Educazione siberiana - Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi (Roma)

Scritto da  Enrico Vulpiani Mercoledì, 29 Gennaio 2014 

Dal 28 gennaio al 16 febbraio. Lo spettacolo è tratto dal libro di Nicolai Lilin, Educazione siberiana (edito da Einaudi), crudo resoconto di significativa appartenenza agli Urka siberiani, ultimi discendenti di una stirpe guerriera feroce ma piena di onore. Quando Lilin nasce in Transnistria, regione dell’ex Unione Sovietica oggi Moldova, la criminalità dilagante è l’unica certezza per un bambino come lui, cresciuto nel culto delle armi, che vengono esposte in ogni casa ai piedi delle icone religiose, come fossero anch’esse ammantate di sacralità. Educazione siberiana è un moderno racconto di formazione. Da un lavoro a stretto contatto con Lilin, la compagnia NesT diretta da Giuseppe Miale di Mauro ha tratto uno spettacolo strutturato come una discesa nell’inferno dei dieci comandamenti dell’educazione degli Urka.

  

EDUCAZIONE SIBERIANA
di Nicola Lilin e Giuseppe Miale di Mauro
da un’idea di Francesco Di Leva e Adriano Pantaleo
regia Giuseppe Miale di Mauro
con Luigi Diberti
e con Elsa Bossi, Ivan Castiglione, Francesco Di Leva, Giuseppe Gaudino, Stefano Meglio, Adriano Pantaleo, Andrea Vellotti
scene Carmine Guarino
luci Luigi Biondi
musiche Francesco Forni
costumi Giovanna Napolitano
cura del movimento Roberto Aldorasi
produzione Fondazione del Teatro Stabile di Torino, Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con NestT (Napoli est Teatro)

 

“La fame viene e scompare, ma la dignità, una volta persa, non torna mai più”. La luce dondola, ritmicamente, celando e svelando le ombre di Fiume Basso. Illumina l’altarino di armi e santità di Nonno Kuzja, uno dei capi storici degli Urka siberiani, discendenti di un'etnia di guerrieri insediatisi lì quale ultima tappa della loro fuga dalla Siberia. Una comunità di “criminali onesti”, gente capace di brutalità efferate ma guidata da un codice morale antico e incorrotto, scritto sulla pelle di ognuno, con dei tatuaggi che tracciano la storia di ogni singolo individuo, predicendone il destino.


Una linea-guida che la Perestrojka sgretola insieme all’impero sovietico. Le pietre del muro di Berlino crollano sulla teca del formicaio russo, lasciandolo esplodere in mille pezzi e lasciando impazzire di libertà le anime abituate ad un percorso segnato, avvilente ma vigliaccamente rassicurante. L’unica salvezza è lo sguardo di Dio, inviato sulla terra sotto le sembianze di “idioti sapienti”, anime candide, incomprensibili alle persone “normali” (espressione orribile coniata da persone misere e spaventate per rinchiudere l’infinito nei propri due numeri binari). Ma loro è la visione chiara delle cose ed è il peccato originale, o più realisticamente la caducità umana, ad impedirci di riuscire a comprenderli.


“Il mondo ora è grande! Il cupo manto della dittatura è stato squarciato e vivo dev’essere il nostro esercizio di libertà per impossessarcene!”. Yuri sente l’odore aspro delle illusioni del mondo capitalista e si lascia sedurre. La cecità dell’ambizione lo sbatte fuori dalla sua patria etica, lontano dallo sguardo di Nixon, coscienza candida e assente che con i suoi buffi ed estranianti commenti in inglese emette sentenze e vaticini. La banalità del male lo conduce fra le braccia della polizia corrotta, criminali disonesti che abusano del potere per riuscire ad averne ancora di più. Ma l’allievo, come spesso avviene, supera il maestro. Yuri sa chi sono i suoi amici e i suoi nemici. Sa come lasciar sprofondare Fiume Basso, spegnendo l’aura che veglia su di essi, gli occhi di Nixon, facendo scontare le proprie colpe al giusto fratello Boris ed al cugino Mel, lasciando così placare in cella la loro sete di vendetta.


Una partita a scacchi giocata con ingenui praticanti. La droga scorre ormai a fiumi nel quartiere, nelle scuole, ma è solo l’inizio… è tempo che anche a Fiume Basso venga aperto il primo “McDonald”. Non c’è più altra luce che il denaro, Boris riesce finalmente ad affrontarlo, e il loro mondo esplode. Il nonno saggio, anche lui con i suoi efferati crimini che gli intasano i ricordi, gli ricordava sempre: "Kolìma, dobbiamo avere rispetto per tutte le creature viventi. Eccetto che per la polizia, la gente che lavora nel governo, i banchieri, gli usurai e tutti quelli che hanno il potere del denaro e sfruttano le persone semplici. Ti dico, rubare a queste persone è permesso. Ma ricordati: chi vuole troppo è un pazzo. Un uomo non può possedere più di quanto il suo cuore possa amare".


La soluzione scenografica a più livelli è molto accattivante ed efficace, i pannelli che salgono e scendono rendono pienamente l’idea dell’oppressione dello spaesamento, del veleno stillato da sirene luccicanti, della morte, fisica e morale. La regia riesce a mantenere un costante livello di tensione, puntellato da secchi colpi di scena e sostenuto da una recitazione sentita ed intensa. Un’installazione potente del mondo come lo conosciamo e come vorremmo non fosse.

 

 

 

 

Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono botteghino 06/4882114 - 06/48872222, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì, sabato ore 20.45; mercoledì, domenica ore 17.00
Biglietti: €20 intero, €17 ridotto convenzioni ed Over 60, €15 ridotto Under30, €11 ridotto gruppi scuola
Durata spettacolo: 90'

 

Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Maya Amenduni, Ufficio stampa Teatro Eliseo
Sul web: www.teatroeliseo.it

 

 

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