Emily Dickinson - Teatro Niccolini (Firenze)

Scritto da  Domenica, 22 Dicembre 2019 

E’ andato in scena al Teatro Niccolini di Firenze, in prima nazionale, “Emily Dickinson - Vertigine in altezza” di Valeria Moretti, per la regia di Emanuele Gamba, con protagonista Daniela Poggi, interprete della poetessa; un piccolo grande spettacolo, potente nella sua grazia come la vita incendiaria eppure nascosta della scrittrice, “una vita minuta come un insetto” dice di se stessa un personaggio il cui mondo immenso è tutto in una stanza e nel suo giardino di narcisi. Fuori la sua stessa famiglia, che secondo Emily si vergogna di lei e l’America bigotta e puritana della seconda metà dell’Ottocento. Daniela Poggi ha un’immensa grazia e una fermezza che la tiene in scena oltre un’ora senza pause, con una gestualità e una parola che sono flussi continui, pacati, senza affanno, mai fuori misura eppure forti come quella fragile donna malata che nessuno capiva e che non voleva pubblicare le proprie poesie ma solo scrivere. Lo spettacolo è delizioso, velato di malinconia e di mestizia che non diventa rabbia, ma una strana rassegnazione combattiva, una dosatura che la messa in scena rispetta perfettamente. Suggestiva e originale la scenografia, una grande scatola nera tappezzata di fiori, gli stessi che vestono i mobili e la poetessa; poi tutto diventa bianco ottico, minimale, esageratamente nudo. Luci e proiezioni di grande impatto mentre i versi struggenti, la delicatezza del giardino evocato sfrigolano contro i suoni di musiche elettroniche, e incrociano silhouette proiettate oltre le pareti, nere quando la stanza è a fiori, a fiori quando la stanza diventa bianca.

 

Fondazione Teatro della Toscana presenta
Daniela Poggi in
EMILY DICKINSON
Vertigine in altezza
di Valeria Moretti
costumista Elena Bianchini
suoni e video Alessio Tanchis
aiuto regia Jonathan Freschi
disegnatore luci Loris Giancola
macchinista costruttore Cristiano Caria
costume di Elena Bianchini realizzato da Eleonora Sgherri
sartoria Laboratorio d’Arte del Teatro della Pergola
parrucche Rocchetti&Rocchetti
regia e impianto Emanuele Gamba

 

Lo spettacolo è di grande impatto, lo spettatore è proiettato dentro il piccolo mondo, quasi claustrofobico, della poetessa Emily Dickinson, che nasce nel 1830 ad Amherst nel Massachusetts, trascorrendo la maggior parte della propria vita ritirata nella casa paterna. La sua camera e il giardino diventano i confini del suo universo per altro infinito nella tensione; i narcisi e il suo cane, quasi gli unici amici.

Eppure Emily dice di aver bisogno dell’amore che sembra però uno slancio poetico forte quanto astratto. In effetti l’unico uomo che sembra aver amato e dal quale avrebbe voluto essere sposata, quando muore le lascia un vuoto profondo. Allo stesso tempo aggiunge però che gli amori reali costringono a ‘banali inciampi’ ed è preferibile vivere quelli fantastici. Nella parola poetica è raccolto infatti tutto il suo slancio vitale che dallo spettacolo emerge chiaramente: una vita appartata, sotto tono, rinchiusa in uno spazio solitario e un vulcano all’interno. Così i gesti si fanno misurati; le parole, astruse come lei stessa dice, colano lava come il Vesuvio consentendole di esprimere la propria vitalità, quasi sommesse. Non c’è un urlo nella vita della Dickinson ma una passione sotterranea. Non vuole scrivere per pubblicare, non vuole pubblicare; vuole solo scrivere senza preoccuparsi del consenso altrui. Solo il verso conta per questa donna, figlia di un importante avvocato e di una madre fragile e malata che in certi aspetti le somiglia e che ricorda nelle domeniche a messa, sembra di vederla la ‘famiglia perfetta’ borghese, americana, distinta, impeccabile, quanto evidentemente asfissiante.

La parola poetica è empatica diremmo oggi, desiderosa di ascolto e ognuno può farla sua, è intima e universale ad un tempo. Per questo la sua ‘vita minuta come un insetto’ è collegata all’universo, al cielo di Dio. Quando stila l’elenco delle priorità, delle cose di valore nella vita comincia con la poesia, per andare al sole, al cielo d’estate, ai fiori, fino a Dio ma poi si rende conto che la poesia raccoglie tutto.

Si sente una diversa e si chiede chi sia, “Una profetessa? Un’eretica, una vergine immacolata, o forse solo una donna, brutta, cattiva e malata”. Sono tra le ultime parole ma già in un altro passaggio dello spettacolo si chiedeva se nella sua scelta di vestirsi solo e totalmente di bianco ad un certo punto della sua vita, stile che le valse il soprannome della “vergine di Amherst”, fosse diventata una monaca o una sposa, un dualismo che la regia mette ben in evidenza con i due quadri scenografici e che le musiche e i suoni graffiano con le proiezioni di luce, quel giardino incantato, romantico, eppure foriero di grandi contraddizioni e fermento. Al suo volontario isolamento, a un’esistenza apparentemente priva di grandi avvenimenti, fa da contrappunto una vulcanica vita interiore che si spengerà nel 1886.

Nella prima parte dello spettacolo Daniela Poggi, dizione impeccabile - ormai non più scontato a teatro - e grande eleganza, con una parrucca e un trucco delicatissimo, che la rendono quasi un manichino danzante senza ricerca di somiglianza specifica, quasi allusione allo spirito della poetessa, indossa un abito splendido, quasi tappezzeria, creato da Elena Bianchini e realizzato da Eleonora Sgherri con il laboratorio del teatro; mentre nella seconda parte è la volta di un abito bianco monacale e insieme sensuale nella sua essenzialità. L’attrice ha dichiarato di aver affrontato con grande umiltà la poetessa e questo si percepisce perché fa un passo indietro, non recita i versi, non declama, non se ne appropria, li evoca.

La sua capacità di viaggiare dentro la vita è qualcosa a cui dovremmo tutti attingere - dice Daniela Poggi ad Angela Consagra nel foglio di sala dello spettacolo - oggi noi tutti abbiamo bisogno di tangibilità assoluta nella nostra esistenza, mentre Emily Dickinson viveva nella fantasia, anzi, proprio la costruiva e in questa costruzione c’era un viaggio meraviglioso: un’immaginazione rarefatta, ma che diventava realtà. È stata una ribelle, ma anche impudica nei suoi pensieri, soprattutto ritrovandosi in una società estremamente puritana. La sua capacità di amare era universale e andava al di là di ogni tipo di genere: figure femminili o maschili, il pettirosso, i giacinti, le colline, i tramonti, il sole, la luce”.

La sua carnalità è quasi mistica e la trasgressione non è banalizzata perché così non era la poetessa: la sua opposizione al mondo tutta raccolta nel suo laboratorio poetico. La Poggi non forza il personaggio e non lo traduce nella modernità perché quest’operazione lo snaturerebbe. Eppure la Dickinson, fragile e malata, che negli anni dichiarerà di abituarsi al dolore e alla sopportazione del dolore, è consapevole che nel Medioevo sarebbe stata bruciata come un’eretica. La morte è molto presente nel suo sentire; nel suo fantasticare rende la morte una costruzione scenica chiedendo di venir seppellita con violette accanto al viso per poterle odorare, lentamente, così lentamente da assorbirne l’anima e sogna di poter riprendere le fattezze della giovinezza; come se la morte potesse finalmente concederle grazia e pace, delicatezza. I confini con la vita sono sfumati tanto che ad un certo punto si chiede se sia viva o no. In fondo, come molti poeti, pensa che la vita sia passione ma questa non possa che censurare la felicità e, anche se ad un certo punto dichiara che non soffrirà della ‘vertigine dell’altezza’, è forte la convinzione che non ci sia vita senza vertigine.

 

Teatro Niccolini - Via Ricasoli 3 (piazza Duomo), 50122 Firenze
Per informazioni e prenotazioni: biglietteria Teatro della Pergola (Via della Pergola 30, Firenze) - telefono 055.0763333, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - dal lunedì al sabato: 9.30 / 18.30; biglietteria serale sul luogo dell’evento a partire da un’ora prima dell’inizio dello spettacolo
Orario spettacoli: ore 21, sabato ore 19, domenica ore 17, riposo lunedì 25 novembre
Biglietti: intero platea 37€ - palco 29€ - galleria 21€; ridotto over 60 platea 33€ - palco 26€ - galleria 18€; ridotto under 26 platea 22€ - palco 18€ - galleria 13€
Durata spettacolo: 1h e 10’, atto unico

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Matteo Brighenti, Ufficio stampa Fondazione Teatro della Toscana
Sul web: www.teatrodellapergola.com

TOP