Ella’s Secret - Teatro dell’Angelo (Roma)

Scritto da  Enrico Bernard Domenica, 25 Marzo 2012 
Ella's Secret

Dall’8 al 25 marzo. Un testo importante che scandaglia il senso di colpa che si portano dietro non solo i Tedeschi quali responsabili diretti del nazismo, ma anche le vittime che furono in qualche caso come abbagliate dal fascino del male.

 

 

L’Associazione Culturale MTM mimoteatromovimento presenta

ELLA’S SECRET

di Harris Freedman

con Lydia Biondi e Michetta Farinelli

regia Harris Freedman

assistente alla regia Giovanni Morassutti

traduzione Lydia Biondi

organizzazione Chiara Di Pietro

 

Non si diranno mai abbastanza parole e non si scriveranno mai abbastanza testi teatrali, letterari e quant'altro per ricordare, rivivere e tenere la coscienza sveglia e attenta sulla shoà. Il nitido testo di Harris Freedeman "Ella's secret" da lui stesso diretto, e interpretato con impegno e bravura da Lydia Biondi e Michetta Farinelli, fornisce anche una variante imprevista alla disquisizione sul bene e il male in cui si incappa, non senza rischio di didascalismo, quando si parla dello sterminio di milioni di ebrei.

Per la prima volta, e proprio qui sta la novità di Freedman, viene proposto il tema del “fascino del male”, l'occulta forza di attrazione del nazismo non solo nei confronti del popolo tedesco, succube dei propri mostri interiori, ma anche delle vittime che, in qualche caso (il caso di Ella appunto), rimasero come abbagliati dai carnefici, i biechi macellai delle SS e della Gestapo: gli angeli del male la cui violenza e malvagità, in una interpretazione mistica del destino nella cultura ebraica, poteva essere incosciamente fraintesa come segno della furia divina.

Siamo negli anni Ottanta dello scorso secolo, in una campagna inglese nei sobborghi di Londra. Una donna di origine tedesca fa visita ad una signora di origine ebraica fuggita da ragazza, allo scoppio della guerra, dalla Germania nazista dopo aver perso la famiglia durante la famigerata Notte dei Cristalli del 1938 che dette inizio alla persecuzione e al genocidio degli ebrei. Ella è sposata con un inglese, Peter, e vive di ricordi e di amore per la propria famiglia. Si è lasciata alle spalle il passato e non vuole più sentire neppure una parola in lingua tedesca.

Purtroppo però il passato ritorna nelle spoglie di un fantasma, il fantasma di un ufficiale delle SS, Erik, con il quale Ella ha avuto un rapporto sentimentale, grazie al quale - provveduta di falsi documenti dal suo giovane e aitante amante nazista - è riuscita a fuggire dall'orrore.

Ma di quell'amore proibito, l'attrazione di due spiriti e due corpi giovani che avrebbero dovuto “politicamente” odiarsi, respingersi e ripudiarsi, è rimasta una traccia. Traccia che, Helga, la tedeschissima moglie di Erik, cerca appunto di rinvangare dal passato presentandosi a casa di Ella con un pretesto: Erik è stato condannato per i suoi crimini di guerra e necessitano ora prove e testimonianze per scagionarlo o almeno diminuire le sue responsabilità. Non è forse Ella stessa la prova vivente che Erik ha aiutato, quando ha potuto, un'ebrea a salvarsi? Non è stato forse Erik a provvedere di documenti falsi la giovane e bella israelita? Ella ammette e non ammette, percepisce la gelosia della visitatrice nei suoi confronti per la passione che sconvolse il giovane nazista e la bella ebrea, nega che ci sia stato un rapporto sentimentale, sensuale, tantomeno sessuale, ma qualcosa non quadra: dalle sue parole percepiamo quale dovette essere il suo stato d'animo da ragazza in balia delle orde naziste al cospetto del bell'ufficiale delle SS, gentile, affabile, colto…un vero e proprio angelo del male disceso dal cielo.

Ella abilmente capovolge il colloquio in una sorta di processo al popolo tedesco rappresentato fisicamente da Helga: come avete potuto fare, dire, soltanto pensare le cose orribili che avete detto, fatto e pensato? Helga si difende come può, con i soliti argomenti: non sapevamo, non pensavamo, eravamo convinti, eccetera. Ma poi, a sua volta, da accusata si trasforma in accusatrice: come ha fatto Ella a salvarsi? Quale fu la natura del rapporto con Erik? L'apparente sicurezza di Ella vacilla sotto i colpi della verità che le si para davanti: fu abbagliata, circuita dal Mostro, dai suoi modi gentili, dalla sua ossessione per un amore proibito, pericoloso e quindi doppiamente erotico. "Allora foste anche voi Ebrei abbagliati, come noi Tedeschi, dal fascino del male?" E' l'accusa a cui Ella cerca di svicolare, negando, negando, negando…solo amicizia, simpatia…eppure ci sono delle foto a testimoniare la somiglianza del figlio quarantenne di Ella, Richard, con Erik…Già, Richard non può essere figlio del marito inglese di Ella, è nato nel '40, a Parigi, dopo la fuga dalla Germania aiutata da Erik. Così si svela il segreto di Ella: dal rapporto col demonio nazista è nato un figlio che porta i connotati del padre ("come si somigliano quando portano l'impermeabile" sottolinea Helga).

Come si vede, il testo propone tanti elementi nuovi di discussione, tra cui quello assai interessante dal punto di vista psicologico del “fascino del male”, su cui bisognerebbe riflettere, e soprattutto l'impossibilità di annullare o “dimenticare” effetti e conseguenze dell'immane tragedia, il Nazismo, di cui siamo tutti più o meno consapevolmente colpevoli. 

La nostra singola, individuale “colpevolezza”, ecco la natura del segreto di Ella. E non parlo solo della colpevolezza, scontata, degli assassini, ma della “colpevolezza” o meglio “responsabilità” più generale che può sfociare in un senso di colpa, come accade ad Ella per il suo connubio e copula col Male, oppure in atteggiamenti ahimé diffusi come quell'antisemitismo latente che si sente ogni tanto ribollire nella pentola del marciume interiore, quando si sente: "sì però questi Ebrei, quanto la fanno lunga con la storia della Shoà!".

Il testo di Freedman è incalzante, una sorta di Processo alla Peter Weiss, cadenzato dal ritmo di un tamburo che segna l'indagine interiore e la catarsi dal male di due donne che si sentono e sono, anche se per motivi e condizioni diverse ed opposte, in “colpa”: entrambe unite dalla disperazione di aver amato e di amare una Bestia assassina. 

Forse qualche taglio nella parte didascalica non guasterebbe, come pure suggerisco di chiarire un paio di punti poco chiari di drammaturgia spicciola. Ad esempio, Erik è stato appena condannato per i suoi crimini di guerra - e si parla di stragi e omicidi - ed è stato in prigione. Perché ora è libero, addirittura provvisto di documenti per l'espatrio dalla Germania, visto che alla fine anche lui si presenta in Inghilterra alla porta di Ella? Un criminale di guerra condannato  per gravi reati umanitari dal tribunale non può essere stato messo in libertà nel 1980! E vi sono pure piccole ingenuità di regia (dello stesso Freedman) come i continui spostamenti al buio (di pochi centimetri) della scrivania e delle due sedie che rappresentano tutta la scena che si fa roteare, come a dare l'idea di un girotondo schnitzleriano di cui non si sente il bisogno, e che anzi interrompe il ritmo - come le entrate ed uscite da casa di Helga che segnano un inutile passaggio di tempo. Un passaggio temporale che stanca, perché la questione andrebbe snocciolata e risolta in un'escalation drammatica!

Ma le splendide interpretazioni di Lydia Biondi (Ella) e Michetta Farinelli (Helga) rimettono in sesto i tempi dello spettacolo e di un testo che scava nel profondo di tutti noi e che si consiglia vivamente anche e soprattutto ai giovani.

 

Teatro dell’Angelo (sala Ridotto) - via Simone de Saint Bon 19, 00195 Roma

Per informazioni e prenotazioni:

telefono 06/37513571 – 06/37514258, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orario spettacoli: da giovedì a sabato ore 21, domenica ore 17.30

Biglietti: intero 15,00 €, ridotto 11,00 €

 

Articolo di: Enrico Bernard

Grazie a: Ufficio stampa Donatella Codonesu

Sul web: www.teatrodellangelo.it

 

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