Fai come se fossi a casa mia - Teatro de’ Servi (Roma)

Scritto da  Giovedì, 22 Ottobre 2009 
fai come se fossi a casa mia

Dal 13 ottobre all’1 novembre. Si può fare sei al Superenalotto e veder peggiorare sensibilmente il proprio stile di vita? Si può essere travolti da una inaspettata e insperata fortuna e veder progressivamente deteriorarsi i rapporti con le persone più care? Si può sprecare un’amicizia, un amore, la serenità preferendo ad esse il cinismo, il proprio ego, il proprio presunto benessere? Al Teatro de’ Servi, o meglio, a casa di Filippo, assolutamente sì.

 

 

Associazione Promozione sociale E.R.A.S e Teatro de’ Servi presentano

Dal 13 ottobre all’1 novembre 2009

FAI COME SE FOSSI A CASA MIA

Scritto da Gianluca Crisafi e Davide Lepore

Con Gianluca Crisafi (Filippo) – Irma Carolina Di Monte (Esalacion) – Alessandro Burdoni (Germano) – Perla Liberatori (Giulia) e con la partecipazione straordinaria di Teo Bellia

Regia di Davide Lepore

 

Filippo e Germano sono amici dai tempi del liceo e, ormai da dodici anni, convivono nello stesso appartamento. Come spesso accade alle coppie di amici particolarmente affiatate, i due sono contraddistinti da caratteri diametralmente opposti. Filippo è estremamente pieno di sé, cinico, arrogante, la vuole sempre avere vinta in tutte le occasioni e, solitamente, ci riesce. Lavora nella pubblicità e non perde occasione per dimostrare agli altri quanto sia perfetto, intelligente, scaltro. È fidanzato con Giulia, una ragazza gentile, semplice, perdutamente innamorata di lui; proprio l’amore profondo che prova per Filippo le fa ingoiare molti calici amari, come l’indifferenza, la sufficienza, a volte addirittura il disprezzo che lui frequentemente le riserva. Il grande sentimento che la lega a lui non le permette di abbandonarlo, di lasciarlo solo con il proprio ego e con la propria solitudine; è un classico ormai, nel suo rapporto con Filippo, litigare ed andarsene sbattendo la porta, per poi rientrare in casa del ragazzo, chiedendo scusa per aver bisticciato con lui, anche se abitualmente la causa della lite è proprio il ruvido ed insopportabile Filippo. Germano, invece, è un agente di viaggi con un carattere mite, ma a volte troppo dimesso, tanto da non riuscire mai a spuntarla in una discussione con il prossimo, figuriamoci poi con il testardo ed inamovibile Filippo. È fidanzato con una ragazza argentina conosciuta in chat, Esalacion, ed il suo sogno sarebbe quello di portarla in Italia, ma la sua precaria condizione economica, con il lavoro che non assicura alcuna stabilità e l’affitto da pagare, non glielo consentono.

I nostri protagonisti però non hanno fatto i conti con il destino, pronto a sconvolgere le loro vite in meglio, almeno così sembrerebbe. Filippo vince tre milioni di euro al Superenalotto ed in casa si scatena il putiferio. Preso dall’entusiasmo, il novello milionario promette a Giulia di comprare casa e di mantenerla, mentre a Germano consiglia di far venire Esalacion in Italia, ora che non dovrà più pagare l’affitto. Con l’arrivo di Esalacion, ma soprattutto a causa della vincita milionaria, le vite dei protagonisti si stravolgono in breve tempo e drasticamente. È così che all’interno della casa l’equilibrio pluridecennale si spezza, per fare posto ad una nuova realtà, piena di equivoci esilaranti, ma non solo. Si iniziano ad instaurare due storie quasi parallele: da una parte c’è il rapporto tra Filippo e Giulia che non riesce mai ad ingranare, sospeso com’è tra l’amore profondo di Giulia per il proprio ragazzo, e l’egocentrismo sprezzante di Filippo, che sembra quasi prendersi gioco della sensibilità della giovane donna; dall’altra c’è il rapporto tormentato e divertentissimo tra Germano ed Esalacion, una donna focosa ma dal carattere troppo dirompente per il dimesso e placido agente di viaggi.

Il testo della pièce teatrale è proprio incentrato sul mettere in risalto le complesse e contrastanti personalità di tutti i protagonisti, perfino quella del narratore, che poi entrerà in tutto e per tutto in scena nel ruolo del maggiordomo di Filippo, Virginio. Tra questi personaggi, però, si impone in modo sempre più deciso nel corso dello spettacolo il ruolo di Filippo, che più degli altri viene approfondito ed esaminato. Un uomo che sembra avere tutto, i soldi, un lavoro, una donna che lo ama, ma che invece in realtà non possiede niente se non le proprie arrugginite convinzioni: la certezza di essere migliore degli altri, di non avere bisogno di nessuno per poter essere felice, di non dover contare sugli altri per affermarsi e per realizzare una vita interessante e piena di soddisfazioni. È proprio su questo equivoco che lo spettacolo punta i riflettori e si incammina verso un finale carico di morale. Filippo, non apprezzando i doni che la vita ha voluto concedergli, l’amicizia, l’amore, la ricchezza, porta la propria vita progressivamente a viziarsi. Una vita che poteva essere pregna di soddisfazioni si limita ad essere costellata di privazioni, di mancanze e di illusioni. Il protagonista si ritrova a vivere all’interno della casa, anzi, sul divano del salone, evidente metafora di un’esistenza claustrofobicamente solitaria e della volontà di rendersi emotivamente impenetrabili al prossimo; l’illusione di fondo è quella di non dover cercare nulla al di fuori di sé. Filippo crede di avere tutte le risposte all’interno del proprio interminabile ego e di non dover avere nulla da ricercare nelle altre persone. Ed è così che inizierà a perdere tutto, ad iniziare dall’amore di Giulia, che finalmente lo lascerà, questa volta senza tornare. Filippo non si scuoterà nemmeno in questo caso, sepolto dalle sue illusorie certezze, che lo hanno portato ed essere avulso dalla realtà ed incapace di reagire. Tutto il pubblico in sala si attende il solito finale catartico, nel quale il cinico protagonista, messo davanti alla propria situazione di solitudine e di abbandono da parte degli altri, riconosce le proprie colpe e, cospargendosi il capo di cenere, decide di cambiare vita e di rimediare in modo definitivo ai propri errori; nel caso di questo spettacolo il destino seguirà però sentieri alquanto più contorti e tutt’altro che scontati, dando vita ad un finale per certi versi amaro, ma aperto alla libera interpretazione del pubblico e suscettibile di numerosi spunti di riflessione.

Indubbiamente uno dei più spiccati punti di forza di questo originale, giovane e trascinante testo teatrale è rappresentato dal dinamismo che gli autori (Gianluca Crisafi e Davide Lepore) e chi ha curato la regia (lo stesso Lepore) hanno voluto conferire alla rappresentazione. I ritmi sono incalzanti, i cambi di scena, d’abito, di luce, sono volanti, accompagnati da una piacevole e coinvolgente colonna sonora. Il tutto dona allo spettacolo un taglio cinematografico davvero ben riuscito, frutto certamente di un duro lavoro perfettamente portato a termine dalla compagnia, e che rende lo spettacolo intenso ed appassionante. Uno spettacolo indiscutibilmente molto divertente, a tratti esilarante, ma al contempo anche assai profondo, con risvolti amari e diversi originali spunti di riflessione. Un testo mai scontato che presenta con leggerezza al pubblico una vicenda decisamente realistica e che si sposa perfettamente con la realtà sociale contemporanea, sempre pronta a premiare il personalismo egoistico e mai la qualità dei rapporti interpersonali.

Il cast è giovane, brillante, egregiamente in sintonia ed offre una recitazione di grande spessore e freschezza interpretativa, probabilmente grazie alla maturità conquistata in lunghi anni trascorsi davanti ai microfoni delle sale di doppiaggio, esperienza fondamentale che accomuna il passato di numerosi degli attori in scena. Il protagonista Gianluca Crisafi, nel ruolo di Filippo, è assai convincente e credibile, al punto che i panni del cinico spaccone sembrano calzargli decisamente a pennello; Alessandro Burdoni è perfettamente calato nel ruolo di Germano e forma un coppia assai affiatata con l’impetuosa e seducente Irma Carolina Di Monte, le cui origini argentine e la cui travolgente carica erotica la rendono ideale per interpretare l’incandescente e rissosa Esalacion. Un particolare elogio va poi tributato a Perla Liberatori, affermata doppiatrice (ha prestato la propria voce a grandi attrici internazionali come Scarlett Johansson, Anna Paquin, Christina Ricci ed Hilary Duff) alle prime esperienze nelle vesti di attrice teatrale (il suo debutto sulle assi del palcoscenico risale al 2007): la sua recitazione è esuberante, spassosa e frizzante nei momenti dello spettacolo più leggeri ed impostati sui toni della commedia, ma nel segmento finale più riflessivo ed emozionante il suo monologo tocca veramente le corde giuste dell’anima, con la sensibilità e la raffinatezza recitativa proprie di un’artista di eccezionale talento. Questo giovane gruppo di attori è infine impreziosito dalla prestigiosa presenza di Teo Bellia, poliedrico attore, conduttore, giornalista e doppiatore (ha prestato la propria voce a Michael J. Fox, Nicholas Cage, Joe Pesci, Matt Dillon e numerosi altri), nel duplice ruolo del narratore e del maggiordomo Virginio.

Insomma, il Teatro de’ Servi si conferma ancora una volta un palcoscenico di valore, capace di presentare sempre al proprio pubblico un teatro originale e divertente, ma allo stesso tempo anche intelligente e profondo; un posto in cui “sentirci a casa nostra”.

 

Teatro de’ Servi – Via Del Mortaro, 22 (via del Tritone)

Informazioni: 06/6795130

Biglietti: platea intero € 20,00 – Ridotto € 16,00 / Galleria intero € 17 – Ridotto € 14

Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21.00, sabato ore 17.30–21.00, domenica ore 17.30, lunedì riposo

 

Articolo di: Andrea Cova

Grazie a: Ufficio Stampa FabiGhinfanti

Sul web: www.teatroservi.it

 

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