Enrico IV (ma forse no) - Teatro Argot Studio (Roma)

Scritto da  Venerdì, 03 Ottobre 2014 

Inizia ufficialmente la stagione del trentennale del Teatro Argot con il primo degli spettacoli a lunga tenitura, resterà in scena per ben tre settimane dal 23 settembre al 12 ottobre. Tarasco segue Pirandello in un coraggioso salto indietro nel tempo, fino ad Enrico IV di Germania, ma solo per svelare, con la follia, quello che c’è sotto le maschere di ogni giorno.

 

Arte e Spettacolo Domovoj
in collaborazione con Teatro Argot Studio presenta
ENRICO IV (ma forse no)
da Luigi Pirandello
drammaturgia e regia Matteo Tarasco
con Sidy Diop, Federico Le Pera, Tiziano Panici e Brenno Placido
spazio scenico e luci Matteo Tarasco
costumi Chiara Aversano
assistente alla regia Katia Di Carlo
foto di scena Pino Le Pera
comunicazione Danilo Chiarello
produzione esecutiva Marilia Chimenti

La scena si apre in uno scantinato, ci sono appendiabiti colmi di vestiti, armadietti in ferro, panche e un monitor con sopra una sirena lampeggiante: è il segnale per le emergenze.

In questa casa fuori dal mondo l’allarme suona di frequente, ma non a causa dei ladri.

Quando “il vecchio” chiama, i suoi fedeli servitori accorrono in suo aiuto, o meglio uno accorre, “il precisino”, e gli altri, "l’atletico" e "l’ingessato", con molta più indolenza, sono costretti a cambiarsi l’abito e il personaggio per essere al passo con i suoi bizzarri cambi d’umore. Così tra addominali, sbuffi, pizze a domicilio e tattiche per conquistare giovani dame, i tre recitano le loro mille parti come nei migliori testi pirandelliani.

"Enrico IV" è la storia di un uomo che durante un ballo in maschera cade da cavallo e non torna più se stesso, è convinto di essere il re di Germania e di vivere nell’undicesimo secolo; la sua famiglia costruisce intorno a lui un palcoscenico di attori e comparse per assecondare questa sua follia e Tarasco immagina questi servitori come tre giovani arrivisti disposti ad interpretare qualsiasi ruolo e a mettere da parte la loro vita privata per guadagnare uno stipendio. Arialdo interpretato da Federico Le Pera, classe ’89, è un giovane pieno di energie, entra con i guantoni da pugile, fa flessioni, salta alla fune, mangia uova crude e prende integratori, è vanitoso e pieno di sé ma ha paura di tornare nel mondo reale dove non si sente teatralmente apprezzato. Brenno Placido, ventitre anni, è Ordulfo, si presenta nel garage fasciato dalla testa ai piedi, sembra essere uscito sconfitto da un violento litigio avuto il giorno precedente con il vecchio che lui si ostina a credere guarito dalla pazzia, è strafottente e lamentoso ed insieme al compagno Arialdo sembra aver intrapreso una sorta di crociata contro Landolfo, Tiziano Panici, il più grande del gruppo e quello che in ogni occasione si appella al rispetto del contratto.

Questi tre giovani sono stati assunti da un invisibile Di Nolli, un familiare del vecchio, per portare avanti questa farsa, la pazzia di Enrico IV che però coinvolge tutte le loro vite suscitando in alcuni casi un sentimento di utilità e vitalità come accade per Landolfo, grande sostenitore della causa, o di soffocamento e limitazione come invece è per i due giovani.

La riscrittura del testo pirandelliano sorprende per la sua modernità e comicità, parecchie infatti le risate in sala, merito della direzione e dell’esperienza di Matteo Tarasco nel guidare questi giovani attori in degli appuntamenti comici, a volte ripetitivi ma sempre efficaci.

I tre nella vicenda impersonano i consiglieri di Enrico IV ma anche dei frati o dei cavalieri a seconda degli improvvisi e lunatici pensieri di sua Maestà. La storia si infittisce con l’arrivo del nuovo attore, il sostituto di un certo Tito, morto pochi giorni prima in circostanze misteriose; questo forse per un errore del Di Nolli è un migrante del Gabon, Said, interpretato da Sidy Diop, un omone di colore che pensava di essere alla corte di Enrico IV di Francia e si ritrova in un’altra epoca, cercando di inserirsi nel nuovo gruppo e nel nuovo lavoro. Gli viene dato il ruolo di Belcredi, un personaggio che il re folle voleva con forza vicino a sé ma di cui nessuno sa nulla.

Pirandello, con la leggerezza che gli appartiene, riesce a trattare in questo dramma temi pregnanti per la sua poetica: la pazzia come maschera per fuggire alla propria vita ma anche come arma per smascherare gli altri e le loro bassezze. Nel testo originale Enrico IV guarisce dalla sua amnesia e mette alla prova le persone che gli sono accanto, in particolare Belcredi che aveva sposato la donna di cui era innamorato, Matilde, e ci aveva fatto una figlia. Nella proposta di Tarasco sono però i tre attori i veri protagonisti della storia ampliando così il senso di finzione e di inganno: vediamo la storia di Enrico IV - ma forse no - raccontata nel garage della sua villa dalle relazioni che intercorrono tra i quattro personaggi.

La recitazione a volte sopra le righe viene piuttosto caricata dai due giovani attori che con sbuffi troppo studiati rendono i personaggi forzati ma comunque molto divertenti; apprezzabili Panici e Sidy Diop, caratterizzati da calma e pacatezza per quasi tutto lo spettacolo e che, intervallando brevi momenti di isteria, sfoderano alcuni dei tempi comici meglio riusciti.

Il finale si trasforma in un thriller grottesco in cui lo spettatore si trova a parteggiare prima per l’uno poi per l’altro e in cui i veri caratteri dei quattro attori si esplicano chiarendo finalmente i dubbi emersi nello svolgimento. "Enrico IV (ma forse no)" prende Pirandello e lo porta ai giorni nostri con personaggi più che mai moderni e rivolge una critica alla società, analizzando le problematiche - specialmente lavorative, ma anche psicologiche ed affettive - che riguardano sempre più da vicino le nuove generazioni.

 

Teatro Argot Studio - via Natale del Grande 27, 00153 Roma (Trastevere)
Per informazioni e prenotazioni: telefono | fax 06/5898111, mobile 392/9281031, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17.30
Biglietti: 12 euro intero, 8 euro studenti/over 65/disabili, 6 euro gruppi (min 8 persone)

Articolo di: Chiara Girardi
Grazie a: Giulia Taglienti, Ufficio Stampa Teatro Argot Studio
Sul web: www.teatroargotstudio.com

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