Evita - Teatro Sistina (Roma)

Scritto da  Lunedì, 26 Dicembre 2016 

Una scommessa decisamente azzardata, una produzione maestosa e certamente impegnativa, un successo indiscutibile ed assolutamente meritato, l’ennesimo firmato da Massimo Romeo Piparo ed accolto dallo storico palcoscenico del Teatro Sistina. “Evita”, musical del 1978 di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber al quale fu regalata una seconda giovinezza dal memorabile film di Alan Parker del 1996 con protagonisti Madonna ed Antonio Banderas, torna in scena con una nuova produzione nella quale il ruolo della controversa first lady Argentina è affidato alla sofisticata cantautrice Malika Ayane, al debutto nell’impervio territorio del musical, mentre quello dello spavaldo e caustico Che è incarnato da Filippo Strocchi. Un cast di 26 interpreti, un’orchestra di 13 elementi magistralmente diretta dal vivo dal maestro Emanuele Friello, scenografie, costumi e coreografie così sontuosi e sapientemente realizzati da lasciar impallidire gli sfavillanti fasti di Broadway, in definitiva un appuntamento imprescindibile, in scena a Roma sino a domenica 15 gennaio, per poi sbarcare al Politeama Rossetti di Trieste dal 18 al 22 gennaio.

 

Produzione Peep Arrow Entertainment
su licenza esclusiva di The ReallyUseful Group Ltd presenta
Malika Ayane in
EVITA
di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber
adattamento in italiano di Massimo Romeo Piparo
con Filippo Strocchi (Che), Enrico Bernardi (Juan Peròn), Tiziano Edini (Magaldi), Linda Gorini (Fidanzata di Perón)
e con (in ordine alfabetico) Donato Altomare, Gea Andreotti, Paolo Avanzini, Andrea Bratta, Germana Cifani, Alessia Cutigni, Nico Colucci, Davide Dal Seno, Donatella De Felice, Carlo Alberto Gioja, Lorenzo Gitto, Benedetta Imperatore, Giuseppe Inga, Claudia Mangini, Rachele Pacifici, Luca Paradiso, Jacopo Pelliccia, Fabrizia Scaccia, Maurizio Semeraro, Francesco Venezia, Sebastiano Vinci
orchestra dal vivo diretta dal M° Emanuele Friello
Fabrizio Siciliano (tastiera 1), Cristian Fortucci (tastiera 2), Marco Ioannilli (tastiera 3), Stefano Marazzi (batteria), Pino Saracini (basso), Ivan Ricchiuto (chitarra), Antonio Padovano (tromba), Palmiro Del Brocco (trombone), Giuseppe Russo (sax/clarinetto), Monica Canfora (violino 1), Antonella Franceschini (violino 2), Roberta Palmigiani (viola), Francesco Marquez (cello)
scene Teresa Caruso
costumi Cecilia Betona
luci Umile Vainieri
suono Alfonso Barbiero
coreografie Roberto Croce
direzione musicale Emanuele Friello
regia Massimo Romeo Piparo

 

Evita Malika AyaneSi trattava indubbiamente di uno degli spettacoli più attesi della stagione. Malika Ayane è cantautrice di grande talento e popolarità, con un cammino artistico sinora contraddistinto da ineccepibile eleganza e coerenza, con in più quella giusta pennellata pop tale da conquistare estimatori dal palato musicale quanto mai eterogeneo; non essendo però avvezza alle insidie del palcoscenico, sarebbe stata credibile e sufficientemente carismatica nei panni dell’immortale Evita Perón? Inoltre “Evita” è senz’altro musical conosciuto ed apprezzato dal pubblico italiano, ma probabilmente non quanto altri episodi della sterminata produzione di Andrew Lloyd Webber, ed in più il fantasma della pellicola cinematografica di Parker - con numeri da capogiro: 1 premio Oscar, 3 Golden Globe, 140 milioni di dollari di incassi, 2 superstar planetarie come Madonna e Banderas in stato di grazia in questa interpretazione - costituiva un’ inquietante pietra di paragone. Le aspettative sarebbero state ripagate oppure si sarebbe trattato di una pallida imitazione, capace solamente di intrattenere le platee capitoline durante le festività natalizie, senza eccessive pretese artistiche?

A chi si dibatta ancora affannosamente tra questi interrogativi suggerirei di vincere l’apatia post-prandiale di questi faticosi giorni di luculliani banchetti e scambi di regali ed affrettarsi ad accaparrarsi dei biglietti per “Evita”, la nuova “opera rock” firmata dall’ormai inarrestabile estro creativo di Massimo Romeo Piparo, sperando ve ne siano ancora disponibili. Eh sì, perché questa nuova produzione di “Evita” è davvero confezionata in modo ineccepibile, un ricchissimo caleidoscopio di emozioni che trascolorano con naturalezza dall’ironia spumeggiante alla sincera commozione, ed il pubblico romano se ne è reso ben presto conto accorrendo al Sistina armato di un più che meritato entusiasmo.

La storia narrata è nota ai più ma gioverà ripercorrerla a vantaggio degli sprovveduti che, dopo il precedente paragrafo, non siano già in fila dinanzi al botteghino. Il musical ripercorre l’intera parabola umana di Eva María Ibarguren, tramutatasi al culmine di una furibonda scalata sociale, condotta con determinazione incrollabile e stratagemmi non sempre propriamente immacolati, nella “santa” Evita Perón, moglie del presidente argentino Juan Perón, osannata dai descamisados abbagliati dal suo fascino glamour e dalle sue prodighe elargizioni che condussero il Paese a una funesta bancarotta. Il racconto si apre sul lacerante requiem innalzato dal popolo argentino alla notizia della sua prematura dipartita (“Requiem For Evita”), ma i toni passano immediatamente dalla funerea oscurità alla tavolozza dei vivaci colori di una giovinezza impertinente, quella di una poco più che adolescente Eva (Malika Ayane) che ha irretito col suo fascino acerbo il tanto acclamato quanto imprudente cantante di tango Agustín Magaldi (Tiziano Edini), giunto in tournée nella sperduta campagna di Junin.

Evita Filippo StrocchiA traghettarci lungo la rutilante narrazione, un cantastorie d’eccezione, il Che (Filippo Strocchi), che riversa tutto il proprio cinismo sulle folle in deliquio per la scomparsa della loro Santa Peronista (“Oh What a Circus”), ci introduce alle note retrò con cui Magaldi si condanna inconsapevolmente al ruolo di mecenate della futura first lady (“On This Night Of a Thousand Stars”) ed infine irride quest’ultimo in maniera sprezzante allorché cerca inutilmente di ammonire la tutt’altro che ingenua fanciulla dai terribili pericoli della città (“Eva, Beware of the City”). Eva è però inamovibile, vuole fermamente che Magaldi la porti con sé a Buenos Aires, per dare finalmente inizio al suo cammino verso celebrità, ricchezza e riconoscimento sociale e ovviamente tutto ciò si tradurrà immediatamente in realtà, in un turbinio di danze sfrenate (“Buenos Aires”); giunta nella chiassosa ed esuberante metropoli, Eva grazie alle conoscenze giuste procacciate senza eccessivi scrupoli morali diventerà ben presto pin-up da copertina e diva dell’etere radiofonico, conquistando uomini sempre più potenti e sbarazzandosi di loro in un baleno al sopraggiungere di prede più interessanti ed influenti (“Good Night and Thank You”).

L’occasione d’oro sopraggiunge però in occasione di un concerto di beneficenza organizzato a favore delle vittime del terremoto di San Juan: Eva si imbatte nell’uomo politico del momento, il colonnello Juan Perón (Enrico Bernardi) e, sbarazzatasi frettolosamente del suo accompagnatore, sfodera le sue esperte malie seduttive facendo immediatamente breccia nell’algido militare (“I'd Be Surprisingly Good For You”); non è certo un problema che lui abbia già un’amante (Linda Gorini) che lo attende nel suo intimo boudoir, poiché Eva liquiderà in un istante la giovane ragazza gettandola in mezzo alla strada con le sue valigie al seguito (“Another Suitcase in Another Hall”). Si comprenderà ben presto che la nuova fiamma di Perón non è certo destinata a passare inosservata: la high society e le gerarchie militari argentine la disprezzano furiosamente (“Peron's Latest Flame”), mentre il popolo argentino è conquistato senza riserve dalla sua propaganda intrisa di demagogia e populismo, che dai microfoni della radio la vedrà fiera paladina del peronismo, sino alle elezioni che condurranno Perón, nel frattempo divenuto suo marito, direttamente al titolo di presidente e al balcone della Casa Rosada (“A New Argentina”). Proprio da questo balcone, simbolo indiscusso di supremazia politica, all’indomani delle elezioni che sanciscono l’affermazione del suo astro, Perón incita il popolo argentino e lascia la parola alla stessa Eva che, rievocando le sue umili origini, sottolinea la sua vicinanza alle drammatiche istanze del popolo, promettendo di restargli per sempre fedele (“Don't Cry for Me, Argentina”).

Evita Malika AyaneLa vertiginosa ascesa sociale della first lady però non è stata e non sarà priva di sofferenze e compromessi, che il Che puntualmente sottolinea, con un tono ammonitorio che lascia al contempo margine ad un’umana comprensione ("High Flying, Adored"). Pur di rimanere saldamente ancorata al proprio scintillante trono, spinge l’acceleratore sulle apparenze, desiderosa di costruirsi un’aura di sfarzo principesco che faccia presa sulle masse e le garantisca l’accettazione da parte delle gerarchie aristocratiche che sempre le sono state ostili (“Rainbow High”); si lancia anche alla conquista dell’Europa in un ambizioso viaggio di Stato che la vedrà acclamata in Spagna, ma violentemente respinta in Italia, per la decisa affinità politica tra Perón e Mussolini e molto tiepidamente accolta anche in terra d’Albione (“Rainbow Tour”). Viste le alterne fortune sul fronte delle relazioni internazionali, Eva torna dunque a rivolgersi al fronte interno fondando numerose associazioni filantropiche per accattivarsi sempre più saldamente il favore dei descamisados, dilapidando le cospicue ricchezze dell’Argentina, peraltro in modo niente affatto trasparente (“And The Money Kept Rolling In (And Out)”).

Questa vorticosa scalata di Eva al potere è però destinata a infrangersi rovinosamente contro i limiti della sua umana natura: una malattia feroce la condurrà infatti a passi spediti verso la morte, a soli trentatré anni. Preda delle allucinazioni seguite ad un improvviso malore, in sogno si confronta con Che in un tango lungo i cui appassionati passi viene ripercorso il suo cammino esistenziale e la sincerità della sua battaglia in favore degli umili e dei diseredati (“A Waltz For Eva and Che”). La malattia fa però sentire sempre più distintamente il suo morso, stringendo Eva e Perón in un ultimo abbraccio in cui la ragion di Stato finalmente scompare, lasciando in superficie solamente la commozione di un sentimento vivido e sincero (“You Must Love Me”); giunta ormai in prossimità della morte, Eva si congeda dal popolo argentino con un’ultima trasmissione radiofonica, promettendogli che comunque non lo abbandonerà mai perché lei e l’Argentina sono un’unica anima (“Eva's Final Broadcast”) e chiedendo perdono per aver tradito le proprie radici con scelte azzardate dettate dall’ambizione (“Lament”).

Massimo Romeo Piparo cura l’adattamento italiano e la regia del musical di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber con la passione e la certosina perizia cui le sue produzioni hanno piacevolmente abituato il pubblico. Ancora una volta supportato egregiamente dal cast creativo costituito da Teresa Caruso (scene), Cecilia Betona (costumi), Umile Vainieri (luci), Roberto Croce (coreografie) e Alfonso Barbiero (suono) ed instaurando una simbiosi perfetta con le atmosfere musicali plasmate dal maestro Emanuele Friello e dall’orchestra dal vivo da lui diretta con la consueta briosa padronanza, Piparo dà vita ad uno spettacolo memorabile, certamente destinato a non esaurire il proprio viaggio con le repliche in programma a gennaio.

Filippo Strocchi EvitaDopo aver apprezzato vigorosamente l’ “Evita” di Parker-Madonna-Banderas e dopo aver avuto l’occasione di assistere anche ad un’acclamata produzione newyorkese del 2012 (con uno scatenato Ricky Martin nel ruolo del Che, l’attrice argentina Elena Roger, vincitrice dell’ Olivier Award, nei panni di Eva Perón ed un investimento produttivo di 9,6 milioni di dollari), ritengo di poter affermare senza tema di smentita che l’ “Evita” di Piparo gareggia con gagliardia con il lavoro cinematografico di Parker e sbaraglia decisamente la concorrenza teatrale d’oltreoceano. Ritmo sempre sostenuto ed avvincente, una traduzione dei brani in italiano che fortunatamente non ne snatura l’essenza ed ha il pregio di rendere l’opera maggiormente fruibile al pubblico, un apparato scenografico di grande complessità e ricchezza pronto costantemente a modularsi in funzione delle esigenze narrative e una compagnia di interpreti solidissima e talentuosa rappresentano i punti di forza che, incontrando la bellezza innegabile dell’opera originale, rendono questo lavoro realmente di alto livello e dal respiro fortemente internazionale.

Si parlava dell’incisività dell’intero gruppo attoriale. Malika Ayane si conferma artista dalla grande duttilità vocale e profondità interpretativa; sorprendono però la presenza scenica e la familiarità col mezzo espressivo teatrale conquistate nei pochi mesi trascorsi dall’inizio di questa avventura, testimoniate in particolare in episodi come la rocambolesca fuga a Buenos Aires, il possente discorso declamato dalla Casa Rosada all’insediamento di Perón come presidente o gli ultimi struggenti istanti di vita della protagonista. Accanto a lei un florilegio di non meno talentuosi interpreti: come non segnalare la voce portentosa e la simpatia irresistibile del Magaldi di Tiziano Edini, la stentorea eleganza del Perón di Enrico Bernardi, la delicata fragilità della precedente amante di Perón interpretata da Linda Gorini o l’incontenibile energia dell’intero ensemble di attori/cantanti/danzatori capace di trascinare con forza lo spettatore.

Manca qualcuno all’appello? Assolutamente sì, il vero funambolico mattatore dello spettacolo, Filippo Strocchi nei panni di un Che straordinario: poderose doti vocali, ironia guascona irresistibile, magnetismo naturale nell’impadronirsi del palcoscenico e caparbietà nel plasmare tutte le sfaccettature del proprio personaggio, rendono Strocchi un artista a tutto tondo, salutato immancabilmente da scroscianti applausi al calare del sipario. Ricky Martin? Antonio Banderas? E' suggerita qualche ripetizione da Filippo su come interpretare un Che da consegnare agli annali dell’arte del musical!

Insomma, se siete stati così temerari da spingervi sin qui nella lettura, a questo punto non potete esimervi dall’assediare il botteghino del Sistina! Qualora sussista ancora qualche insensata incertezza, vi vogliamo ricordare lo splendore dell’opera di Webber e Rice con due delle sue ballad più emozionanti,High Flying, Adored e Another Suitcase in Another Hall nella versione cinematografica, in attesa magari di poterle riassaporare in una versione dvd del musical di Massimo Romeo Piparo.



Teatro Sistina - via Sistina 129, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/4200711, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Botteghino: dal martedì al sabato 10/19, domenica 11/19 (pausa 11.30/13), lunedì chiuso
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17, sabato 31 dicembre serata speciale di San Silvestro ore 21, mercoledì 11 gennaio solo ore 17, sabato 14 gennaio ore 17 e 21
Biglietti: poltronissima Casa Rosada € 59,90 - poltronissima € 54,90 - poltrona e prima galleria € 49,50 - seconda galleria € 44 - terza galleria € 34; per la serata di San Silvestro, sabato 31 dicembre: poltronissima Casa Rosada € 155 - poltronissima € 143 - poltrona e prima galleria € 132 - seconda galleria € 115,50 - terza galleria € 99

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Federica Fresa, Ufficio stampa Teatro Sistina
Sul web: www.ilsistina.it - www.evitaoperarock.it

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