Encyclopédie de la Parole/Le Giovani Parole/Una Domanda d'Amore - Short Theatre, Teatro Argentina e Macro Testaccio La Pelanda (Roma)

Scritto da  Lunedì, 15 Settembre 2014 

Un sabato sera immerso nel teatro contemporaneo e in particolare in Short Theatre - festival internazionale di drammaturgia contemporanea e nuovi linguaggi - ospitato nei padiglioni del Macro Testaccio La Pelanda e da quest'anno anche sul prestigioso palco del Teatro Argentina. Short Theatre ospita spettacoli di teatro e danza, eventi performativi e musicali, dibattiti, presentazioni di iniziative culturali o editoriali; si tratta insomma di una preziosa occasione per aggiornarsi sull’arte contemporanea e viverla in spazi davvero suggestivi.

  

ENCYCLOPÉDIE DE LA PAROLE - SUITE N°1 "ABC"
progettazione e collezione d’archivio Encyclopédie de la parole
ideazione e regia Joris Lacoste
direttore d’orchestra Nicolas Rollet
con Ese Brume, Hans Bryssinck, Geoffrey Carey ou Théodoor Kooijman, Frédéric Danos, Delphine Hecquet, Vladimir Kudryavtsev, Emmanuelle Lafon, Nuno Lucas, Barbara Matijevic, Olivier Normand, Marine Sylf e con gli 11 invitati Alice Attala, Athaide Maria Grassi, Camilla Fabbrizioli, Simone Gatti, Rocco Federico Castellani, Olivier Gasperoni, Federico Paino, Carolina Pezzini, Beatrice Pinciaroli, Marco Gargiulo, Giulia Pilieci
collezionisti invitati Constantin Alexandrakis, Grégory Castéra, Annie Dorsen, Myriam Van Imschoot, Loreto Troncoso Martinez, Barbara Matijevic, Olivier Normand, Sabine Macher, Berno Odo Polzer, Tomoko Miyata, Seyma Aouij
assistente alla regia Elise Simonet
costumi Nathalie Lermytte
luci Koen De Saeger e Florian Leduc
direttore di scena Florian Leduc
produzione Frédérique Payn e Marc Pérennès
amministrazione Dominique Bouchot
touring Judith Martin

La serata ha inizio con “Encyclopédie de la parole - Suite n°1 "ABC"” un progetto artistico che da circa sette anni sta portando avanti una ricerca sulla parola, il suo suono e tutte le sue declinazioni, con una pulizia e precisione maniacale che rende, nonostante l’incomprensibilità linguistica, l’ora e mezza molto piacevole e divertente. Il gruppo di artisti - perché parliamo di attori, musicisti, poeti, artisti visivi e sociolinguisti - diretti da un conduttore abilissimo, trasformano le proprie voci in un concerto in cui la diversità linguistica, le cadenze, le pause e le indecisioni quotidiane che ognuno di noi incontra nel parlare vengono amplificate, accelerate e dilatate in modo tale da privare le parole del loro significato intrinseco e dare rilevanza alla sola sonorità estetica. Particolare anche la scelta dei testi, da discorsi tra bambini di due anni a conferenze scientifiche; da puntate di cartoni animati o spezzoni di film o video YouTube su come parlare un inglese stentato con accento russo a pubblicità su attrezzi da palestra; o ancora telefonate riguardo l’acquisto di una casa o discorsi presidenziali o una lezione di piano o un semplice alfabeto.

Davvero notevole la concentrazione degli interpreti e del conduttore, abilmente tenuta nascosta dalla loro capacità di divertirsi e soprattutto dalla loro espressività, che gli consente di rendere qualsiasi discorso, dal più buffo al più serio, molto fruibile nonostante le diverse lingue utilizzate.

Non manca qualche scenetta in italiano che diverte particolarmente il pubblico in sala, estremamente eterogeneo per età e provenienza, con riferimento al nostro debito pubblico di nove miliardi o a scioglilingua sull’arcivescovo di Costantinopoli o infine a telefonate piene di intercalari.

Bello il finto finale in cui anche il nostro battito di mani viene diretto dal conduttore e le voci degli interpreti sono costrette a sovrastare l’applauso con un semplice “Thank you” pronunciato però sempre con espressioni e intenzioni diverse; molto divertente anche la scena di un discorso difficilissimo e velocissimo, pieno di suoni strani che i due interpreti devono volutamente sbagliare, scena in cui è possibile davvero apprezzare la difficoltà del non andare all’unisono dopo un’intera serata di coralità.

E poi diciamolo, un lavoro incentrato sulla parola, costruito in diverse lingue e coinvolgendo persone di professioni e nazionalità variegate, rende tutto più europeo e quest’occhio - anzi orecchio - all’internazionalità rappresenta sempre un dono a cui attingere e da cui essere ispirati.

 

Teatro Valdoca presenta
LE GIOVANI PAROLE
rito sonoro di e con Mariangela Gualtieri
con la guida di Cesare Ronconi
cura del suono Luca Fusconi
organizzazione Elisa Bello
amministrazione Morena Cecchetti
produzione Teatro Valdoca
con il sostegno di Comune di Cesena/Emilia Romagna Teatro Fondazione
con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Emilia Romagna, Provincia di Forlì-Cesena

Si corre alla Pelanda per Mariangela Gualtieri del Teatro Valdoca che, con la sua voce calda e rassicurante, ci conduce per mano nel mondo delle parole. Solo un microfono davanti a lei, una compostezza la sua che emana grande professionalità ma anche serenità e semplicità. Una donna che vuole restituire importanza alla poesia non come mezzo per raggiungere fama e successo, ma al contrario per comprendere con umiltà il potere della parola e tutta la sua forza evocativa e concreta. Nei suoi scritti e nel suo recitarli soprattutto, c’è un fluire di vita e di riconoscenza che rende quest’ora in sua compagnia un’oasi di pace nell’indaffaratissimo mondo in cui viviamo. Il suo prezioso taccuino appeso all’abito ma all’occorrenza a portata di mano contiene il suo inno alla gioia, “Cari cuccioli della mia specie”, un richiamo di tenerezza che ci rende tutti più simili e vicini a quest’immagine antica, quasi primitiva dell’uomo come animale affettivo, che per essere felice necessita di vivere in simbiosi con la natura che lo circonda. Una visione che l’uomo contemporaneo ha senz’altro perso ma che a volte si recupera nelle fattezze di un bambino visto come il futuro, la speranza, la gioia e la vera preghiera: “C’è tanta gioia dentro quei corpi piccoli. Forse la gioia è la preghiera più alta.”

L’accostamento musicale rende ogni sillaba scandita ancora più calda ed emozionante.

In questo inno all’amore, al corpo e all’anima, Mariangela Gualtieri ragiona anche sull’incompletezza della parola, che a volte la delude come se le profondità che abbiamo dentro non possano sempre essere espresse, ma mantengano un mistero indicibile come quelli del sonno e della morte, e solo la poesia - che usa le parole ma non si fa ingabbiare - possa provare a raccontarceli.

Ci saluta con una poesia presa da Borges ma modificata con i suoi grazie e ispirata da tanti poeti e santi che conoscevano la sublime arte dell’essere grati per i doni che abbiamo, per l’uomo e la sua anima che “se scende dal suo gradino la Terra muore”. Infine, commuovendoci un po’ tutti, Mariangela Gualtieri ringrazia “per l’antica arte del teatro”, capace ancora oggi di radunare i vivi e nutrirli; questo infatti è quello che si percepisce in sala: le sue parole e il suo donarcele costituiscono una sostanza prelibata per l’anima che, si sa, si nutre di bellezza.

Poiché gli applausi e la fame di parole sono ancora troppi, Mariangela ci dona infine una sua poesia inedita, che si conclude con un invito a portare la pace e a calmare il sangue.

Per quanto si sia digiuni ed inesperti di poesia, una cosa certa è che si potrebbe stare ad ascoltare Mariangela Gualtieri per tutta la notte. 

 

Antonio Tagliarini presenta
EVERY-BODY - UNA DOMANDA D'AMORE
un progetto di Antonio Tagliarini
collaborazione artistica e drammaturgica Jaime Conde Salazar
organizzazione e comunicazione Filipe Viegas
produzione Planet 3
coproduzione Culturgest (Lisbona), Short Theatre (Roma)
residenze Teatro di Villa Torlonia
promosso dall'Assessorato alla cultura e creatività di Roma Capitale con Zètema e la Casa dei Teatri e della Drammaturgia Contemporanea, Roma Marzo 2014 / Short Theatre, Roma settembre 2014 / Attraversamenti Multipli, ottobre 2014 // MAC Birmingham, febbraio 2015 / Forum Dança, aprile 2015 Lisbona

Per concludere, intorno alle 23 ha inizio "Every-Body, Una domanda d'amore", una danza/performance esito del laboratorio condotto da Antonio Tagliarini con un gruppo cospicuo di allievi tutti di età diversa e provenienti da differenti cammini teatrali. Incuriosisce la situazione iniziale in cui persone normalissime - addirittura sedute vicino agli spettatori - si alzano e prendono posizione nello spazio creando figure, barriere, giochi tra loro fatti di corse e avvicinamenti ed infine di contatti.

Nel momento di massima agitazione sembrano tante particelle di un gas in un recipiente costruito da noi spettatori che perimetriamo la sala, poi il rettangolo si svuota e uno di loro si mette con le mani in alto in posizione di attesa e un altro gli si avvicina, si guardano, le loro mani si toccano e si stringono infine in un forte abbraccio; così fanno anche gli altri e l’idea di ossigeno e idrogeno che unendosi compongono l’acqua diventa ancora più esplicita. Tutti questi individui, visti inizialmente come soli, come ostacoli, come incapaci di avvicinarsi, ora trovano uno alla volta la loro metà. 

Il gioco continua a ripetersi sulle note di canzoni piuttosto sentimentali e anche il pubblico viene coinvolto in questa lunga serie di attese ed abbracci e a volte, quando il coinvolgimento cresce, anche di baci. Le canzoni scorrono una dopo l’altra, le luci sono soffuse e tutti ballano, abbracciati, i lenti ma non accade nulla di più, non si percepisce un significato più profondo e il ripetersi della situazione banalizza il tutto rendendolo molto simile ad un prom, i balli scolastici di fine anno tipici dei licei americani, immagine rafforzata dal parquet della sala che potrebbe sembrare una palestra e dalla palla stroboscopica che conferisce un mood molto anni ’90.

Nel finale la musica cambia - dai banchi di scuola si passa al bancone di una discoteca - e tutti, performer e pubblico, si buttano in pista a ballare.

Senz’altro molto divertente questa idea di coinvolgere lo spettatore ma tutto troppo semplice e amatoriale per uno spettacolo diretto da un interessante artista contemporaneo come Tagliarini in un contesto di spessore come quello di Short Theatre.

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
La Pelanda, Centro di Produzione Culturale - piazza Orazio Giustiniani 4, Roma
Per informazioni: telefono 060608 - 06 49385619, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietti: singolo spettacolo € 8 - tessera giornaliera € 17 - Fabulamundi | We are still watching | Every-Body: € 3; prevendita online presso www.vivaticket.it

 

Articolo di: Chiara Girardi
Grazie a: Emanuela Rea, Ufficio stampa Short Theatre
Sul web: www.shorttheatre.org - www.encyclopediedelaparole.org - www.teatrovaldoca.org - www.antoniotagliarini.net - www.every-bodydance.tumbrl.com

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