Elena, Nannarella & Gabriella - Teatro Ghione (Roma)

Scritto da  Venerdì, 21 Dicembre 2012 

Una serata dedicata alla vita e alla carriera artistica di due grandi donne dello spettacolo, Anna Magnani e Gabriella Ferri. Il talento poliedrico ed appassionato di Elena Bonelli le ha celebrate in una serata-evento al Teatro Ghione martedì 18 dicembre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Elena Bonelli in
ELENA, NANNARELLA & GABRIELLA
Roma celebra Napoli
uno spettacolo dedicato a Gabriella Ferri e Anna Magnani
Cinzia Gangarella al pianoforte
Giandomenico Anellino alla chitarra
regia di Maria Teresa Elena

 

 

Un racconto che, attraverso la vita e l’espressione artistica di due grandi icone dello spettacolo italiano, celebra anche la storia del costume dell’Italia dal dopoguerra agli anni ‘70; una conversazione piacevole fatta di ricordi, immagini, aneddoti e - soprattutto - di canzoni. Quelle più rappresentative della tradizione romana e napoletana, interpretate, con talento e particolare espressività, da Elena Bonelli, straordinaria cantante e attrice impegnata ormai da tempo in iniziative volte a promuovere “l’italianità” nel mondo. Suo il merito, nel 2002 allo stadio di Catania, di aver cantato e fatto cantare l’inno italiano in occasione della partita Italia-Usa, merito riconosciuto ufficialmente dall’allora Presidente Ciampi e consacrato alla ormai consolidata consuetudine di cantare l’inno negli stadi.
Lo spettacolo a cui abbiamo assistito costituisce il tributo a due grandi artiste romane che hanno fatto della canzone napoletana un aspetto fondante della loro carriera, accomunate da un percorso artistico e umano costellato di luci ed ombre, successi e sofferenze, passioni e infelicità: Anna Magnani e Gabriella Ferri.
Nel sottotitolo dello spettacolo “Roma celebra Napoli” è racchiuso il significato di questa gradevole pièce: l’omaggio che tre artiste romane rivolgono alla tradizione, alla nascita e alla diffusione nel mondo, della canzone napoletana.
Sì, perché su questo palco Elena Bonelli porta in scena se stessa, e la vita e la carriera di due  grandi artiste simbolo della romanità, dedicando il primo atto alla vita e alle canzoni interpretate da Anna Magnani ed il secondo alla vita e alle canzoni portate al successo da Gabriella Ferri.
Il preludio è affidato alla melodia napoletana più famosa nel mondo. Elena Bonelli accoglie il pubblico con grande calore, con una presenza scenica prorompente e discreta, una gestualità espressiva accattivante e delicata, creando subito grande empatia con l’intonazione del primo brano che apre il racconto della nascita della canzone napoletana: “O’ Sole mio”. Ci sentiamo a casa. Il fare garbato e cordiale della padrona di casa e l’inno degli italiani all’estero per eccellenza, materializzano in pochi minuti quel senso di appartenenza che, è indiscusso, lega più di qualsiasi collante.
Su un palco decisamente accogliente, in cui sulla destra riconosciamo oggetti che simboleggiano un camerino e sulla sinistra il grande piano a coda, la poliedrica artista racconta, con fare amabilmente discorsivo e con l’aiuto delle immagini originali riprodotte sul fondale, di come e quanto la canzone partenopea sia considerata “patrimonio dell’umanità”, di quanto sia diffusa nel mondo la sua conoscenza anche a seguito del fenomeno di emigrazione che ad inizio secolo portò molti campani fuori dalla nostra nazione; di quanto sia sorprendentemente celebrata all’estero, addirittura con la creazione di un Museo della canzone napoletana istituito a Tokyo. All’ “esportazione” della tradizione del bel canto napoletano contribuirono, prosegue nel racconto, le famose “copielle”, fogli di carta che riportavano per iscritto testo e musica di una canzone, e che con l’intramontabile “Te vojo bene assaje” di Donizetti e Sacco raggiunsero un numero di vendite inaspettato tanto che la canzone trionfò, riscuotendo un sorprendente successo anche in America. Alla diffusione della melodia napoletana oltreoceano contribuì poi anche un grande artista del calibro di Enrico Caruso che ebbe il merito di condividere quell’unanime “sentimento italiano” con i numerosi nostri connazionali lì emigrati.
La canzone romana, prosegue nel racconto la Bonelli, non ebbe analogo successo fuori dei confini della nostra nazione, forse proprio perché il fenomeno dell’emigrazione si concentrò maggiormente nella regione campana; nonostante questo è indiscutibile che anche la tradizione musicale romana resti pur sempre l’espressione di una forma artistica di grande fascino e bellezza.
E’ il momento della grande Anna Magnani: coadiuvata dalle immagini originali in bianco e nero proiettate sullo sfondo, la Bonelli racconta i trascorsi dolorosi della sua infanzia, l’allontanamento dalla madre, la vita nel collegio dal quale scappò per andare poi a vivere con la nonna. Grazie a lei ebbe la possibilità di iscriversi al Conservatorio e poi all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, esperienze che - assieme a un innato talento naturale - la indirizzarono alla capacità di affrontare ogni forma di spettacolo: il cabaret, l’avanspettacolo, il cinema, la televisione. Occasioni di vita in cui ebbe il merito e l’onore di lavorare con grandi artisti tra i quali anche il grande Totò. L’incipit di una carriera fervida, consacrata dall’attribuzione del premio Oscar per l’interpretazione del film “La rosa tatuata” di Tennessee Williams.
E poi gli amori, una vita sentimentale sofferta, la storia tormentata con Roberto Rossellini, il figlio - avuto da Massimo Serato - e la sua malattia, e infine la malattia che procurò il riavvicinamento del suo grande amore, Rossellini, e nel 1973 la morte.
Due grandi canzoni, “Reginella” e “Malafemmena”, interpretate dalla Bonelli con grande passione e sentimento, fanno rivivere sul palco le amarezze, i dolori, gli amori e le passioni di questa artista immensa della quale Eduardo diceva che “non le serviva la voce per recitare” ma che bastava la sua straordinaria capacità espressiva.
Il secondo atto si apre sullo sfondo di un’immagine intensa del volto, espressione di un’anima sofferta, di Gabriella Ferri. Uno sguardo che denuncia la profondità del suo essere e del suo malessere. Una donna timida e ribelle, rivoluzionaria, controcorrente.
Dotata di un grande talento, che purtroppo non ha mai neutralizzato il suo male interiore, fu artista erede di una romanità che non è solo nella voce, ma è teatralità, drammaticità, spirito libero. Elena Bonelli ne interpreta, avvicinandosi emotivamente al suo personaggio, i suoi più famosi successi: “Dove sta Zazà”, “Rumba degli Scugnizzi”, “Nina se voi dormite”, e un’intensissima “Le Mantellate”.
Il racconto prosegue commosso nell’affondo amaro tra le pieghe dello stato depressivo che colpì la cantante a seguito della morte del padre, e che le procurò ferite laceranti mai rimarginate. Sulle immagini proiettate del testo “Una donna sbagliata”, Elena Bonelli chiude lo spettacolo lasciando invece aperto l’interrogativo che ancora oggi aleggia sulla morte, improvvisa e forse accidentale, di Gabriella Ferri. Commosso il finale della canzone di cui la Bonelli scandisce con forza ed emozione le parole; un monito, un auspicio, un desiderio: “Tanta voglia di amare".
Il saluto alla platea partecipe e coinvolta del Ghione è sulle note del famoso refrain di “Dove sta Zazà”, che il pubblico intona in coro, riaccendendo l’atmosfera di allegria e applaudendo animatamente la protagonista di questo gradevolissimo spettacolo; la quale ricambia con affetto e senso di gratitudine quando, ricevendo sul palco un bellissimo fascio di rose rosse, ne condivide alcune donandole alla calorosa platea.

 

 

Teatro Ghione - via Delle Fornaci 37, 00165 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/37500363
Biglietti: platea 25 euro, galleria 20 euro

 

 

Articolo di: Isabella Polimanti
Grazie a: Ufficio stampa Maurizio Quattrini
Sul web: www.elenabonelli.net - www.teatroghione.it

 

 

TOP