Falstaff e il suo servo - Piccolo Teatro Strehler (Milano)

Scritto da  Sabato, 23 Novembre 2019 

Con “Falstaff e il suo servo”, in scena al Piccolo Teatro Strehler, dal 19 novembre al 6 dicembre, Franco Branciaroli e Massimo De Francovich, diretti da Antonio Calenda, danno vita a una nuova, inedita coppia teatrale, che, tra dramma e commedia, evoca le avventure di Falstaff e le burle di cui è vittima. Una versione molto classica, senza scenografia, palcoscenico spoglio e costumi ricchi, con una regia che rende Shaskespeare più leggero, dimenticando il lato grottesco, la comicità drammatica di Falstaff per accentuarne la leggerezza. Il dramma del Bardo diventa una sorta di commedia settecentesca. De Francovich domina la scena, con discrezione e un’altezza alla quale bastano i mezzi toni.

 

FALSTAFF E IL SUO SERVO
di Nicola Fano e Antonio Calenda
da William Shakespeare
regia Antonio Calenda
con Franco Branciaroli, Massimo De Francovich, Valentina Violo, Valentina D’Andrea, Alessio Esposito, Matteo Baronchelli
produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro de Gli Incamminati, Teatro Stabile d’Abruzzo

 

La vicenda narrata ne “Le allegre comari di Windsor”, con al centro la figura di Falstaff, personaggio tra i più popolari del canone shakespeariano, eppure originale, rende questo dramma non una tragedia ma una tragi-commedia, per certi aspetti molto moderna. Il protagonista è stato definito un uomo di disperata vitalità, ossessivamente ottimista, grottesco, ribelle al proprio destino dal quale è alla fine vinto. Il Servo, suo compagno di avventure, è convinto invece di poter addomesticare la realtà, piegandola al suo volere, è coscienza fine, diventa metafora, voce narrante, sdoppiandosi in un teatro nel teatro, con alcuni spunti ben riusciti. In qualche modo un alter ego del proprio signore, soprattutto in questa versione.

Lo spettacolo di Nicola Fano e Antonio Calenda - anche regista - racconta Falstaff non solo quale protagonista dell’opera shakespeariana, ma anche per il suo ruolo nelle parti I e II di “Enrico IV” e nell’ “Enrico V”, in una sintesi originale, non sempre chiara, che spesso decentra l’attenzione. Sono evocate tutte le avventure di quest’uomo che confonde i piaceri con la natura, la furbizia con il caso, mettendolo a confronto con un altro personaggio, un Servo che - come Iago - crede di poter addomesticare la realtà; o, come Puck, pensa di poter «mettere una cintura al mondo».

Il conflitto fra i due - metafora della visione della vita, rispettivamente, comica e drammatica - richiama anche tante altre coppie celebri del teatro shakespeariano (Lear e il suo Matto, Iago e Roderigo, Antonio e Shylock) e della letteratura teatrale in genere (da Don Giovanni e Sganarello a Vladimiro ed Estragone). Ne viene fuori un catalogo delle beffe - tutto il mondo è burla, dirà il Falstaff di Verdi su libretto di Boito (citato in modo scherzoso nello spettacolo) - subite dal personaggio fino all’epilogo drammatico: la rottura con l’amico-allievo di sempre, re Enrico, e l’abbandono in solitudine, lontano dalla guerra di Agincourt dove tutti gli altri - ma non lui - conquisteranno gloria eterna. Falstaff muore in modo dimesso, patetico, ridicolo per certi aspetti, che evoca quasi una tenerezza, sentimento che fa del protagonista un antieroe.

«Un personaggio unico, dunque”, secondo Antonio Calenda e Nicola Fano, “e attualissimo: come non pensare, seguendo le sue smanie, alla frenesia dell’uomo iperconnesso che vive contemporaneamente mille vite (vere o virtuali) pur di dimostrare a se stesso che esiste? Ecco, così noi abbiamo immaginato Falstaff: se la modernità di Shakespeare è nella rappresentazione del dubbio, dell’imperfezione consapevole dell’individuo (quella di cui Amleto e Iago forniscono due filosofie gemelle ancorché opposte), la sua postmodernità è nel grassone che twitta per essere”.

Forse nell’interpretazione post-moderna si perde la dimensione metafisica, parte della potenza del grande commediografo, pur in quel lato ‘pop’ diremmo oggi che è anche della Commmedia dantesca. La scelta dell’impianto è però decisamente tradizionale: spettacolo in costume, molto curato senza particolare originalità e solo con gli attrezzi di scena sul palco, ridotti al minimo. Un cavallo di legno, giocattolo, evocativo del cavallo di Troia, dell’inganno e della beffa, sembra annunciare la sconfitta senza battaglia. Nella linea di Calenda, non c’è scenario, un fondale che cambia leggermente colore sul quale si affaccia la luna, un po’ vuoto, che richiede una presenza scenica molto forte.

Interessante l’intervento della musica che in certi momenti avvicina il teatro di prosa ad un’allusione e talora parodia della lirica verdiana, guardando anche al musical: rimane il dubbio se sia un gioco come il siparietto finale o un rimando alla visione ridanciana di Falstaff o una forma di ironia del servo. Franco Branciaroli resta maschera, dentro le vesti del suo personaggio; Massimo De Francovich si staglia con eleganza.

 

Piccolo Teatro Strehler - Largo Greppi 2, Milano
Per informazioni e prenotazioni: servizio telefonico 02/42411889, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica ore 16; lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro
Durata spettacolo: 1 ora e venti minuti senza intervallo

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Valentina Cravino e Edoardo Peri, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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