Èpos da Iliade, Odissea, Eneide - Teatro Arcobaleno (Roma)

Scritto da  Lunedì, 02 Maggio 2016 

Dal 28 aprile all'8 maggio. Dopo il grande successo ottenuto ai Fori Imperiali, Vincenzo Zingaro torna in scena con un suo cavallo di battaglia, che fa parte dell’avvincente ciclo di spettacoli-concerto sui grandi classici della letteratura, che porta avanti da anni. Coadiuvato da attori e musicisti, conduce il pubblico nell’ appassionante mondo dell’epica, la più antica e affascinante forma di narrazione della storia dell’uomo. Fra Iliade, Odissea ed Eneide egli ci fa rivivere le gesta di celebri eroi che hanno animato da sempre la fantasia di tutti: Ettore, Achille, Ulisse, Enea. Uomini in bilico fra ideale e reale, fra sentimento e ragione, fra bene e male, che incarnano aspetti universali delle nostre esistenze, passioni e tormenti che ognuno di noi non può non riconoscere come propri. Uno spettacolo travolgente, in cui parola e musica si fondono, dando vita a un grande viaggio dell’anima.

 

ÈPOS da ILIADE, ODISSEA, ENEIDE
da Omero e Virgilio
drammaturgia e regia di Vincenzo Zingaro
con Vincenzo Zingaro, Annalisa Amodio, Sina Sebastiani, Piero Scarpa
ensemble musicale Lògos
musiche di Giovanni Zappalorto

 

Da tempo, con impegno e risultati artistici di rilievo, Vincenzo Zingaro porta avanti il suo scavo di "archeologia" teatrale definendola sotto il genere di "classico". Se potessi però paragonarlo ad un personaggio caro al grande pubblico lo battezzerei simpaticamente come una specie di Indiana Jones della drammaturgia. Non ovviamente per i lati buffi e avventurosi che il personaggio filmico assume per scopi di fiction, quanto per la passione nel far rivivere reperti che si perdono nel tempo come se fossero - e lo sono - ancora oggi vivi e presenti. Ma al di là della battuta, è la stessa passione, è la stessa vocazione, che sicuramente ha motivato al martirio Kaaled Assad, il direttore degli scavi di Palmira trucidato dall'Isis, una passione per l'uomo e la sua memoria, per la comprensione della vita di oggi sul filo di ciò che fummo (cito Jacopone da Todi: omo, ricorda ciò che simo - ciò che fummo - e dove gimo!).

Lo sforzo e il merito artistico notevole di Vincenzo Zingaro, attenzione, non sta però nel recupero o nella riproposizione di forme drammaturgiche, epiche, scolastiche da riprodurre sotto forma di spettacolo-concerto, ma nella reinvenzione di queste stesse forme, attualizzandole, nella fattispecie di una nuova drammaturgia. La quale necessiterebbe di una ridefinizione proprio per la sua novità: non basta infatti parlare di recital o di spettacolo-concerto.

In cosa consista la novità della drammaturgia "arcaica" - termine che mi piace più di "archeologica" che si porta appresso sempre un po' di polvere dei secoli - è presto detto: la voce umana, ed uso un concetto questa volta caro (Cocteau) alla drammaturgia contemporanea. Una voce che naturalmente va ben oltre la parola, oltre il significato diretto, il contenuto, intendo bensì "voce" come canto, lamento, rimbombo dell'anima che trasmette il sentimento dell'Essere e riesce a fondere l'elemento lirico, poetico, testuale, con la sua contropartita spirituale o se vogliamo immaginifica, fantastica.

Così le peripezie di Odisseo tra i mostri di Scilla e Cariddi assumono sì un aspetto narrativo e poetico, ma sentiamo i due mostri marini agitarsi furiosamente nelle rispettive caverne, attrarre il malcapitato, soffiare e sbuffare tra scogli perigliosamente mugghianti di spuma e colate laviche che fanno ribollire il mare, come una ustione profonda.

In questa forma di spettacolo-concerto - che è però ben altro e molto di più - lo spettatore viene attratto e trascinato con forza nel vivo dell'azione, deve anche lui tapparsi le orecchie per non essere a sua volta naufrago e preda delle sirene, verrebbe da alzarsi e gridare ad Omero... chiedo scusa, mi sono lasciato trasportare, a Vincenzo Zingaro che ne incarna i versi... sfuggi, portaci lontano da qui, stiamo per essere anche noi dati in pasto ai mostri. Mostri della fantasia che però sono paradossi di mostri quotidiani, anch'essi innominabili, bestie feroci e assetate di sangue di cui sono piene le cronache.

Nella scena precedente avevamo partecipato allo scontro tra Ettore elmo lucente ed Achille piè veloce, ci siamo indignati per Atena dall'occhio azzurro e dalla lingua infingarda, ci ha ferito come una lancia infilzata nelle carni la spietatezza di Achille che nega al rivale morente una degna sepoltura scatenando a sua volta su di lui l'ira degli dei.

E quando il vinto Enea, profugo da Ilio, discende nell'Averno nel canto di Virgilio, sentiamo le anime dei defunti, quelle dei sepolti che possono trovare pace dall'altra parte dell'Acheronte e quelle che invece Caronte rifiuta di trasportare poiché i loro corpi sono stati dispersi e quindi non potranno mai più chetarsi.

Va da sé allora che l'operazione di Vincenzo Zingaro vada ben oltre la riproposizione, sia pur "concertistica" di brani classici, ma sia un modo moderno e antico al contempo di far dire ai classici quello che non hanno mai smesso di dire, anche se le nostre orecchie sono diventate sorde e insensibili ai richiami di quel mondo magico e dionisiaco (per dirla con Nietzsche) che tutto capì del nostro animo e che noi troppo presto ci siamo dimenticati di voler percepire.

"Un classico - diceva Calvino - è un'opera che non ha mai finito di dire quello che ha da dire..."; è su questa base drammaturgica, attualissima ripeto nella sua "classicità", che si pone il teatro di Zingaro: efficace, empatico, capace di risuonare nell'anima oltre che nel ragionamento apollineo.

Annalisa Amodio e Sina Sebastiani sono le belle voci che accompagnano la recitazione di Vincenzo Zingaro, vibrante protagonista, coadiuvato al leggio da un convincente Piero Scarpa, cupo e spumante rabbia nel ruolo di Achille.
Musiche perfette di Giovanni Zappalorto.

 

Teatro Arcobaleno - via Francesco Redi 1/a, Roma (Via Nomentana angolo Viale Regina Margherita)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/4402719, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal lunedì al sabato dalle ore 10.30 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 19.00; la domenica, quando c'è spettacolo, dalle ore 16.00 alle ore 19.00
Orario spettacoli: giovedì, venerdì e sabato ore 21.00; domenica ore 17.30
Biglietti: intero €19.00 + €1.00 prevendita; ridotti €15.00 (Metrebus, Bibliocard, Over 65, Cral e Associazioni) e €13.00 (Studenti) + €1.00 di prevendita

Articolo di: Enrico Bernard
Sul web: www.teatroarcobaleno.it

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