Elettra di Sofocle - Teatro Greco (Siracusa)

Scritto da  Sabato, 21 Maggio 2016 

Dal 13 maggio al 18 giugno. Inaugura la stagione 2016 al Teatro Greco di Siracusa Elettra di Sofocle per la regia di Gabriele Lavia con Federica Di Martino nella parte di Elettra, Maddalena Crippa nelle vesti di Clitemnestra, Jacopo Venturiero nei panni di Oreste e Maurizio Donadoni in quelli di Egisto. Regia possente senza enfasi: misurandosi con il classico Lavia asciuga la partitura, esce di scena, attualizza senza modernizzazioni l’impianto, ed esalta il tema del femminile che in questa tragedia è centrale. Senza cadere nel descrittivismo ne interpreta piuttosto le istanze attuali e fruibili dal pubblico di oggi: un coro al femminile, una battaglia e un sentire tutti al femminile. Una tragedia che Lavia porta tutta nell’interiorità e incornicia in un’interpretazione corale armonica, che regala anche una bellezza estetica sobria ed essenziale. Una regia che coglie il classico nel senso più profondo del termine.

 

ELETTRA DI SOFOCLE
traduzione Nicola Crocetti
revisione e adattamento teatrale Gabriele Lavia
regia Gabriele Lavia
scena Alessandro Camera
costumi Andrea Viotti
musiche Giordano Corapi
maestri del coro Francesca Della Monica, Ernani Maletta
regista assistente Giacomo Bisordi
assistente scenografo Andrea Gregori
assistente volontario Gianni Luca Giuga
direttore di scena Mattia Fontana

Personaggi e interpreti in ordine di apparizione:
Pedagogo - Massimo Venturiello
Oreste - Jacopo Venturiero
Pilade - Massimiliano Aceti
Elettra - Federica Di Martino
Crisòtemi - Pia Lanciotti
Clitemnestra - Maddalena Crippa
Egisto - Maurizio Donadoni
Corifea - Giulia Gallone
Prime Coreute - Simonetta Cartia, Flaminia Cuzzoli, Giovanna Guida, Giulia Modica, Alessandra Salamida

Coro delle fanciulle di Micene Chiara Cianciola, Greta D’Antonio, Giulia Oliva, Maria Chiara Pellitteri, Noemi Scaffidi, Aurora Miriam Scala, Vittoria Scuderi, Silvia Trigona, Delfina Balistreri, Alice Canzonieri, Martina Cassenti, Valentina Elia, Roberta Giordano, Giulia Goro, Debora Iannotta, Clara Ingargiola, Giulia Navarra, Aurora Cimino, Carla Cintolo, Cinzia Coniglione, Alice Fusaro, Desiree Giarratana, Virginia La Tella,Anita Martorana, Sabrina Sproviero, Giulia Valentini, Arianna Vinci

 

Elettra di SofocleElettra di Sofocle, Alcesti di Euripide (dal 13 maggio al 19 giugno 2016, a giorni alterni) Fedra di Seneca (dal 23 al 26 giugno 2016): una stagione all’insegna della donna. Inaugura Elettra di Sofocle, indubbiamente riuscita, alternandosi con l’Alcesti di Euripide - per la regia di Cesare Lievi - e a seguire arriverà Fedra di Seneca, vera sorpresa della stagione - diretta da Carlo Cerciello, queste le tre opere protagoniste del Cinquantaduesimo Ciclo di spettacoli classici al Teatro Greco. La scelta del nuovo consiglio d’amministrazione della Fondazione Inda, presieduto da Giancarlo Garozzo, è stata annunciata nel giorno del debutto della stagione 2015 con l’obiettivo di avviare da subito la promozione del programma previsto per il 2016. Il testo di Sofocle, messo in scena già nel 1956, nel 1970 e nel 1990, e l’opera di Euripide, allestita nel 1992, sono in programma dal 13 maggio al 19 giugno 2016. La novità assoluta è invece la tragedia di Seneca, in scena dal 23 al 26 giugno per poi andare in tournée nei più importanti teatri antichi.

Vedere l’Elettra di Gabriele Lavia - che torna a Siracusa dopo il successo di Edipo re del 2000 - significa assaporare l’essenza del classico come dell’intramontabile, la tragedia greca come archetipo del teatro non a caso riscritta nella drammaturgia contemporanea, quasi tutto quello che c’è stato in mezzo potesse essere messo tra parentesi. L’operazione interessante di Lavia è un’attualizzazione senza modernizzazioni né volgarizzazioni, probabilmente cogliendo proprio il nucleo della tragedia che è universalità coniugata ai problemi spiccioli del tempo.

In tal senso l’impianto scenico e dei costumi è, in armonia con l’idea tragica, essenziale e sempre attuale senza che diventi mai un teatro in costume se non a rischio di apparire forzato e caricaturale. La scena, fissa come nelle tragedie, questa volta priva di ogni macchina scenica, ha un fondo sabbioso e pesante non nuovo nelle regie di Lavia che se ricorda il circo, rende l’azione calata in una sorta di agone. La quinta montata è legno e ferro dall’impressione arrugginita con assi e botti sparse sul palcoscenico. Il risultato è uno scheletro architettonico che ricorda molto le sculture gigantesche di Richard Serra e sembra una metafora della decadenza del palazzo degli Atridi. I costumi mettono ai piedi di uomini e donne calzature pesanti come anfibi per muoversi agevolmente sulla sabbia e pantaloni quasi calzamaglie nere sui quali scendono tuniche di vario tipo. Solo Crisòtemi - la sorella di Elettra - e Clitemnestra, presentano vesti ampie e tipicamente femminili con qualche elemento di vanità in più, rispettivamente in nero e in viola. Un’esaltazione del femminile che ha in sé un elemento di corruttibilità e violenza peraltro. Il coro, tutto al femminile, è sempre in scena e segue da vicino sostenendo e facendo da eco, Elettra, come fosse il suo inconscio e l’inconscio collettivo delle donne. Con vesti rosse e nere di grande suggestione. Capigliature fluenti e lunghe per tutti, quasi esageratamente e il capello diventa l’elemento di riconoscibilità come la ciocca di Oreste che ad un certo punto è lo snodo della vicenda.

Solo Elettra, fulcro della storia, protagonista, sembra aver abdicato alla sua femminilità, almeno quella esteriore e fa riferimento, non a caso, lei stessa ai capelli tagliati. Su di lei aleggia una sorta di disprezzo ma la sua femminilità è più forte di quella ostentata e subita, stereotipata, della sorella che dichiara che non essendo uomini e non avendone pari forza sono costrette, per vivere libere, a piegarsi davanti al potere. Questo atteggiamento Elettra lo stigmatizza come strisciare davanti al potere. La sua è invece una femminilità combattiva, interiore, di figlia devota ad un padre. Il rapporto tra le due sorelle si muove sulla falsariga di quello tra Antigone e Ismene, sebbene con una nota di aggressività. Elettra vuole uccidere; è disperata. Vuole uccidere per riscattare un lutto, per vendicare il padre adorato. E’ il dramma di una vendetta consumata a Micene, tra le mura del decadente e corroso palazzo di Clitemnestra ed Egisto, amante e che spodesta lo sposo legittimo dal trono, un tempo dell’Atride maggiore Agamennone.

Elettra di SofocleQuella di Sofocle è una storia di odio, morte e vendetta che si disinteressa degli dei per raccontare passioni umane, emblematiche fila rosse di una stagione teatrale interamente dedicata alle donne. Ossessionata dall’odio verso la madre, drammaticamente ricambiata, Elettra è una donna che porta rancore. Continuamente ripete i torti subiti rievocando tutto il dolore che le è stato inferto. Maledice la sua stessa genitrice, colpevole di aver ucciso insieme al suo complice e amante Egisto, il marito Agamennone e arde dal desiderio di vendetta. Una vendetta che non può compiere perché donna, come appunto le ricorda la sorella. Spesso immaginata mentre divide il letto con l’aguzzino del marito, è proprio Clitemnestra a catalizzare il disprezzo della figlia che sembra essere confortata dalla sola speranza di un ritorno a Micene del fratello Oreste, finale esecutore materiale del matricidio. Elettra sente di essere incompresa e non riesce a capacitarsi del perché la sorella Crisòtemi non condivida il suo stesso odio ma non si piega al potere, non cede al compromesso e, al contrario, imperversa in quella ricorrente tematica eschilea del “chi ha versato sangue ne verserà a sua volta” e da vittima di soprusi si fa carnefice.

Eppure anche Clitemnestra ha le sue ragioni perché quel padre tanto amato è colui che solo tra i Greci ha scelto di immolare un’altra figlia, Ifigenia, sgozzandola egli stesso per difendere l’onore del fratello Menelao, sebbene la guerra fosse scoppiata a causa dei figli di quest’ultimo. Seppure con una certa perversione una madre non può accettare di discriminare i propri figli ed inevitabilmente si mette dalla parte del più debole.

Al centro restano sempre il tema del sogno e della vendetta che rappresentano alcune categorie del sentire greco e dell’anima tragica ma anche l’importanza della ritualità e dei ruoli: in tal senso il regista abilmente ci fa percepire tutto il fascino e il rispetto che, malgrado la crudeltà, emana Clitemnestra, annunciata in scena da un profumo di incenso ben prima che si veda il braciere che ella porta per compiere il sacrificio sulle spoglie dello sposo che lei stessa ha ucciso.

Convincente l’interpretazione di tutti i personaggi che escono dall’enfasi del ruolo e per questo diventano credibili. Lavia infonde gocce di ironia e sarcasmo che rendono i personaggi persone, uomini di oggi e di tutti i giorni: in particolare Egisto, gradasso, spocchioso e tronfio, con quel fare ammiccante e disprezzante nei confronti delle donne, che racconta un archetipo sempre tragicamente attuale.

 

Teatro Greco di Siracusa - viale Paradiso, 96100 Siracusa
Per informazioni e prenotazioni: numero verde 800/542644, telefono 0931 487248
Orario spettacoli: 13 maggio-19 giugno 2016, a giorni alterni: Elettra di Sofocle, Alcesti di Euripide; dal 23 al 26 giugno 2016 Fedra di Seneca - orario di inizio: maggio, ore 18.45; giugno, ore 19.00

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Foto di: Maria Pia Ballarino
Grazie a: Gaspare Urso, Ufficio stampa Fondazione Inda
Sul web: www.indafondazione.org

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP