Ex Amleto - Teatro Lo Spazio (Roma)

Scritto da  Venerdì, 03 Ottobre 2014 

Roberto Herlitzka torna a Roma con il suo ExAmleto e va in scena al Teatro Lo Spazio, continuando una tournée che da oltre dieci anni tocca i maggiori teatri italiani riscuotendo successo di pubblico e critica. Uno spettacolo maturo, consapevole e ironico che vede Herlitzka unico protagonista di un monologo fedele al testo shakespeariano nelle parole, ma non nella struttura. L’attore-Amleto smonta infatti le battute della tragedia per mischiarle e ricomporle, riproponendo al pubblico solo le frasi del principe danese ed escludendo quelle degli altri protagonisti dell’opera.

 

EX AMLETO
di William Shakespeare
da Roberto Herlitzka
diretto e interpretato da Roberto Herlitzka

Probabilmente nessuno classico è stato, più della tragedia shakespeariana di Amleto, fonte di ispirazione per generazioni e generazioni di attori, registi e drammaturghi. E non penso solo alla sperimentazione più recente, ma anche riandando indietro nei secoli agli esperimenti drammaturgici innovativi che portarono alla letteratura gotica, al teatro romantico tedesco e, se vogliamo seguire un percorso che potrebbe condurci dal Castello di Elsinore ("la Danimarca è una prigione" accusa Amleto) fino alla soglia del Castello kafkiano, alla letteratura contemporanea. Il senso di disfacimento fisico e morale è infatti talmente bruciante nell'angoscia esistenziale "amletica", i discorsi del Principe sulla decomposizione del corpo e sulla metamorfosi dalla carne al verme talmente "ripugnanti", che un paragone con K, se non è stato già fatto, andrebbe intrapreso subito.

Anche il teatro italiano, la nostra "sperimentazione" degli anni '60-'70 in modo particolare, si è rapportato alla tragedia del Bardo non solo per la rappresentazione più o meno fedele del testo, ma finalizzando l'opera ad una rielaborazione ed attualizzazione politica, filosofica e drammaturgica per la sua assoluta singolarità. Basti citare Carmelo Bene con "Hommelet for Hammlet" (da Shakespeare e Laforgue) o l'"Ambleto" di Giovanni Testori, fino alle versioni ilari delle truci vicende del Castello danese, per esempio quella spassosissima di Aldo Nicolaj "Amleto in salsa piccante" in cui la tragedia viene vissuta nelle cucine di Elsinore, mentre si preparano i pranzi regali.

Ma se l'intuizione di Carmelo Bene (e del drammaturgo francese Laforgue) fu quella di giocare la carta della follia e della visionarietà del Principe, la novità di questa nuova lettura che dobbiamo alla maestria di Roberto Herlitzka sta tutta nella mostruosità, anzi per meglio dire al plurale "le mostruosità" umane che la tragedia produce a ripetizione. Sono tutti mostri nell'Amleto: bugiardi, traditori, assassini, infingardi… lo stesso Principe che pure sarebbe motivato, se non da una giusta causa almeno da un buon motivo per covare il suo sentimento di vendetta, si riduce - un po' per propria colpa un po' perché così vuole il suo destino - ad essere artefice responsabile di una serie inenarrabile di sventure, prima fra tutte il suicidio della dolce Ofelia.

La chiave di lettura individuata da Herlitzka, quella appunto della "mostruosità" funziona allora perfettamente quando a mostruosità si aggiunge mostruosità: a recitare, da solo in scena e in modo assolutamente straordinario, nel ruolo di Amleto, è proprio il Grande Vecchio Attore che fisicamente rivela come il rovello interiore del giovane principe di Danimarca produca una sorta di invecchiamento precoce: il viso gli si scarnifica corroso dalla rabbia e dal veleno interiore, il corpo diventa ossuto come uno scheletro che rappresenta il punto di arrivo, la metamorfosi del giovane K nello scarafaggio (un paragone psicoletterario di cui parlavo prima). Così la mostruosità che dallo spirito invade la carne fino a trasformarsi in una vera e propria deformazione psichica oltreché fisiologica rende questo Amleto di Herlitzka assolutamente credibile, realistico, parossistico, straordinariamente efficace: Amleto diventa improvvisamente vecchio quando il fantasma gli rivela la verità inconcepibile sconquassando ogni candore e ingenuità giovanile, così rendendolo feroce, cattivo, perfido e vendicativo: un mostro.

Lo spettacolo di oltre 90 minuti cavalcati in tutti i ruoli dell'opera con strepitosa agilità, caparbietà, musicalità e vigore da uno degli ultimi Maestri della nostra scena è imperdibile e spero sia stato immortalato da qualche telecamera a futura memoria. Un'ora e mezza in cui il teatro diventa palcoscenico assoluto, laddove basta un leggio, una sedia un paio di elementi scenici e un cambio di luci per dar vita ad un evento unico nel suo genere, irripetibile, come solo il grande teatro sa essere.

Questo "Amleto" di Shakespeare da Roberto Herlitzka si fa grande e provocatorio anche nei crediti: la riappropriazione italiana di un genere, la tragedia shakespeariana che, checché ne dicano gli anglisti, ha origini italiane, indipendentemente dalla leggenda più o meno storica che vede in Shakespeare il nostro Giovanni Florio.

Se posso fare qualche paragone, non so quanto appropriato, mi viene da pensare alla rilettura del "Riccardo III" di Al Pacino tenendo magari presente le letture dantesche di Benigni. Ma l'Amleto di Herlitzka non ha bisogno di quel leggio ostentato quasi come una provocazione più che una citazione scenica, e neppure di una motivazione più didattica come nel film di Pacino: tra fedeltà all'originale e innovazione drammaturgica, la grande novità e bellezza di questo spettacolo sta nell'innervatura, nell'innesto, della crisi esistenziale giovanile del principe danese nel "cocoon" fisico e vocale offerto da un Herlitzka da standing ovation che si immola anima e corpo per dimostrare la mostruosità di una generazione che nasce vecchia, purtroppo sempre più vecchia e priva di orizzonti, svuotata del futuro, come Amleto. Il giovane che non ha più un futuro perché lo ha già vissuto.

 

Teatro Lo Spazio - via Locri 42/44 (traversa di Via Sannio, a 100 metri da Metro S. Giovanni), Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/77076486 - 06 77204149 , mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 20.45, domenica ore 17.00
Biglietti: da 7 a 12 Euro

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Ufficio stampa Elisabetta Castiglioni
Sul web: www.teatrolospazio.it

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