Enrico IV - Teatro Litta (Milano)

Scritto da  Sabato, 25 Gennaio 2014 

Dal 21 gennaio al 16 febbraio. Nell’ "Enrico IV" Pirandello porta all’estremo il gioco della finzione nella finzione. Un giovane nobile, durante una cavalcata in maschera, cade da cavallo e batte la testa. Risvegliatosi, crede di essere davvero il personaggio che stava interpretando, Enrico IV. Per vent’anni parenti e amici decidono di assecondarlo, creando attorno a lui la reggia del sovrano di Germania. Ma non tutto è come sembra e la pazzia nasconde un’amara verità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Litta_Produzioni / Il Contato - Teatro Giacosa di Ivrea presentano
ENRICO IV
di Luigi Pirandello
con Mino Manni
e con Davide Lorenzo Palla, Giancarlo Latina, Daniele Nutolo, Sonia Burgarello
regia Alberto Oliva
disegno luci Fulvio Melli
scene Alessandro Chiti
costumi Marco Ferrara
foto di scena e immagini scenografia Valentina Bianchi
musiche originali Bruno Coli
aiuto regia Anna Carollo
assistente alla regia Sara Quadri
produzione Litta_Produzioni / Il Contato / Teatro Giacosa di Ivrea
prima nazionale

 

 

Alberto Oliva porta in scena un classico del teatro, Enrico IV di Luigi Pirandello, mantenendosi fedele al testo e sfruttando al massimo la potenzialità della pièce, pur nel taglio di qualche passaggio e nel finale a sorpresa. La capacità di questa particolare messa in scena sta nel non rendere dualistico il gioco pirandelliano tra realtà e finzione, ma nel fonderli al punto da mostrare com’essi siano inscindibili: ogni sguardo sul mondo, su noi stessi e sugli altri, non è altro che la rappresentazione che ne abbiamo. E allora perché non scegliere di essere Enrico IV, re di Germania, che nel 1077 a Canossa s’inginocchiò tra la neve per chiedere perdono a Papa Gregorio VII? La differenza forse sta tutta qui, nello scegliere liberamente e consapevolmente il proprio ruolo, al di là di ogni ipocrita convenzione.

 

E mentre i visitatori si muovono come burattini, dai tratti grotteschi e inquietanti, Enrico IV entra in scena sfatto, con la sua “lampa” in mano, come un folle Diogene disperatamente alla ricerca dell’uomo. Ma “se siete accanto a un altro, e gli guardate gli occhi […] potete figurarvi come un mendico davanti a una porta in cui non potrà mai entrare: chi vi entra, non sarete mai voi, col vostro mondo dentro, come lo vedete e lo toccate; ma uno ignoto a voi, come quell’altro nel suo mondo impenetrabile vi vede e vi tocca”. Non solo quelli che si trova dinnanzi non sono che false e ripugnanti rappresentazioni di esseri umani, ma ogni uomo è comunque impenetrabile all’altro: non potremo mai conoscerci né comunicare realmente, giacché tra noi vi è un divario incolmabile, ognuno vede il mondo dal proprio vetro deformante e ogni vetro è differente.

 

La scelta registica è quella di portare all’estremo il gioco delle maschere, facendole fisicamente indossare ai propri attori - complimenti a Marco Ferrara che le ha ideate e costruite, curando anche i bellissimi costumi - e abitando così il palco di figure informi, ottusamente impantanate nel loro ruolo sociale. La scena è abitata da mostri, fantasmi che non paiono realmente esseri umani, ma fantocci senz’anima, mascherati ipocritamente da persone perbene, che in realtà nascondono “una baldracca, un libertino e un impostore”. E lui, il folle che si crede Enrico IV, il solo a non indossare alcuna maschera, pare essere l’unico autentico, l’unico vero uomo, così fragile e dolorosamente perduto nell’ammissione di una solitudine invalicabile e nella propria resa di fronte alla vita. Egli rifiuta decisamente le menzogne della società e sceglie l'isolamento, finendo così per uscire dalla vita stessa, evitando di affrontarla e sottraendosi al suo cangevole corso per rinchiudersi nella Storia, nella staticità del già scritto.

 

La rappresentazione è giocata sulla forza espressiva delle immagini, rese significanti tanto quanto la parola. Le luci (Fulvio Melli) riescono a creare un’atmosfera lugubre e soffocante e, insieme alle suggestive musiche di Bruno Coli, immergono in una dimensione onirica e allucinatoria, come se tutto avvenisse nella sola mente di Enrico IV. La scenografia (Alessandro Chiti) è eccellente, in grado di rendere l'angoscia dell'esilio volontario del protagonista e ben inserita nella dinamica del doppio. Molto interessante la scelta di confondere i piani tra attori dello spettacolo per il pubblico in sala e attori della finzione orchestrata da e per Enrico IV, trasformando poi anch’essi in spettatori, seduti a guardare la farsa della vita, rivelata da quell’uomo creduto folle. Il tutto è costruito mediante un abile gioco d’incastri e di fusioni che contribuisce a mescolare ancor di più realtà e finzione, minando ogni certezza. Davvero notevoli Sonia Burgarello, Davide Lorenzo Palla, Giancarlo Latina e Daniele Nutolo che ruotano, con elevate qualità mimiche e interpretative, attorno all'eccellente prestazione di Mino Manni, in grado di restituire tutta la dolorosa profondità del proprio personaggio e di raggiungere momenti di verità davvero intensi. Da vedere!

 

 

 

Teatro Litta - corso Magenta 24, 20123 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/86454545, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.30; domenica ore 16.30; lunedì riposo
Biglietti: intero € 19 / ridotti € 13-9 convenzioni sul sito internet del teatro



Articolo di: Serena Lietti
Grazie a: Matteo Torterolo, Ufficio stampa Teatro Litta
Sul web: www.teatrolitta.it

 

 

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