Eigengrau - Teatro Filodrammatici (Milano)

Scritto da  Domenica, 06 Dicembre 2015 

“Eigengrau” è una parola tedesca e significa grigio di fondo. Quel grigio percepito dagli occhi quando sono immersi nella totale oscurità. Un titolo originale per il testo, affascinante e misterioso, di Penelope Skinner, andato in scena al Teatro Filodrammatici. Una produzione firmata da Teatro Filodrammatici di Milano e Carrozzeria Orfeo, per la regia di Gabriele Di Luca e Bruno Fornasari. In scena Tommaso Amadio, Valeria Barreca, Federica Castellini e Massimiliano Setti.

 

EIGENGRAU
di Penelope Skinner
con Tommaso Amadio, Valeria Barreca, Federica Castellini, Massimiliano Setti
scene e costumi Erika Carretta
regia Gabriele Di Luca e Bruno Fornasari
produzione Teatro Filodrammatici e Carrozzeria Orfeo

 

Le labbra di un sipario nero si schiudono, una lieve sinfonia di mare e gabbiani ci accoglie socchiudendoci gli occhi in questa tenue luce blu.

Lui aveva saziato i suoi libidinosi istinti per le innumerevoli ore senza luce e lei, al mattino, era corsa via, senza far rumore, facendo attenzione, già l'amava quell'uomo ben sbarbato sotto le lenzuola.

Lui ora sveglio, apparentemente solo, fischietta la sua virilità soddisfatta, petto nudo e scarpe lucide. Gironzola nella casa accogliente ma sconosciuta. Quest'altra chi è? La coinquilina di quella della notte scorsa, piacere Mark, piacere Cassie. Un'altra lei, con i capelli raccolti, in tuta. In salotto, lui ancora senza camicia, lei una femminista convinta, lui un ricco pubblicitario con la casa in centro, lei un'aria repressa.

All'improvviso un'aggressione verbale dell'idealista femminista, il lui Mark impreparato a una donna apparentemente indomabile. Cassie si scusa, è che lei quando si tratta di Donne piazza bandiere rosa anche sui culi degli uomini che la sua nuova coinquilina Rose si porta a letto. Cassie ci crede veramente, ''fa pressione sul Parlamento'', perché se il credo è un atto, lei si attua ogni volta che può. Ma si scusa, sta smettendo di fumare e ciò la rende nervosa, allora altro che bandiere, carrarmati per ogni occasione, ma si scusa, del thè? Bevi una tazza di thè con me ? Earl grey o Rosa Canina?

Il fato talvolta si traveste da Earl Grey e gli ingenui bevitori di thè non sanno a cosa vanno incontro sorseggiando quella bontà zuccherata.

Mark non ha richiamato. Gli sarà sicuramente successo qualcosa, un rapimento, un omicidio, una bomba, le cavallette, la malaria, le nonnette coi carrelli della spesa. Rose è preoccupata. E Rose è innamorata. Rose è accecata. Cassie, invece è una che la realtà la guarda dritta negli occhi, è una temeraria lei, non si lascia affascinare dagli uomini sbarbati, a petto nudo, in salotto, con le scarpe lucide, l'aria del ritardatario che è ritardatario solo perché deve essere aspettato, una voce calda, una certa spigliatezza, no lei, lei resta lucida, lei tenta di persuadere la povera Rose, che fila mille tragedie sul destino di Mark, quando Mark probabilmente è a casa, con Tim.

Pringles, birra, il posacenere della nonna, un panzone antisesso, una barba incolta, una fiacchezza atavica, quante parole per un solo nome Tim, un classico esempio di uomo che a Milano non sopravviverebbe più di due ore, un classico esempio di uomo col sedere attaccato al divano dalla paura e da uno strano senso di inutilità.

Mark, la camicia bianca che, nei fumi dell'alcol, nella frenesia della libidine, in lei che era bollente, la mattina è comunque stirata e ben appesa alla sedia; Cassie, il suo discorso tinto di rosa, il suo credo che ha la tristezza di una ragione di vita, la stessa importanza di un gioco che spezza la noia della vuotezza della vita, diciamo un gioco serio e pieno di paroloni e statistiche; Rose, gli oroscopi, la numerologia, gli gnomi e il vero amore; Tim, che cerca disperatamente un'altra nonna cui trasmettere un amore quasi infantile, così puro, tutto represso nel grasso della panza pendente.

Quattro palle da bigliardo sullo stesso telo verde, le stecche del fato si divertono a scontrarle, a scontrare le loro mancanze, a trasformare una commedia da metropoli inglese in una tragicommedia da karaoke strazianti, sedie a rotelle, donne incinte, pompini e 'quel cappello è mio?!'.

La follia ironica e tagliente di Penelope Skinner ci spaventa fino a rizzarci i capelli perché per certi tratti ci sembra normalità, credibile, plausibile anche nelle nostre vite. Una tragicommedia a quattro spazi, di battute tagliate, incompiute, che lasciano a intendere talvolta volgari sincerità omesse e perversioni nascoste. Il quadretto perfetto di questa corsa affannosa, faticosa, talvolta vergognosa all'autenticità di un affetto, di un credo, di un bicchiere di vino come di un discorso politico; il tentativo, a costo di un'illusione, a costo di perdere l'orgoglio, di riempire i solchi profondi delle nostalgie e delle mancanze più intime.

“Eigengrau”, la grassa risata della verità che si fa spregevole sulle pelli di quattro marionette, così spaventate da se stesse, dalle proprie solitudini, dai propri segreti che non s'accorgono che la comunicazione può esistere se solo non si temessero le parole.

Un'ora e mezza spassosa, in compagnia di quattro attori splendidamente autentici - Tommaso Amadio, Valeria Barreca, Federica Castellini e Massimiliano Setti - con la regia di Gabriele Di Luca e Bruno Fornasari.

Le storie senza fine accolgono applausi più pieni, perché i non-finiti sono più veri dei lieti fini o delle fini tragiche, nessuna vita si riassume in ottanta minuti; lasciare il sipario aperto, non porre un punto al copione è un atto di comprensione degli spettatori che fuori dal Teatro Filodrammatici hanno una vita a tempo ancora indeterminato, come indeterminata - si lascia intendere - è la vita di Mark, Cassie, Tim e Rose. Una breve parentesi in comode poltrone rosse in cui ci siamo raccontati quello che le menti perverse dei paurosi come noi possono combinare.

 

Teatro Filodrammatici - via Filodrammatici 1, 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36727550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: lunedì riposo / martedì 21.00 / mercoledì 19.30 / giovedì 21.00
venerdì 19.30 / sabato 21.00 / domenica 16.00
Biglietti: intero: 20 euro / ridotto convenzionati 16 euro / ridotto under 25 13 euro
ridotto over 65 10 euro
Durata: 80 minuti

Articolo di: Carla Nigro
Grazie a: Antonietta Magli, Ufficio stampa Teatro Filodrammatici
Sul web: www.teatrofilodrammatici.eu

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