Elena - Teatro Greco (Siracusa)

Scritto da  Sabato, 22 Giugno 2019 

Dal 9 maggio al 22 giugno. Un' Elena inusuale, sia nell'interpretazione del mito raccontata da Euripide che nella messa in scena del regista. Per la 55° Stagione del Teatro Greco di Siracusa, Davide Livermore trasforma la tragedia di Elena in una versione visionaria e hi-tech, condendola con toni ironici e farseschi. Una messa in scena vigorosa e senza dubbio visivamente d'impatto.

 

ELENA
di Euripide
traduzione Walter Lapini
regia e scene Davide Livermore
costumi Gianluca Falaschi
musiche Andrea Chenna
disegno luci Antonio Castro
video design D-Wok
assistente alla regia Alberto Giolitti
assistente scenografo Lorenzo Russo
assistente ai costumi Anna Missaglia
direttore di scena Mattia Fontana
con Laura Marinoni, Viola Marietti, Sax Nicosia, Mariagrazia Solano, Maria Chiara Centorami, Simonetta Cartia, Giancarlo Judica Cordiglia, Linda Gennari, Federica Quartana
coro Bruno Di Chiara, Marcello Gravina, Django Guerzoni, Giancarlo Latina, Silvio Laviano, Turi Moricca, Vladimir Randazzo

 

Elena Teatro Greco di SiracusaPer raccontare “Elena”, la tragedia che insieme a “Le Troiane” e alla commedia “Lisistrata” va a comporre il programma della 55° Stagione del Teatro Greco di Siracusa, non si può che partire dall'impatto visivo e dalla versatile creatività di Davide Livermore che ne cura scene e regia. Torinese d'origine britannica, regista-cantante-attore-scrittore-danzatore, Livermore ha inaugurato l'ultima stagione lirica della Scala di Milano con un “Attila” di Verdi di grande successo ed è ormai uno dei registi più richiesti dai teatri d'Opera di tutto il mondo. E in effetti anche la sua “Elena” potrebbe tranquillamente essere un'opera lirica o, perché no, uno show televisivo. Ci sono maxischermi a led, abiti di paillettes, poltrone telecomandate, costumi settecenteschi, un coro tutto al maschile che stappa champagne, baci appassionati e un progetto hi-tech grazie al quale l'acqua suona. Decisamente poco rimane della classicità della tragedia di Euripide e netta è la contrapposizione con “Le Troiane” con cui lo spettacolo si alterna sera dopo sera.

A fare da padrone in scena è ancora un elemento naturale: dove ne “Le Troiane” c'erano decine di tronchi d'albero dritti e allineati, in “Elena” l'intero spazio scenico viene allagato con 25 mila litri d'acqua. Livermore crea un lago scuro e nell'acqua, con le vesti inzuppate e i corpi bagnati, si muovono gli attori mentre intorno galleggiano pezzi che raccontano il mito di Elena in una versione ben diversa da quella che tutti conosciamo. Tutto ciò che anche lo stesso Euripide aveva raccontato solo pochi anni prima (“Le Troiane” è del 415 a.C., “Elena” del 412) viene capovolto: non fu Elena di Sparta la causa scatenante della guerra di Troia. A fuggire dal marito Menelao insieme al troiano Paride, non era stata la vera Elena ma un'ombra creata a sua immagine da Era, per un capriccio divino. La colpa di Elena, motore di una lunga catena di dolori ed eventi tragici, non esiste; tutte le sofferenze, le morti, Troia bruciata, la guerra, furono causate da un fantasma, mentre la vera Elena viveva lontana in Egitto. Una guerra inutile, come in fondo lo sono tutte e “Elena” si dimostra un'opera “pacifica”, non priva di richiami anche alla più viva attualità (il greco Menelao, naufrago in terra egiziana e in cerca di accoglienza, viene zittito da una donna con “Qui i porti sono chiusi!”).

E' la stessa protagonista a raccontarci la sua storia a inizio spettacolo, prima sullo schermo e poi dal vivo quando Laura Marinoni fa il suo ingresso in scena, fasciata in un abito di paillettes dorate e interpretando un'inedita Elena sensuale, ironica, caparbia e schietta. Soprattutto, un'Elena casta e devota alla memoria del marito lontano, così diversa dalla sua abituale immagine di traditrice. Elena è ora richiesta in sposa dal Re Teoclimeno ma quando Menelao naufraga proprio sulla costa egiziana e la incontra, marito e moglie si riconoscono in un duetto d'amore e progettano la fuga insieme. Il mito della doppia Elena, qui continuamente sottolineato dai riflessi dell'acqua e da giochi di specchi, era stato proposto dal siciliano Stesicoro di Himera prima ancora che da Euripide, in una sorta di riscatto per uno dei personaggi più rovinosi della mitologia classica.

Elena Teatro Greco di SiracusaL'opera di Euripide, oltre che meno nota di tante altre, è anche decisamente sui generis con una trama che ribalta tutto quanto raccontato precedentemente e con un lieto fine molto poco tragico. Questa commistione particolare tra tragedia e commedia viene ancor più esaltata dalla regia di Livermore che accentua (troppo?) toni ironici e grotteschi, portando situazioni e personaggi ai limiti del surreale. Il coro greco è composto da otto uomini, all'inizio interamente velati e poi a torso nudo e con grandi gonne nere, il Re Teoclimeno (un ironico Giancarlo Judica Cordiglia), che dovrebbe essere il malvagio della storia, è agghindato con vesti settecentesche, ha toni leziosi ed è accompagnato al suo ingresso dal suono di violini con costanti richiami alla reggia di Versailles. Sia nelle battute che nelle movenze degli attori, c'è un deciso allontanamento dalla tradizione classica, con spunti e azzardi che possono essere considerati geniali come fuori misura.

Un lungo maxi schermo a led incombe alle spalle degli attori trasmettendo immagini di cielo, di stelle, di onde - placide, minacciose, tinte di rosso per il sangue degli uomini morti in quel mare. La scena, mai statica, è ricca di elementi che si muovono sulla superficie d'acqua: la lapide per il re Proteo appena scomparso, la prua di una nave che affiora dal mare e che verrà più volte spostata e utilizzata, una poltrona mobile, calici galleggianti. Belli i costumi, sfarzosi e luccicanti, creati da Gianluca Falaschi che mescola moderni abiti a sirena a vesti settecentesche, ori e armature.

Fondamentale il ruolo della musica e dei suoni che conferiscono dinamismo all'intero impianto narrativo. Il compositore Andrea Chenna crea oltre 90 minuti di musiche originali con un ritmo battente, ipnotico, incessante, ricco di bassi e suoni astratti. Lo stesso palcoscenico diventa un grande strumento musicale grazie a sensori e microfoni immersi nell'acqua che si innescano con il movimento amplificando il suono; è il risultato di un lungo lavoro di ricerca e sperimentazione sull'acqua portato avanti per anni da Livermore e Chenna. Un'arpa galleggiante sull'acqua arricchisce alcune scene mentre il finale si trasforma in un trascinante concerto dal ritmo crescente accompagnato da precisi movimenti coreografici del coro, martellanti e ripetuti all'infinito.

Lo spettacolo è certo suggestivo, un meccanismo complesso e maestoso dal sapore quasi cinematografico, a partire dalla scomposizione in scene scandite da un suono e un flash bianco sullo schermo. Tantissimi gli elementi e i richiami, molti esteticamente affascinanti e d'impatto, ma la sensazione è che siano accorgimenti prevalentemente stilistici, che allontanano dal testo e dal suo valore. Livermore dimostra coraggio e sfrontatezza, osa mescolando la tecnologia con la storia più antica. Stando agli applausi scroscianti del pubblico ne esce vincente.

 

Teatro Greco di Siracusa - viale Paradiso, 96100 Siracusa
Per informazioni e prenotazioni: biglietteria Fondazione Inda 0931/487248 (dal lunedì al sabato
dalle ore 10 alle ore 13), biglietteria Teatro Greco 800/542644 (lunedì dalle 10 alle 17, dal martedì alla domenica orario continuato dalle ore 10 alle ore 19)
Date spettacoli: maggio 9/11/15/17/19/21/23/25/29/31 (inizio spettacoli ore 18.30), giugno 2/4/6/8/12/14/16/18/20/22 (inizio spettacoli ore 19)

Articolo di: Michela Staderini
Foto di: Maria Pia Ballarino (prima e terza immagine) e Franca Centaro (seconda immagine)
Grazie a: Ufficio stampa Maya Amenduni
Sul web: www.indafondazione.org

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