Edith Piaf: tra storia e mito - Festival La Versiliana 2018 (Marina di Pietrasanta)

Scritto da  Lunedì, 20 Agosto 2018 

Serata unica, nello spazio Caffè, per la regia e interpretazione sia recitativa, sia canora di Monica Menchi, accompagnata da una voce jazz, pianoforte e accordéon per raccontare la vita e il sentire della “regina” della canzone francese Edith Piaf, un’esistenza a braccetto con la morte e piena di ferite. Lettura scenica che, passo passo, in modo un po’ didascalico, ci accompagna a ripercorrerne la biografia. Nella parte finale la voce della seconda interprete, Antonella Grumelli, che sceglie la non imitazione, e la capacità mimica anche nella voce della protagonista, rendono lo spettacolo più appassionato.

 

EDITH PIAF: TRA STORIA E MITO
drammaturgia e regia Monica Menchi
arrangiamenti musicali Daniele Biagini
con Monica Menchi, Antonella Grumelli
pianoforte Daniele Biagini
fisarmonica Iuri Ricci

 

E’ Edith Piaf, regina delle scene parigine, prima delle bettole e poi dei cabaret, fino all’ Olympia e ai grandi teatri internazionali, la vera protagonista che rende difficile qualsiasi tentativo non solo ovviamente di interpretarla ma anche di raccontarla. La voce del “passerotto” maltrattato fin dalla nascita e il ricordo delle sue indimenticabili canzoni rendono di per sé il pubblico felice.

Lo scenario è suggestivo, seppur lontano certo dalle brume parigine, e dai locali fumosi o dal grande splendore dei teatri più noti dove finì la sua carriera; La Versiliana ne accoglie il mito all’aperto tra i pini marittimi in uno scenario gravido di storia e di sofferenze amorose. Fu la dimora per un periodo di Eleonora Duse in estate, un’altra diva sofferente.

Lo spettacolo è andato in scena nell’ambito della 39° edizione del Festival della Versiliana firmato per la direzione artistica da Massimiliano Simoni; la regia è curata da Monica Menchi che, oltre ad esserne l’interprete principale, è l’autrice del testo di questa biografia musicale di Giovanna (nome in onore di un’infermiera tedesca) Edith Gassion, che presto scoprì l’importanza del nome nell’arte. Celebre in tal senso l’incontro raccontato nella serata con Yves Montand, al secolo Ivo Livi, il cui nome così suggestivo nasce dal richiamo della mamma toscana che lo chiamava perché rientrasse a casa, “Ivo monta”, ovvero “sali”. Con il cantautore tra l’altro ha avuto un’intensa e relativamente breve storia d’amore, quella passione che sembra totalizzante ma che spesso è un fuoco di paglia, nel solco dell’adagio “tutto tu per me e tutto io per te”.

Il testo viene concepito in occasione del centesimo anniversario della nascita dell’artista, che la vita ha consegnato alla strada fin da quando ha visto la luce del mondo perché la madre non fece in tempo ad andare in ospedale. Dello spettacolo, per altro Vincitore del premio del pubblico, migliore regia, migliore attrice - Monica Menchi - e migliore drammaturgia nella rassegna del Teatro Comunale di Monfalcone, il pregio migliore è la non imitazione che riesce soprattutto alla seconda interprete, una voce sinuosa che sceglie la declinazione jazz e la porta anche nella versione inglese de “Les feuilles mortes”, sui versi di Jacques Prévert. Sempre piacevole la musica dal vivo. Monica Menchi è sorprendente nell’ultima parte della pièce quando diventa fisicamente Edith, assumendone il dolore, deformandosi quasi come un burattino con un’interpretazione affascinante; impressionante nello spazio di un’ora e mezza, in diretta sulla scena, seguirne la trasformazione-deformazione.

Per il resto il testo segue il cammino biografico con la scelta di alcuni testi suggestivi letti in prima persona come se la regina fosse in scena, dalla nascita in qualche modo rocambolesca all’infanzia affidata alla nonna paterna, alcolista, che viveva in un carrozzone chiamato “Il salotto delle pulci”, dove viene allevata con latte allungato con il vino rosso. I genitori, sostanzialmente degli artisti girovaghi, se ne disinteressano anche se il padre a modo suo le vuole bene e la recupera dalla nonna, lasciando che però la bambina trascorra in un bordello l’infanzia dove, a suo dire, è stata felice tra tante mamme, sorelle e perfino zie, coccolata e un po’ viziata. E’ il padre che, esibendosi per strada, la propone in qualche modo per cantare, rimediando alla falsa promessa al pubblico sulle spalle della bambina che avrebbe fatto un salto mortale. Così, buttata a mare senza saper nuotare, scopre la sua vocazione: senza canto sarebbe stato come morire. E con la morte la vita di Edith va a braccetto sempre, tra amori sfortunati, ricorrendo in ogni incontro quell’uomo forte e muscoloso, quell’unico riferimento affettivo, il modello paterno. Ne segue un disastro dopo l’altro. Del padre si innamora quando le compra una bambola da 5 franchi e 50 centesimi, che lei non avrebbe mai sperato perché erano quasi tutto quello che aveva in quel momento. Il grande amore della sua vita, Marcel Cerdan, boxeur, trasferitosi dall’Algeria al Marocco, quindi in Francia, sparisce a bordo di una nave quando si arruola durante la Seconda Guerra Mondiale. Edith ne esce devastata. Negli anni Quaranta del ‘900 Cerdan continua a seminare il terrore sui ring e viene soprannominato le bombardier marcai, campione dei pesi medi; è però ricordato soprattutto per la storia con la regina della canzone parigina, amante dell’uomo sposato con tre figli. La storia è intensa quanto travagliata e riempie le cronache mondane: lui travolto dallo scandalo; lei, in grande ascesa, si divide tra la Francia e l’America. Straziante la loro fitta corrispondenza.

Il successo di Edith arriva e con questo la corte di amici, ammiratori e artisti cresce, fin troppo, circondandola in modo quasi soffocante, con una sorta di voyeurismo, come quello che anima il pubblico nell’ultima parte della sua esistenza, che aspetta di vederla morire in scena, data la sua proverbiale generosità. Qualcuno magari avrebbe speso volentieri una fortuna per questa esclusiva… Intanto l’artrite reumatoide, eredità del padre, la consuma a poco a poco mentre, tra un ricovero e l’altro, Edith compie un viaggio nella droga, forse non nuovo, che la malattia semplicemente giustifica finché muore nel 1963.

 

Teatro La Versiliana - Via Enrico Morin 16, 55045 Forte dei Marmi - Pietrasanta (Lucca)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 0584/265757
Orario spettacolo: martedì 7 agosto, ore 21
Biglietti: dai 20 ai 27.50 euro

Articolo scritto da Ilaria Guidantoni
Grazie a: Valentina Pierotti, Ufficio stampa La Versiliana
Sul web: http://versilianafestival.it

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