End of the Rainbow - Teatro Eliseo (Roma)

Scritto da  Sabato, 30 Novembre 2013 

Dal 26 novembre al 15 dicembre. In scena al Teatro Eliseo di Roma “End of the rainbow”, lo spettacolo reduce da un clamoroso successo internazionale che oggi sbarca in Italia nell’intensa interpretazione di Monica Guerritore nei panni dell’indimenticata diva degli anni ’60 Judy Garland.

 

 

 

 

 

 

 



Produzione Francesco e Nino Bellomo – Isola Trovata presenta
END OF THE RAINBOW
di Peter Quilter
regia Juan Diego Puerta Lopez
con Monica Guerritore (nella parte di Judy Garland)
e con Alessandro Riceci (Mickey Deans) e Aldo Gentileschi (Anthony)
band Vincenzo Meloccaro, Gino Binchi, Stefano Napoli
arrangiamenti musicali Marcello Sirignano
costumi Walter Azzini
scenografia Carmelo Giammello
luci Stefano Pirandello
vocal coaching Maria Grazia Fontana e Lisa Angelillo

 

 

Come si conviene ad una vera star hollywoodiana, l’entrata in scena comincia con la passerella. In una via Nazionale ancora gremita dai passanti dello shopping dell’ultim’ora, l’attenzione si concentra sul red carpet antistante la scala che conduce in teatro. Arriva una lussuosa Rolls Royce, si animano bodyguard, paparazzi, passanti incuriositi, spettatori ancora in fila al botteghino, e tutti rivolgono lo sguardo a lei: la diva Judy Garland, interpretata da una straordinaria Monica Guerritore. Scende dalla macchina accolta da un’ovazione, travolta dagli scatti impazziti di fotografi e di passanti con cellulare alla mano. Fasciata in uno splendido abito dorato impreziosito da guarnizioni in pelliccia, penetra la folla dispensando sorrisi radiosi e gesti di saluto. Una miriade di flash illumina la sua figura elegante e aggraziata. In pochi secondi percorre la passerella con stile ed una classe che dev’essere innata, riceve un meraviglioso mazzo di fiori, e scompare all’apice della scala del Teatro Eliseo. E’ risucchiata all’interno nel contorno della folla di persone, ancora in attesa presso la biglietteria, che ha scelto di veder rivivere il mito della diva degli anni '60 in questa insolitamente fredda serata romana.


Il foyer è brulicante di volti noti. I fotografi ed i giornalisti imperversano con scatti in posa ed interviste. C’è grande fermento, l’individuazione e l’inseguimento al vip di turno con telecamere e microfoni al seguito diventa l’attività principale che si consuma una manciata di minuti prima dell’inizio dello spettacolo.


Uno spettacolo che ci appare improprio definire un “musical”, sebbene durante la pièce la Guerritore ci delizi con l’esecuzione di ben otto brani indimenticabili, portati al successo dalla Garland e raccolti in un cd di prossima uscita. E’ molto di più di un musical perché, pur contenendo nella struttura magici momenti di canzoni immortali, l’idea drammaturgica prende spunto dalla biografia di una vita drammaticamente vissuta e drammaticamente finita: il percorso, pervaso da una profonda inquietudine e da azioni autodistruttive, delle ultime sei settimane di vita di una donna di raro successo, tanto acclamata e idolatrata quanto inconcepibilmente vittima di un senso di solitudine interiore devastante. Affamata d’amore, bisognosa di cure e di affetto si lega al senso sincero di amicizia del suo pianista Anthony e al desiderio di una vita serena a cui si aggrappa nella relazione con il giovane amante, che diventerà il suo quinto marito, Mickey Deans. “Non voglio essere amata da “tutti” lassù, voglio essere amata da “uno” quaggiù” – questa era la sua richiesta d’amore.


Il meccanismo infernale dello star-system sarà impietosamente complice, insieme all’abuso di alcol e di anfetamine, del declino umano di una donna apparentemente allegra, luminosa, forte e seduttrice, che però nasconde, nei meandri di una psiche fragile, l’acuta e logorante sofferenza per un inappagato bisogno di amore. Lo stesso senso di solitudine che investe molte delle grandi star quando si spengono i riflettori, personalità di grande talento e di glorioso successo che sono rimaste vittime della stessa maledizione: “E’ la maledizione di Amy Winehouse, Whitney Houston, Edith Piaf” dichiara la Guerritore. Approfondisce questa spietata dicotomia, citando Sciascia, in un’intervista rilasciata a Repubblica dove, parlando del senso di solitudine della Garland, dice “La sua solitudine è legata a un talento sconfinato, che non trova riparo negli uomini. Lo dice bene Sciascia quando scrive di Majorana (nel romanzo “La scomparsa di Majorana” ndr): ci sono talenti che brillano come stelle e divorano il corpo stesso che li abita”. Interessante questa riflessione, come se il talento, quando smisurato, fosse antitetico ad una condizione di sanità e di benessere esistenziale. Era consapevole di questo la Garland, che diceva: “E’ terribile sapere quello che potresti fare e sentire la paura di non riuscire a farlo”. “Avrebbe voluto morire in palcoscenico, l’altro mondo è escluso” – continua la Guerritore nell’intervista a Repubblica. Nasce forse da questo spunto l’idea registica del finale di assoluta intensità ed emozione. Judy/Monica, giunta ormai al declino umano e personale, logorata nel fisico e nella psiche, avvolta da un sensualissimo abito rosso in piume e paillettes, intona “Over the rainbow”. La fine è vicina e Judy/Monica crolla al pavimento morente. Parte la voce originale della Garland, che continua l’esecuzione della canzone fino alla fine, almeno per tre o quattro lunghi intensissimi minuti, mentre gli spettatori sono magicamente avvolti da una partecipazione unica e collettiva. Il corpo a terra, immobile, sprigiona sensazioni forti: é un’immagine ferma eppure fortemente evocativa di dinamiche emozionali. Con il sottofondo della voce autentica della grande diva, piccola e sensibile donna, si crea la magia del silenzio. Interrotta flebilmente dal rumore leggero, che nel silenzio plumbeo appare percepibile, del movimento del velluto rosso del sipario che, lentamente, comincia a chiudersi. Scompare nella vita, e sulla scena, la diva Judy Garland, ma non nei nostri cuori. La magia si è compiuta.


Monica Guerritore si conferma attrice di raffinato spessore, incanta in questo ruolo insolito che ha accettato consapevole dell’impegno e della sfida che avrebbe implicato. Un ruolo in cui oltre a sfoderare le conosciute e notorie qualità di attrice di sopraffino talento, ha mostrato una versatilità dell’espressione artistica piuttosto rara, in una performance in cui restituisce il tormento, ma anche la deliziosa euforia, la capricciosa insolenza, l’allegria ironica e dissacrante del suo personaggio. Dotata di una presenza scenica straordinaria, canta accompagnata dall’orchestra dal vivo, e balla aggraziata e accattivante.


La stessa grazia e la stessa capacità attraente che suscita ai saluti quando, generosamente e spontaneamente, chiama sul palco tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione dello spettacolo, fino a scendere giù in platea e prendere per mano, facendogli così allentare l’ iniziale ritrosia dovuta a una certa timidezza, l’autore Peter Quilter che ha portato in Italia, da Brodway, questo coinvolgente e appassionante spettacolo.


Un’annotazione particolare la riserviamo all’idea scenografica di Carmelo Giammello che riesce all’occorrenza, e con un semplice espediente tecnico, a sostenere l’intento dell’esigenza drammaturgica. L’apertura della finestra posta sul fondale, e un adeguato disegno luci di particolare effetto, trasformano lo spazio scenico dalla lussuosa camera d’albergo al palcoscenico di un elegante teatro dove la Garland eseguiva i suoi concerti.


"End of the Rainbow" sarà in scena al Teatro Eliseo fino al 15 dicembre. Che non si perda l’occasione per ammirare le straordinarie e magnetiche qualità artistiche di un’attrice di consolidato successo come Monica Guerritore, per apprezzare l’estro creativo di un giovane regista come Juan Diego Puerta Lopez, e per conoscere i tratti oscuri, tragicamente umani, di un’esistenza illuminata solo dalle luci della ribalta e dai lustrini. Judy Garland, vissuta di eccessi e di mancanze, resterà un mito.

 

 

Teatro Eliseo - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/488721 (centralino), 06/4882114 | 06/48872222 (botteghino)
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì ore 20.45; mercoledì e domenica ore 17; sabato ore 16.30 e 20.45
Biglietti: platea 33 €, balconata 29 €, I galleria 18.50 €, II galleria 13 €
Durata: 2 ore più un intervallo

 

Articolo di: Isabella Polimanti
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro Eliseo
Sul web: www.teatroeliseo.it

 

 

 

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