Fantasmi a Roma - Teatro Olimpico (Roma)

Scritto da  Daniele Pierotti Venerdì, 25 Ottobre 2013 

Fantasmi a RomaIl Teatro Olimpico di Roma indossa l’abito elegante per ospitare, in una data unica, la favola musicale "Fantasmi a Roma", tratta liberamente dall’omonimo film del 1961, cui parteciparono alcuni dei pilastri della cinematografia italiana, da Marcello Mastroianni a Eduardo De Filippo, da Sandra Milo a Vittorio Gassman. Una serata magica, nella quale la fantasia, la musica e l'atmosfera inconfondibile della Roma degli anni ’60 fanno da sfondo ad una storia incantata, interpretata magistralmente da un variegato cast che annovera tra le proprie fila alcuni dei più talentuosi artisti della commedia musicale italiana.

 

 

 

 

FANTASMI A ROMA
un’idea di Simona Patitucci
musiche di Massimo Sigillò Massara
testo e liriche di Gianfranco Vergoni
arrangiamenti di Roberto Agrestini
musiche dal vivo eseguite dal Palermo Art Ensemble
regia e coreografie di Fabrizio Angelini
cast Carlo Reali, Simona Patitucci, Renata Fusco, Cristian Ruiz, Toni Fornari, Andrea Croci, Elisa Marangon, Roberto Rossetti, Giancarlo Teodori, Roberta Albanesi, Sabrina De Siena, Vasco Giovanelli e Fabio Monti, Carlotta Maria Rondana

 

 

Il merito della nascita di questo spettacolo, presentato in data unica all’Olimpico di Roma in una forma concertistica scevra dalle scenografie e dai tempi scenici tipici di una rappresentazione teatrale tradizionale, è da assegnare quasi per intero a Simona Patitucci, che alcuni anni fa ebbe l’idea di riprendere in forma teatrale il film “Fantasmi a Roma” del 1961, la cui storia venne forgiata da alcune delle “penne” più importanti ed affermate dell’epoca, come quelle di Ettore Scola (presente in platea insieme a numerosi altri volti noti, e che la Patitucci, al termine dello spettacolo, ha voluto omaggiare con una esplicita richiesta di applauso da parte dell’intera sala), Ruggero Maccari, Sergio Amidei ed Ennio Flaiano. Come si sa, però, le mere idee non bastano, è necessario che i buoni propositi vengano tradotti in qualcosa di concreto, interessante ed appetibile per un pubblico in larga scala; e così il lavoro di trasformazione del testo originale in un musical frizzante, incalzante ed appassionante, diviene fondamentale per la riuscita dell’opera.


A tal fine si sono impegnati, e con notevole successo, Gianfranco Vergoni nello scrivere i testi, ironici, divertenti e mai banali, Massimo Sigillò Massara, autore delle musiche e delle orchestrazioni, vero fulcro dello spettacolo grazie anche agli arrangiamenti ideati da Roberto Agrestini e resi in scena, dal vivo, dal Palermo Art Ensemble, oltre naturalmente a Fabrizio Angelini, per l’occasione regista e coreografo dello spettacolo. Il tutto viene amalgamato da una sensazione assai piacevole, quella cioè che tutti i partecipanti al musical, dagli autori fino all’intero cast, si trovino in uno stato di forte affiatamento e vis artistica energica ed irrefrenabile.
Appare così come una notizia sperata e quasi necessaria, quella che “Fantasmi a Roma” ha finalmente trovato una casa in cui andare in scena, sotto forma di spettacolo integrale, nella prossima primavera. Dovremo quindi continuare a “monitorare” questo progetto, per scoprire il teatro che lo ospiterà all’interno del proprio cartellone.


La trama è semplice e si rifà più o meno liberamente a quella della favola raccontata nel film del 1961. Un nobile molto anziano, il Principe Annibale, vive in un antico palazzo nel centro storico di Roma; un palazzo da sempre appartenuto alla sua famiglia, ma che ora versa in precarie condizioni, a causa della caduta in semi-disgrazia della casata nobiliare. Il Principe apparentemente vive solo, ma in realtà percepisce, o “subisce”, la presenza di alcuni fantasmi che si aggirano per la sua un tempo lussuosa magione. Si tratta di suoi avi, morti in circostanze violente, i cui spiriti non possono quindi accedere liberamente all’ aldilà, ma vengono loro malgrado costretti a rimanere a vivere nel palazzo in cui sono nati e cresciuti. Si tratta di un frate, il cui vizio irrinunciabile, in vita, era quello di abbuffarsi instancabilmente di cibo, pecca che lo portò alla morte allorquando scambiò delle polpette, appositamente avvelenate per uccidere i topi che infestavano la residenza, per una ghiotta merenda. Vaga per i corridoi del palazzo anche una donna, bella quanto sciocca, annegatasi nel Tevere a causa di una delusione d’amore. È presente anche l’ectoplasma di un giovane sciupafemmine, irrefrenabile amatore e “cornificatore” di numerosi nobiluomini romani; proprio per sfuggire al marito di una sua amante cadde da una finestra. Da allora vaga nel palazzo di famiglia, vestito di tutto punto, ma privo di una scarpa, perduta nella caduta mortale. È presente infine l’anima di un bimbo, non visibile però al pubblico, perché le anime dei bambini morti rimangono solo in forma di energia, non possono essere viste da nessuno.


Il povero Principe Annibale non ha eredi, se si esclude il giovane, avvenente, e dissipato nipote Federico, che con la sua fidanzata Elena progetta, dopo la morte dell’anziano parente, di vendere il palazzo ad un costruttore, il quale intende erigere sulle sue macerie il più grande supermercato mai visto in città. Questa minaccia non incombe però solo sul palazzo, ma anche sugli spiriti che vi dimorano sa secoli; senza la loro casa, saranno condannati a vagare senza meta per l’eternità. Il pericolo si fa ancora più concreto quando il Principe Annibale muore e Federico si mette all’opera per realizzare il suo intento e diventare finalmente ricco. A questo punto però, per nulla rassegnati al triste destino della storica dimora, i quattro fantasmi iniziano a cercare un modo per ritardare la conclusione dell’affare tra il giovane ed il costruttore e, soprattutto, per sventare la paventata demolizione del palazzo. Sarà un’idea della bella e povera popolana Regina, una donna romana verace, che per anni era stata amica del Principe Annibale e che capisce fino in fondo il valore della tradizione e della storia familiare, a salvare la situazione: il palazzo, che non ha particolari pregi artistici o architettonici, non potrà essere demolito se al suo interno sarà ritrovata un’opera d’arte di inestimabile valore. Regina contatta quindi uno scapestrato, ma assai valido pittore, il cosiddetto “Caparra”, per realizzare un affresco su uno dei tanti soffitti dell’antica residenza; grazie al reale talento del Caparra il dipinto sarà bollato come un inedito Caravaggio, impedendo quindi l’abbattimento dello stabile. Proprio sul finire della trama, anche il giovane Federico inizierà a comprendere, al di là del valore materiale del palazzo ereditato, l’importanza della tradizione, della famiglia e dei sentimenti che i suoi avi hanno da sempre riposto in quello stabile, malandato, malridotto, ma molto amato. Tutto ciò porterà ad un inevitabile lieto fine, in cui tutti, fantasmi e non, potranno finalmente abbandonarsi ad un festeggiamento di gruppo.


La forza dello spettacolo risiede, oltre che nella trama e nella piacevole trasposizione teatrale di Gianfranco Vergoni, soprattutto nella forza dirompente ed appassionante delle musiche e delle canzoni, proposte con un trasporto ed un coinvolgimento fuori dal comune da parte di un cast affiatato, talentuoso ed emozionante. Da non dimenticare che la piéce è stata rappresentata in una forma semi-teatrale, con i costumi indossati dagli attori, ma senza scenografia o cambi di ambientazione. A fare da sfondo all’opera solamente, si fa per dire, delle belle ed interessanti proiezioni di fotografie, che ben ritraggono la suggestiva magnificenza di Roma, ma anche immagini tratte dalle prove e da precedenti rappresentazioni.


Tra gli attori non possiamo non esaltare la possente ed impetuosa interpretazione di Simona Patitucci, capace di strappare applausi a scena aperta nel ruolo di Regina, una verace romana d’altri tempi; emozionanti le sue interpretazioni di alcuni dei brani musicali più interessanti dell’opera. Talentuosi ed appassionati tutti gli artisti in scena, tra cui desideriamo citare, in particolar modo, Renata Fusco nel ruolo della svampita Donna Flora, Toni Fornari in quello di un Fra’ Bartolomeo vorace quanto spassoso, Cristian Ruiz nei panni dell’incorreggibile “Don Giovanni” Reginaldo e per ultimo, ma certamente non per minor capacità e forza recitativa, l’affascinante Andrea Croci, assai credibile nelle vesti del dapprima venale e senza cuore, ed infine ravveduto Federico.
Uno spettacolo scoppiettante, divertente, ma anche capace di commuovere e far ragionare sull’importanza della famiglia e delle tradizioni che in essa sono racchiuse; uno spettacolo bello da vedere e da ascoltare che, finalmente, troverà una casa teatrale nella prossima primavera, permettendo così al vasto pubblico romano di godere, per una sera, di una vera e propria favola.

 

 

Teatro Olimpico - Piazza Gentile da Fabriano 17, 00195 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/3265991, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Botteghino aperto tutti i giorni orario continuato 10-19
Biglietteria online: http://biglietteria.teatroolimpico.it
Orario spettacoli: lunedì 21 ottobre, ore 21
Biglietti: a partire da soli 16 € (CRAL) fino ai 22,50 €

 


Articolo di: Daniele Pierotti
Grazie a: Sara Battelli, Ufficio stampa FP Media Relation
Sul web: www.teatroolimpico.it

 

 

 

 

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