Fäk Fek Fik - Le tre giovani - Werner Schwab - Roma Fringe Festival 2015 (Roma)

Scritto da  Sabato, 20 Giugno 2015 

Terza settimana di Roma Fringe Festival, siamo ormai entrati nel vivo della competizione e si è alla ricerca del terzo finalista, impresa non facile vista l’ottima qualità degli spettacoli in scena in questi sette giorni sui tre palchi dei Giardini di Castel Sant’Angelo. Ci soffermiamo a parlare del lavoro di Dante Antonelli "Fäk Fek Fik - Le tre giovani - Werner Schwab", interessante esempio di drammaturgia contemporanea che si fonde con il corpo e la voce di tre giovani attrici e con la musica elettronica di Samovar. L'opera dopo aver debuttato al Teatro Sala Uno di Roma all’inizio dell’anno approda ora in concorso al Fringe.

 

FÄK FEK FIK - LE TRE GIOVANI - WERNER SCHWAB
dal progetto laboratoriale SCH.LAB
con il sostegno di Teatroavista - Centro di formazione e produzione teatrale
con il patrocinio di Forum Austriaco di Cultura Roma
riscrittura radicale de Le Presidentesse di Werner Schwab
regia di Dante Antonelli
con Martina Badiluzzi, Giovanna Cammisa, Arianna Pozzoli
drammaturgia di Dante Antonelli, Martina Badiluzzi, Giovanna Cammisa, Arianna Pozzoli
ambiente scenico Francesco Tasselli
ambiente sonoro Samuele Cestola aka Samovar
costumi Nina Ferrarese
gestione progetto Annamaria Pompili
organizzazione Giorgia Buttarazzi
ufficio stampa Marta Scandorza

 

Siamo in Austria o in Germania o in Italia? Siamo ovunque. Quella cucina vuota con cui si chiudono "Le Presidentesse" di Werner Schwab è in ognuna delle nostre case, non necessita di connotati specifici, non è vera solo nel qui ed ora in cui è stata scritta da una delle menti più controverse e incomprese di fine ‘900. A poco più di vent’anni della morte precoce quanto turbolenta, overdose di alcol a Capodanno, del drammaturgo austriaco ideatore della trilogia dei "Drammi Fecali", Dante Antonelli riprende il testo edito solo con la Ubu Libri e lo trasporta nel nostro quotidiano: Erna, Grete e Maria sono state sostituite da Arianna, Giovanna e Martina, tre giovani con la “merda” fino al collo che ci raccontano la loro storia, vivendola con fredda lucidità, sentita pacatezza e disperata follia.

Come in Schwab le tre giovani sopravvivono grazie ai propri sogni ad occhi aperti, i sogni che tutti i giovani d’oggi cullano: quello di trovare un lavoro retribuito, di costruirsi una famiglia e di raggiungere l’agognata indipendenza dai genitori ed un’emancipazione della donna ancora troppo relegata dalla società a schemi costrittivi. Tre corpi che vibrano sotto parole dirette e affilate come lame perché come scriveva Schwab “Le parole, date a prestito per scatenare l’evento teatrale, servono a soffrire, a vuotare l’anima e tutto quello che ci sta dentro: il corpo”. Ed è così che la rabbia dell’emarginazione, la paura della povertà e i loro sogni continuamente infranti prendono forma, voce e suono: i rumori della strada, di una città che non le vede, i battiti dei loro cuori, i suoni elettronici di una discoteca in cui culmina il loro dramma.

Il testo rinforzato e ripulito dopo il debutto di gennaio al bellissimo Teatro Sala Uno ha perso quello che era il suo riconoscimento più diretto al dramma originale ma ha assorbito in maniera ancora più profonda la critica alla società che lo sostanzia visceralmente. Schwab è lì anche se non si legge, è accanto alle tre bravissime interpreti mentre si trasformano in piccioni o cani o mettono le loro mani nella “merda” per tirarne fuori degli ovuli di cocaina, ed è così che la musica elettronica di Samovar si fa tessuto drammaturgico e veste i corpi nudi delle tre ragazze che ormai non hanno più nulla da nascondere e che si offrono a noi nella loro cruda verità.

Una scena vuota, divisa in tre dalle singole ambientazioni evocate dal musicista e dalle tre attrici, dove figurano come unici oggetti una busta di plastica che viene sbattuta con rabbia, si gonfia e si sgonfia, è la busta vuota della fame che le protagoniste vorrebbero riempire ma che l’impossibilità economica continua a svuotare, e delle tazze diverse tra loro che richiamano un momento più intimo, quello della confidenza, in cui le nostre tre eroine tragiche sono solo ragazze che si ritrovano in cucina per un tè, un caffè e due chiacchiere. Interessante il contrasto tra una situazione che potrebbe risultarci così quotidiana e il contenuto atrocemente duro: una è rimasta incinta di un uomo che neanche conosce, una era stata violentata dal padre, una viene sfruttata da un capo che non la paga, e tutte sono costrette alla fame, non solo quella del corpo ma anche quella che tenta di ledere la dignità umana e che spinge a rubare abiti nei secchioni dell’immondizia o panini ad una cena di lavoro. “Le Presidentesse” diventa quindi il punto di partenza per un’analisi spietata della società; c’è anche molta ironia in questo testo che aiuta a spezzare con qualche risata - forse anche troppe tra il pubblico - i momenti più acuti del dramma.

"Fäk Fek Fik" prende vita grazie allo SCH.lab, un progetto pedagogico e di ricerca sui "Drammi Fecali" di Werner Schwab realizzato con il sostegno di Duncan 3.0 da Dante Antonelli e Daniele Sterpetti e che prevede dopo questo primo studio su "Le Presidentesse" di approfondire anche gli altri testi del drammaturgo austriaco. Cosa molto importante da evidenziare è che il processo creativo è stato sviluppato da tutto il gruppo di lavoro e che il testo nasce da una drammaturgia viva, dall’improvvisazione delle tre notevoli interpreti Arianna Pozzoli, Martina Badiluzzi e Giovanna Cammisa seguite dal regista Dante Antonelli, capace di far interagire, incrociare e far emergere la disperazione trasformata in carne.

E proprio in questo lavoro autoriale che vuole costituire un omaggio al drammaturgo che usò la parola come feroce denuncia sociale, non poteva mancare un tessuto musicale che sia habitat e non semplice accompagnamento, un’atmosfera electro-noir che si fonda con il testo, scaturita con l’improvvisazione delle attrici stimolandole nella loro creazione emotiva, e che richiami i paesaggi urbani e il genere industrial degli Einstürzende Neubauten che tanto Schwab apprezzava negli anni ‘80.

“Ciò che mi attira nel teatro è il suo gigantesco anacronismo e la mia idea perversa di salvare il teatro: trasformare la lingua in carne umana e viceversa”. Penso che con "Fäk Fek Fik" questi giovani ragazzi abbiano fatto assolutamente proprie le parole di Werner Schwab.


Roma Fringe Festival 2015 - Parco Adriano (Giardini di Castel Sant’Angelo), Roma
Orario spettacoli: ogni giorno dalle 9:00 alle 2:00 di notte
Biglietti: ingresso gratuito all’area, per gli spettacoli 5€

Articolo di Chiara Girardi
Grazie a: Marta Volterra e Eleonora Turco, Ufficio stampa Roma Fringe Festival 2015
Sul web: www.romafringefestival.it

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