Erodiade, Fame di vento 1993/2017 - Teatro Goldoni (Firenze)

Scritto da  Martedì, 22 Maggio 2018 

La Compagnia XE della coreografa Julie Ann Anzilotti presenta “Erodiade - Fame di Vento 1993/2017” in co-realizzazione con il Maggio Musicale Fiorentino, stagione 2018, al Teatro Goldoni; il 10 maggio si è tenuta la prima (con replica anche il giorno seguente). Ispirata ai frammenti di “Hérodiade”, opera incompiuta del poeta Mallarmé, la coreografia, legata intimamente ad Alighiero Boetti, racconta un’epoca di dialogo tra le arti che rivolge lo sguardo al balletto futurista e a “Parade” di Picasso, come anche al balletto russo del periodo della Rivoluzione. Pulito nel racconto, narrativo, con le danzatrici come marionette, intenso e misurato, è un viaggio al femminile che dimentica gli stereotipi dell’Erodiade più nota, con figure metaforiche e spiriti che possono alludere ad aspetti diversi della donna. Suggestivo il finale sospeso. Interessante la simmetria nei costumi con il gioco dei colori.

 

ERODIADE - FAME DI VENTO 1993/2017
ispirato a "Hérodiade" di Stéphane Mallarmé
coreografia Julie Ann Anzilotti
musiche Paul Hindemith, Wilhelm Killmayer e Walter Fähndrich
scrittura vocale e voce Gabriella Bartolomei
consulenza musicale Michele Porzio
scene Alighiero e Boetti
assistente alla scenografia Tiziana Draghi
costumi Loretta Mugnai
interpreti Paola Bedoni, Giulia Ciani, Sara Paternesi, Liber Dorizzi, Sara Ladu e Laura Massetti
ideazione e direzione artistica Marinella Guatterini
collaborazione artistica Carla Chiti
produzione 1993 Teatro Ponchielli di Cremona
produzione riallestimento 2017 Compagnia Xe
in collaborazione con Amat-Associazione Marchigiana Attività Teatrali, Fondazione Fabbrica Europa, Fondazione Ravenna Manifestazioni, Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, Teatro Pubblico Pugliese, Fondazione Milano-Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, Torinodanza-Teatro Stabile di Torino Teatro Nazionale e Fondazione Toscana Spettacolo onlus

 

La scelta di inserire lo spettacolo “Erodiade” nell’ambito del progetto dedicato alla memoria della danza contemporanea italiana e alla nostra “tradizione coreutica del nuovo”, nasce dalla forza espressiva della fonte ispiratrice e dalle componenti concrete che hanno reso possibile l’allestimento dopo il riallestimento del 2017. Le musiche sono curate da Paul Hindemith, Wilhelm Killmayer, Walter Fähndrich e Wolfgang Rihm; le scene di Alighiero Boetti con l’assistenza di Tiziana Draghi; i costumi di Loretta Mugnai. Paola Bedoni interpreta il ruolo della nutrice, Giulia Ciani l’angelo custode, Liber Dorizzi il Giovanni Battista, Sara Ladu lo spirito del Bene, Laura Massetti lo spirito maligno ed infine Sara Paternesi la figura di Erodiade. Lo spettacolo è stato preceduto da un incontro con Marinella Guatterini, ideatrice e direttrice che ha presentato il progetto RIC.CI- Reconstruction Italian Contemporary Choreography Anni 80/90 nella sua genesi storica.

Lo spettacolo si ispira al poema “Hérodiade” del simbolista francese Stéphane Mallarmé (1842-1898), rimasto incompiuto dopo una lunga e travagliata gestazione, del quale restano tre frammenti - Ouverture ancienne, Scène e Cantique de Saint-Jean - e una serie di appunti. La figura centrale è Erodiade o Salomè, anche se Mallarmé preferisce chiamarla con il nome della madre per differenziarla dalla Salomè moderna con i suoi stereotipi - come l’esotismo dei sette veli - vista nella sua immensa solitudine e amarezza. Il mito della sensualità non è più infatti il centro intorno a cui ruotano gli avvenimenti. Erodiade vuole ed ottiene tutto nella sua ricerca di calore, anche la testa del Battista, che d’altra parte, con il suo martirio, le aprirà la strada alla catarsi.

La scenografia, del famoso artista visivo contemporaneo Alighiero Boetti (scomparso prematuramente nel 1994), è un altro segno distintivo di quell’epoca segnata da collaborazioni molto attive, a teatro, tra creatori d’arte di varie discipline, in specie pittori o artisti visivi. Il fondale rosso con siparietto dell’artista e le varie parti della scena creano uno spazio suggestivo: luogo della trasformazione, che oscilla tra simboli ambigui, con una geometria precisa. La scenografia rigorosa e raffinata, eppure non spoglia, rivela lo spirito dell’epoca e attinge a quella tradizione del balletto moderno che vede il dialogo tra arti diverse: come non pensare al balletto russo soprattutto del periodo della rivoluzione? Ci sono citazioni, rielaborate in modo originale, del periodo futurista e surrealista. La linea semplice di Boetti sembra però tracciare lo stile della composizione, che è depurata da tutti gli elementi che di volta in volta hanno caratterizzato il messaggio. Ci sono l’essenziale e una grande morbidezza. La narrazione coreografica ha il proprio doppio nella musicalità originaria della parola affidata alla voce fuori campo di Gabriella Bartolomei, e naturalmente al trasporto dell’incantevole partitura soprattutto di Paul Hindemith.

La divisione dello spettacolo in sei scene rispecchia una delle più attendibili ricostruzioni del poema tragico “Hérodiade” in cui Stéphane Mallarmé pone al centro la figura del Battista (Il Cantico di San Giovanni) attraverso la quale viene riletta quella di Erodiade. “Ho voluto seguire la scansione del poema non rinunciando però a portare il dramma fino a quel punto di liberazione che forse anche lo stesso Mallarmé aveva intravisto nel suo finale sospeso quando scrive”, racconta Julie Ann Anzilotti, “…Urtando l’aldilà con il balzo del pensiero”.

“La protagonista dello spettacolo, Erodiade, è “affamata di vento”, come mi suggerì lo stesso Alighiero Boetti - continua l’Anzilotti - durante i nostri incontri per l’ideazione della scenografia: vuole e ottiene qualsiasi cosa, ma poi resta più sola e vuota di prima, ancora alla ricerca di qualcosa che le dia un po’ di pace.” In effetti l’artista aveva prodotto delle opere proprio con quel titolo. Nell’ambito del repertorio coreografico della regista questo spettacolo è stato particolarmente importante: ha segnato infatti l’inizio di un rapporto con i temi sacri che si è sviluppato negli anni, prima su figure femminili storiche, come Giovanna d’Arco e Giuditta, per poi focalizzarsi sul percorso interiore che accompagna chi si apre alla ricerca di un dialogo col divino.

In questa versione la coreografa introduce gli spiriti del bene e del male e l’angelo custode, enfatizzando, in linea probabilmente con l’interpretazione di Mallarmé, il duetto iniziale con la nutrice e la presenza del Battista. E’ curiosa la presenza e l’alternanza delle figure femminili allegoriche, a cominciare dallo spirito del male protagonista della prima scena che sarà poi sconfitto dallo spirito del bene e questo ci racconta un’Erodiade diversa da quella che conosciamo. L’angelo custode è l’unica figura ad avere un abito con più colori, che unisce il fondamentale rosso di Erodiade e del male e il blu del bene e della nutrice, forse proprio per alludere al suo compito di tutelare e accogliere l’essere umano anche nella sua dimensione fallace.

Il dialogo tra la nutrice e la protagonista mostra la vita familiare di una figlia che vuole fuggire e che si sente al centro del mondo, presa dal proprio egocentrismo e la figura protettiva, materna che la invita a restare. In particolare, con il gioco dello specchio, la spinge ad uscire dal proprio narcisismo inutile e dannoso per lei stessa.

Nel balletto si respira una tensione tutta interiore, una lacerazione, ben diversa dalla donna potente e crudele, risoluta e risolta che la tradizione ci ha tramandato. Interessante in particolare la sospensione del finale, probabilmente mutuata da Mallarmé, che era solito nelle sue composizioni lasciare un non-finito. Non c’è nessuna testa del Battista, lo spirito del male è sconfitto ed Erodiade non ci appare sfrontata e vittoriosa ma di spalle, nell’ultima scena, con le braccia al cielo forse in un atteggiamento di resa, o di richiesta di pace o in un trionfo che è solo interiore. Non è dato sapere, ma in questo impeccabile disegno di luci resta forte la domanda. Sulla scena non c’è una soluzione, una risposta, ma un invito a seguire il tormento di una donna bella e vittima di se stessa.

La ricostruzione di questo spettacolo si deve anche alla collaborazione e partecipazione di quasi tutti i professionisti coinvolti già nel 1993 nella sua creazione. Lo spettacolo ha debuttato nel 1993 al Teatro Ponchielli di Cremona nell’ambito del “Progetto Neoclassico” di Marinella Guatterini ed è stato riallestito nel 2017 nell’ambito del Progetto RIC.CI, ideato e diretto dalla stessa Guatterini con il supporto di Silvia Coggiola e Matteo Rinaldini, una produzione Compagnia Xe in collaborazione con Amat - Associazione Marchigiana Attività Teatrali, Teatro Pubblico Pugliese, Consorzio Regionale per le Arti e la Cultura, Fondazione Toscana Spettacolo Onlus, Fondazione Milano, Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi ed in coproduzione con Fondazione Fabbrica Europa per le arti contemporanee, Ravenna Festival, Fondazione Teatro Comunale di Ferrara “Claudio Abbado”, Torinodanza Festival - Teatro Stabile di Torino Teatro Nazionale.

 

Teatro Goldoni - Via Santa Maria 15, 50100 Firenze
Per informazioni e prenotazioni: telefono 055/2001278
Orario spettacoli: giovedì 10 e venerdì 11 maggio, ore 20
Biglietti: intero 15€, ridotto 12€, studenti 10€

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Paolo Antonio Klun
Sul web: www.operadifirenze.it

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