Enrico IV - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Sabato, 16 Marzo 2019 

Dal 12 al 24 febbraio, il Teatro Argentina ha ospitato l’ “Enrico IV” di Luigi Pirandello, diretto e interpretato dal capocomico Carlo Cecchi, che propone una sublime riscrittura del classico e imposta un gioco scenico in grado di celebrare la forza e l’incanto del teatro, e il potere della vocazione.


ENRICO IV
di Luigi Pirandello
adattamento e regia Carlo Cecchi
con Carlo Cecchi, Angelica Ippolito, Gigio Morra, Roberto Trifirò
e con Dario Caccuri, Edoardo Coen, Vincenzo Ferrera, Davide Giordano, Chiara Mancuso, Remo Stella
scene Sergio Tramonti
costumi Nanà Cecchi
luci Camilla Piccioni
foto Matteo Delbò
produzione Marche Teatro

 

Nello spettacolo diretto e interpretato da Carlo Cecchi, i teatranti ritroveranno indubbiamente un’aria familiare. Il capocomico, infatti, conduce la sua compagnia in un gioco che tende a confondere il momento performativo con il momento delle prove. Copioni alla mano, gli attori non si risparmiano luoghi comuni e financo scaramanzie del recitare: si suggeriscono vicendevolmente battute e intonazioni, si danno reciprocamente consigli espressivi (meglio un tal colore per una determinata entrata, meglio ridurre il gesticolare delle mani), se un copione cade a terra lo si sbatte tre volte contro il pavimento prima di recuperarlo, si correggono l’un l’altro e ripetono frasi o addirittura scene intere. Come nota Matteo Tamborrino, questa messinscena dell’ “Enrico IV” si distingue per una caratteristica estremamente specifica, ossia «la continua denuncia della finzione nel suo farsi, secondo la formula (freudiana) dell’atto creativo come “gioco reale”».

Dopo “L’uomo, la bestia e la virtù” del 1976 e “Sei personaggi in cerca d’autore” del 2000, “Enrico IV” è il terzo testo pirandelliano diretto da Cecchi. Anche in quest’occasione, il regista fiorentino rimaneggia il testo drammaturgico (che, non dimentichiamolo, è a tutti gli effetti un dramma della tradizione): molte delle lunghe battute del protagonista sono infatti enormemente ridotte, e la lingua originale della pièce risulta tradotta in un italiano teatrale più vicino al pubblico contemporaneo, oltreché agli interpreti. Ed è così che lo spettacolo finisce con l’incarnare un assioma che oggi più che mai va ribadito a chi ama e si dedica alle varie forme dello spettacolo dal vivo: cioè che a ogni prigione imposta dalla società, dalla vita, dal nostro subconscio, occorre sempre preferire il teatro.

Ben nota è la trama dell’opera: vent’anni prima dei fatti rappresentati, un gruppo di nobili decide di organizzare una cavalcata in costume; uno di loro, il nostro protagonista, sceglie l’imperatore Enrico IV di Franconia come personaggio a cui ispirarsi. Alla mascherata prendono parte anche la marchesa Matilde Spina (interpretata da Angelica Ippolito), di cui è innamorato, e il suo rivale Tito Belcredi (interpretato da Roberto Trifirò). Cadendo da cavallo, Enrico IV batte violentemente la testa, e da quel momento si convince di essere davvero l’imperatore di Franconia.

Tuttavia, Cecchi trasforma la causa clinica della follia di Enrico IV, in una decisione deliberata, dettata da una «vocazione teatrale». Pertanto, il suo “Enrico IV” diviene la storia di un attore mosso dall’irrefrenabile desiderio di recitare la parte di Enrico IV, costringendo così chi lo circonda a vivere in un gioco squisitamente teatrale. La drammaturgia si farcisce così di citazioni esilaranti, come ad esempio una lettera inviata da Pirandello a Ruggero Ruggeri, l’attore per cui il testo fu elaborato, o il rimprovero a quei teatranti novecenteschi che si ostinano a ridurre il celebre volume di Antonin Artaud, “Le théâtre et son double”, a pillole e aforismi inadeguati.

Dei tre atti pirandelliani, Cecchi conserva appena un’ora e mezza di spettacolo, che a suo parere potrebbe essere ulteriormente abbreviato: un gioco, un atto unico, da portare in scena seguendo rigorosamente i toni della farsa. Tanto che nel finale, dopo aver pugnalato Tancredi, Enrico/Cecchi non esita ad allungare una mano verso il nemico morente, incitandolo senza tanti fronzoli: «Ora alzati, va, che domani abbiamo un’altra replica!».

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.684.000.346 (ufficio promozione) - 06.684.000.311 (biglietteria), mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria: telefono 06/684000311/314 (ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17, lunedì riposo
Biglietti: poltrona 40€ (ridotto 32€), palchi I e II ordine 32€ (ridotto 27€), palchi III e IV ordine 25€ (ridotto 22€), loggione 12€. Le riduzioni sono riservate ai giovani fino a 35 anni e agli adulti oltre 65 anni
Durata spettacolo: 1 ora e 30 minuti

Articolo di: Cecilia Carponi
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

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