Estado Vegetal - Biennale Teatro 2019 (Venezia)

Scritto da  Domenica, 18 Agosto 2019 

Tra gli autori che mettono in scena i propri testi, la Biennale Teatro 2019 ospita la cilena Manuela Infante, scrittrice di primo piano della scena sudamericana ma anche direttrice del prestigioso Teatro de Chile oltre che regista, i cui spettacoli sono stati presentati in tutta Europa e negli Stati Uniti e i testi tradotti in inglese e in italiano. “Estado Vegetal” è un one-woman-show che prende spunto dalle teorie rivoluzionarie sulla vita e l’intelligenza delle piante del filosofo Michael Marder e del neurologo Stefano Mancuso.


ESTADO VEGETAL
regia Manuela Infante
drammaturgia Manuela Infante, Marcela Salinas
con Marcela Salinas
design Rocío Hernández
design e realizzazione arredi di scena Ignacio Pizarro
macchinista Magdalena Mejía
design sonoro Manuela Infante
produzione Carmina Infante
in coproduzione con Fundación Teatro a Mil

 

Filosofa e antropologa culturale, Manuela Infante intende il teatro “non come luogo per raccontare storie ma come laboratorio per creare una sorta di rappresentazione della pratica filosofica. Provenendo dal mondo della ricerca, il teatro le permette di lasciare zone d’ombra in cui non tutto deve essere descritto, motivato e citato. Una premessa importante per comprendere la doppia cifra di “Estado Vegetal: da una parte una storia, dall’altra la teoria, che - nonostante i buoni propositi - l’autrice preferisce e non riesce a non inserire nelle proprie drammaturgie, che paragona infatti a dei saggi filosofici. Come suo solito, Manuela Infante prima sceglie il cast e poi scrive: è per questo che la drammaturgia è firmata da lei e dalla bravissima interprete Marcela Salinas. Seguendo la filosofia compositiva della Infante, non vengono prima le immagini né prima le parole: lo spettacolo parte dalla scrittura di “un ritmo, di un tessuto di affetti”. Estado Vegetal” ci offre un esempio di densa drammaturgia non-umanista. Una drammaturgia vegetale è innanzitutto ramificata (la stessa attrice si ramifica interpretando sette voci diverse, sette diversi personaggi); è poi modulare (con vari pezzi di copione che si ripetono); ed è infine fotosensibile. Le luci sul palco sono disposte a raggiera e si accendono a rotazione come il sole: è così la protagonista unica che segue le luci, non sono le luci a seguire l’attrice come in una qualsiasi rappresentazione di… teatro umano.

È a questo che lavoro: pensare a come scrivere un teatro non-umano, a come scrivere un teatro vegetale, un teatro minerale. Questo, per me, è teatro femminista” (Manuela Infante)

A un primo sguardo il teatro femminista può apparire piuttosto chiaro stravolgendo il teatro greco e facendo interpretare a un’attrice donna anche ruoli maschili. È però ad uno sguardo più attento che esso si manifesta con la sua carica maggiore: una sensibilità eco-femminista che - l’America Latina aiuta - mette in scena un’accorata e allo stesso tempo lucida critica a una vana e forsennata spinta produttivistica tutta patriarcale; una velocità buona solo per la carriera e che - fedele a un vecchio detto - non porta lontano. E la storia parte proprio dall’alta velocità di un incidente motociclistico contro un albero, incidente affrontato - se vogliamo - in un modo piuttosto cinico che è forse proprio della trasformazione non-umana del dramma. Velocità e caducità umana vs. immanenza vegetale. Le piante che ci precedono e che ci succederanno. [Può far sorridere, a questo proposito, sentire in questi mesi condivisibilissimi slogan per “salvare il pianeta” che nascondono una tutta umana voglia di salvare invece l’umanità che di quel pianeta vive.] Estado vegetal” è un omaggio al mondo vegetale e un invito a riflettere sul nostro attuale mondo umano. Un mondo tipicamente forgiato da una “filosofia politica animale” che proprio per questo “produce tiranni; o la democrazia rappresentativa, che poi è la stessa cosa”. L’omaggio alle piante è dunque in fondo visto anche come un’occasione per imparare e correggere le brutte attitudini umane, a cominciare dal nascondere, dal far finta di non vedere - come ci suggeriscono l’Infante e la Salinas - tutto ciò che è invece prevedibile. Un’occasione per ripensare i limiti animali e ritrovare, come esplicitato, gradi di autonomia. Chiamando implicitamente in causa pensatori di spessore del nostro tempo, da Michael Marder a Stefano Mancuso, con “Estado Vegetal” Manuela Infante tratta importanti temi universali in uno spettacolo che si presenta tuttavia colto: non esclusivo, richiede però un minimo di sensibilità.

Il Teatro alle Tese è sì grande - ha oltre quattrocento posti - ma “Estado Vegetal” era tra i pochi spettacoli di questo festival a non essere andato tutto esaurito con giorni d’anticipo. Condizionato forse dai ritmi e dalle altre pecche di un mondo umano e patriarcale, lo spettacolo non ha goduto di un’attenzione che meriterebbe tutta. Eloquente anche il finale col pubblico che invece aveva scelto di assistervi: da una parte chi si alza in segno di rispetto, dall’altra chi si alza e se ne va, ad applausi in corso o addirittura prima della fine. A quanto pare “Estado Vegetal” o lo ami o lo odi. E prima di pensare a cosa imparare dalle piante c’è forse bisogno di guarire un po’ di più dal menefreghismo e dalla superficialità umana. Se “non si esce dal mondo umano con mezzi umani così come non si esce dal mondo delle piante con mezzi di pianta”, forse l’eco-femminismo latinoamericano del duo Infante-Salinas può indicarci almeno una strada.

 

Teatro alle Tese - Sestiere Castello, Campo della Tana 2169/F, 30122 Venezia
Per informazioni e prenotazioni: telefono 041/5218711, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacolo: 29/07/2019 ore 21:30
Biglietti: intero 25€, ridotto (over 65, under 26, studenti e altri requisiti) 20€, studenti / under 26 15€, ingresso gratuito per minori fino ai 18 anni accompagnati da un adulto, adulto accompagnatore 10€
Durata spettacolo: 80 minuti

Articolo di: Silvio Cristiano
Grazie a: Elsa Dubois, Ufficio stampa Biennale Teatro 2019
Sul web: www.labiennale.org

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