia è brillante nonostante i momenti in cui la commozione sommerge gli eventi; anche in questi frangenti resta comunque vivace e piena di ritmo. Al posto della foto di Gramsci ormai troneggia sul muro il poster di Totti e pure Renato talvolta ‘sbrocca’ nel linguaggio. Un gesto solidale suggella per sempre l’amicizia tra i due che ha trasformato il giovane in una persona più riflessiva, capace di pensare e ragionare e che probabilmente non finirà per forza di cose in malo modo, anzi. Per quanto ultima ad apparire, Marianella Laszlo contribuisce come sempre a rendere verosimile ogni dettaglio; gli autori del testo, messo in scena per la prima volta poco più di un paio d’anni fa, Rosa A. Menduni e Roberto De Giorgi, possono vantarsi di aver scritto una grande opera teatrale, indubbiamente valorizzata dall’interpretazione magistrale dei magnifici tre, dal prezioso contributo del regista Piero Maccarinelli e degli altri che ruotano attorno allo spettacolo.


I due autori, in una nota, affermano di aver voluto scrivere una storia partendo da due momenti ravvicinati nel tempo ma separati. “Un giorno” scrivono, “ci siamo imbattuti in un raduno di giovanissimi di destra e ci siamo chiesti cosa avrebbe potuto pensare un vecchio partigiano se si fosse trovato a passare lì. Poi ci è capitato di parlare per caso con un partigiano, davanti a una fontanella di Trastevere, e di commuoverci. Avremmo voluto farli incontrare, il vecchio e i giovani. E abbiamo deciso di farlo sulla scena”. Come? Beh, il problema è stato risolto dall’incidente, che ha costretto i due a frequentarsi per reciproco interesse.


Io però non posso fare a meno di ricordare che un autore teatrale francese, Marc Terrier, scrisse nel 1981 una deliziosa commedia intitolata Six heures au plus tard, (Colpo grosso) messa in scena da noi pochi anni dopo da Walter Chiari, fantastico nel ruolo dell’anziano Gustav e da Ruggero Cara, bravissimo nel ruolo di Marc, giovane delinquente. La trama: ‘nonostante abbia svaligiato un casinò e sia entrato con il muso della sua auto nella casa del signor Gustave, Marc si mette a chiacchierare col vecchio padrone di casa e i due, dopo ore di conversazione, diventano amici per la pelle e i danni del grave incidente saranno ripagati da una presenza utile. Che ci sia la ricerca di rapporti familiari è evidente quanto il fatto che nessuno lo ammetterebbe mai, tra i personaggi…’ Curioso, vero?

 

 

Teatro Franco Parenti (Sala AcomeA) - via Pier Lombardo 14, 20135 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono biglietteria 02/59995206
Orario spettacoli: martedì - giovedì - sabato ore 20.30, mercoledì - venerdì ore 19.45, giovedì 19 dicembre ore 19, domenica ore 15.45, lunedì riposo
Biglietti: intero €32, over 60/under 25 €16, convenzioni €22.50
Durata: 2 ore e 15 minuti

 

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti
Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

 

 

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