Elena - Off/Off Theatre (Roma)

Scritto da  Sabato, 10 Marzo 2018 

Elisabetta Pozzi all’Off/Off Theatre dà corpo e voce ad una Elena inedita, scardinando lo stereotipo di una delle figure mitologiche più celebrate, simbolo della bellezza, alla quale si attribuisce la causa scatenante della mortifera guerra di Troia. Lo spettacolo è la mise en scene del monologo di Ghiannis Ritsos, scritto negli anni Settanta, dove la figura di Elena di Troia è rivisitata con dolente partecipazione esistenziale, secondo la pietas e la sensibilità del grande poeta greco.

 

Fondazione Teatro Due - Parma presenta
ELENA - l’antica bellezza
da Ghiannis Ritsos, Omero, Giorgos Seferis
con Elisabetta Pozzi
regia Andrea Chiodi
drammaturgia e musiche Daniele D’Angelo
scene e costumi Ilaria Ariemme
disegno luci Marco Grisa

 

Elena dai capelli color oro, Elena dagli occhi color del mare, Elena dalle bianche braccia, Elena la donna più bella del mondo, l’Adultera, fonte di guai e disgrazie: forse non c’è altro personaggio del mito che sia stato confinato in un cliché e infamato quanto Elena di Troia. Solo un poeta poteva metter mano al mito di Elena e solo un grande poeta greco come Ghiannis Ritsos poteva permettersi la grande licenza di immaginarla ormai invecchiata, umana, contemporanea, così come la vediamo rappresentata nella singolare pièce interpretata dalla splendida Elisabetta Pozzi all’Off/Off Theatre di Roma. Il ritratto stereotipato e smagliante di Elena “la bella”, consegnato all’immaginario collettivo dalla tradizione e dalla letteratura, viene ribaltato nel testo che Ritsos scrisse nel 1970, nel quale si ritrovano la sofferenza e la solitudine dell’essere umano che “comincia a sentirsi intruso nella sua stessa vita”.

Epica e quotidianità si incontrano in quest’occasione, dove non si sa se si assiste alla celebrazione del mito oppure alla sua disintegrazione, creando nello spettatore una sensazione di sconcerto ma anche di familiarità. In realtà le due componenti sono entrambe presenti perché Elena è davanti a noi rappresentata quasi come la “pazza della porta accanto”; attuale negli abiti e negli atteggiamenti, brandisce un bicchiere di whisky e fuma una sigaretta con l’aria disincantata di una attempata entraîneuse, veste un abito da sera di lustrini e paillettes, sbilenco sulle spalle, dettaglio che ne tradisce vieppiù la sciatteria. Ma quando comincia a ricordare e parla del potere di un’antica bellezza che appartiene alla sua giovinezza, quando fu pomo della discordia tra Paride e Menelao, ci catapulta alla guerra tra Troiani ed Achei di tremila anni fa, come nulla fosse, in un scarto temporale spiazzante.

I nomi dei fantasmi che popolano la sua casa fanno tremare le vene dei polsi, tanto è potente la forza evocatrice di eventi sanguinosi e incandescenti: Paride, Menelao, Clitemnestra, Agamennone, Achille, Teseo, e i suoi fratelli Castore e Polluce…sono i protagonisti della sua vita passata ma oggi, per avere un caffè, deve combattere con ancelle dispettose che glielo negano, che la sbeffeggiano, le rubano le trine e i gioielli e lei, che ha dominato gli eroi, è vittima dell’invidia e dell’arroganza della loro giovinezza. Serve giovani e rozze, che indossano i suoi pepli e le fanno il verso, come se non avesse mai passeggiato sulle mura di Troia con i fiori nei capelli! Eppure, per quanto la sua immagine sia appannata e decadente, Elena risulta ancora sensuale e seducente, con quel distacco che caratterizza chi ha conosciuto il potere della bellezza sull’uomo ma ne racconta anche la sua vanità, la fuggevolezza dell’amore nell’alcova, dove anche i grandi guerrieri, quando dormono, sono indifesi come bambini.

Elena entra in scena da dietro a una tenda, scalza e barcollante, scarmigliata, con il rossetto un po’ guasto sulle labbra, si infila scarpe da sera per ricevere un muto, immaginario visitatore, forse un guerriero suo antico ammiratore (“hai ancora il mio volto sul tuo scudo?”) che è andato a trovarla. Rinnova con lui i ricordi dei giorni gloriosi e, quando congeda il suo ospite, si toglie di nuovo le scarpe col tacco e si distende per riposare. In scena cinque sgabelli che sono ora tavoli da night dei giorni nostri, ora fantasmi della guerra di Troia, ora mobili accatastati di una casa in disarmo, poi dormeuse. Il gioco di rimandi tra antico e moderno, palesemente irreale, crea un clima a volte confuso.

Il monologo, all’interno del quale confluiscono anche citazioni da Omero e Seferis, coacervo di suggestioni e memorie, vuole sopra ogni cosa raccontare il rimpianto di una bellezza perduta che è stata orgoglio e prigione femminile, ma dice anche del grande sollievo di non essere più un simbolo obbligato di perfezione: ah, non dover tingere i capelli! Ah, non dover tendere le mascelle per nascondere le rughe!

Dalla centralità alla marginalità, dalla luce splendente del sole al pallore lunare, in un ambiente in penombra che sa d’anfratto, rischiarato da luci sapienti, ora radenti ora frontali: Elisabetta Pozzi dà vita a una drammaturgia che si distingue per originalità, anche se spesso frammentaria e incoerente; scandaglia il personaggio con padronanza di sfumature e muove il suo corpo in sintonia naturale con le parole, reiteratamente accompagnata dalle note della sonata “Al chiaro di luna” di Beethoven.

Attratti dalla magnetica Pozzi, ci ritroviamo a contemplare un nuovo Mito, l’Antica Bellezza.

 

Off/Off Theatre - Via Giulia 20, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/89239515 - 389/4679285, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17
Biglietti: intero 25€, ridotto under 26 e over 65 18€, gruppi 10€
Durata spettacolo: 55 minuti

Articolo di: Rosanna Saracino
Grazie a: Carla Fabi e Roberta Savona, Ufficio stampa Off/Off Theatre
Sul web: http://off-offtheatre.com

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