Eloquio di un perdente - Teatro Brancaccio (Roma)

Scritto da  Mercoledì, 17 Gennaio 2018 

Le sue capacità tecniche di autore satirico le ha riconosciute perfino la televisione: chiamandolo, fra l'altro, a intervenire in trasmissioni popolari come Le Iene e Ballarò. È sui contenuti, semmai, che Rai prima e Mediaset poi hanno avuto qualcosa da ridire. Risultato: Giorgio Montanini è stato cacciato dopo rispettivamente tre e due sole puntate. Ed è tornato a riempire i teatri, che sono e restano il palco ideale dal quale dar vita ai suoi irresistibili monologhi.

Altra Scena presenta
Giorgio Montanini in
ELOQUIO DI UN PERDENTE


È accaduto questo anche domenica, alla sua terza apparizione consecutiva al teatro Brancaccio di Roma, scelto questa volta per mettere in scena la prima nazionale del suo ultimo spettacolo "Eloquio di un perdente". La platea e la galleria sono tutte esaurite: poi, dopo qualche minuto, appena un paio di spettatori si alzano indignati e si allontanano platealmente, salutati dall'ironia dello stesso comico. Verrebbe da chiedere loro se non abbiano sbagliato sala, se fossero forse convinti di assistere al cabaret di Enrico Brignano, o qualcosa del genere. Perché il lavoro di Montanini è di tutt'altra pasta, ancor più preziosa perché rappresenta tristemente quasi un unicum nel panorama italiano contemporaneo, almeno ad alti livelli.

L'attore marchigiano sfrutta alla perfezione gli strumenti e il linguaggio della satira: che, come insegnava un suo illustre predecessore, Daniele Luttazzi, può essere scambiata per odio o volgarità solo dagli immaginari più ottusi o bigotti. Si tratta, semmai, di irriverenza, utilizzata come un piede di porco per scardinare i pregiudizi dei luoghi comuni e aprire le menti ai punti di vista meno banali, attraverso la chiave universale della risata. Montanini lo fa in maniera impeccabile, e chi non ha timore di ragionare abbandonando la propria rassicurante prospettiva abituale non può che goderne, con un unico orgasmo intellettuale lungo un'ora e mezza.

Le tematiche sono calate nella più stretta attualità di questi mesi, ma senza perdere una visione d'insieme, oseremmo dire organica. Giorgio stimola il suo pubblico, non lo attacca, ma non se la prende nemmeno con i singoli esponenti della politica, dell'industria, della finanza. No, la sua operazione è molto più sottile: l'oggetto inevitabile della sua satira resta il potere, come vogliono i manuali del genere, ma non questo o quel prestanome di turno, bensì il sistema complessivo. Che si cimenti con il caso Weinstein o con la paura degli immigrati, con il trattamento che la società riserva ai folli, ai drogati o agli irregolari in genere, lui tenta di capire e di farci capire come chi comanda il mondo di oggi abbia imparato a sfruttare le debolezze e le storture dell'animo e della natura umana a proprio vantaggio e per ridurci in una schiavitù inconscia, quasi consensuale.

Tematiche impegnative, consapevolezze che potrebbero risultare addirittura tragiche, se non fosse che Giorgio Montanini le affronta e ce le propone con lo sberleffo. È proprio per questo che risulta così pericoloso, e che in lui (e nel pubblico che, nonostante tutti gli ostacoli, lo segue e lo ama) intravediamo con entusiasmo la scintilla di una ribellione possibile. Andate a teatro a vedere "Eloquio di un perdente", e capirete da soli perché la televisione lo espelle come un corpo estraneo.


Teatro Brancaccio - via Merulana 244, 00185 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.80687231, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: domenica 14 gennaio, ore 21
Biglietti da 19 a 29 euro

Articolo di: Fabrizio Corgnati
Grazie a: Ufficio stampa Rocchina Ceglia
Sul web: www.teatrobrancaccio.it

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