Edipo: Edipo Re / Edipo a Colono - Teatro Eliseo (Roma)

Scritto da  Domenica, 05 Febbraio 2017 

Fino al 12 febbraio. 2500 anni sono passati da quando Sofocle compose “Edipo Re” e “Edipo a Colono” e ancora oggi il mito di Edipo, eroe tragico alla ricerca della verità ad ogni costo e in lotta contro il Fato, torna sul palco in un doppio allestimento. Andrea Baracco e Glauco Mauri dirigono due messe in scena opposte e complementari - cupa e modernizzata l'una, classica ed essenziale l'altra - per un unico lungo racconto di ombre e luci. Intensa l'interpretazione dell'ottantaseienne Glauco Mauri, riuscitissime le scenografie di Marta Crisolini Malatesta.

 

EDIPO
Edipo Re - Edipo a Colono
di Sofocle
con Glauco Mauri, Roberto Sturno
e con Ivan Alovisio, Elena Arvigo, Laura Garofoli, Mauro Mandolini, Roberto Manzi, Giuliano Scarpinato, Paolo Benvenuto Vezzoso
scene e costumi Marta Crisolini Malatesta
musiche Edipo a Colono Germano Mazzocchetti
elementi sonori Edipo Re Giacomo Vezzani
regie Andrea Baracco (Edipo Re) - Glauco Mauri (Edipo a Colono)
una produzione Compagnia Mauri-Sturno - Fondazione Teatro della Toscana

 

Spettacolo storico della Compagnia Mauri-Sturno, già portato in scena nel 1982 e nel 1995, dopo ventidue anni Edipo torna in un nuovo doppio allestimento in scena al Teatro Eliseo di Roma fino al 12 febbraio. E' interessante la scelta di presentare due spettacoli in uno, affidando il compito di completare in un unico quadro ma attraverso due regie diverse la storia di uno degli eroi più famosi della mitologia classica. Così le due tragedie che Sofocle compose nel V secolo a.C., “Edipo Re” ed “Edipo a Colono”, diventano nelle mani di Andrea Baracco e Glauco Mauri, registi diversissimi per generazione, stile, sensibilità e concezione teatrale, due spettacoli opposti e complementari. Un doppio lavoro nel segno della collaborazione, in cui il senso di continuità è affidato anche alla presenza nei due spettacoli degli stessi personaggi e degli stessi attori (ma in ruoli diversi).

E se Edipo è un eroe dai forti contrasti, una figura contraddittoria e complessa, altrettanto discordanti e incompatibili sembrano essere i due allestimenti, agli antipodi già a primo impatto. Eppure uno si rivela poi consequenziale all'altro, in linea con il percorso dello stesso protagonista che, per liberarsi dalle sue ossessioni, dovrà attraversare un drammatico percorso interiore e fisico. Ombre e luci, appunto.

Edipo è l'uomo innocente colpito dagli Dei, inconsapevole eppur colpevole, vittima e carnefice, drammaticamente teso ad evitare che il fato si compia e proprio per questo causa della propria rovina, glorioso salvatore della patria ma incestuoso e patricida, eroe e reietto, determinato e fragilissimo. Sovrano di Tebe, giusto e amato, Edipo si mette alla ricerca dell'assassino del vecchio re Laio per esaudire l'oracolo e così salvare la città dalla pestilenza che la affligge. Scoprirà di essere lui stesso il colpevole, di aver ucciso suo padre e sposato sua madre, proprio come era stato annunciato da quella predizione da cui in ogni modo aveva cercato di fuggire. Disperato, accecatosi, si ritirerà in esilio. Nell'arco di un solo giorno la vita di Edipo viene quindi distrutta. Era giovane, fortunato, ardente, sicuro, pieno d'amore per i sudditi e da loro riamato e si ritrova ridotto a nulla, sventurato, reietto brancolante nel buio e segnato da dolore fisico e morale. Quella di Edipo è la storia dell'uomo alla ricerca della verità ad ogni costo, della lotta contro il destino, anche al prezzo di enormi sofferenze. Edipo è simbolo patetico della fragilissima felicità umana. Ma anche della comprensione di sé: nella seconda tragedia sofoclea, infatti, Edipo, cieco ed errante, troverà conforto nella pietà di Teseo, nella tenerezza delle figlie, nella drammatica forza data dall'accettazione del dolore vissuto.

La complessa grandezza della tragedia greca, magnificamente raccontata da Sofocle e ancora attuale (si pensi ad alcuni temi affrontati nell'Edipo a Colono: la solitudine dell'esilio, la migrazione, la ricerca di un rifugio, la generosità dell'accoglienza) non riesce però a realizzarsi a pieno in questo doppio spettacolo, efficace a livello visivo e d'impatto ma poco incisivo in altri aspetti. Le scene e i costumi, che insieme all'intensità interpretativa del vecchio grande attore sono il punto di forza dello spettacolo, sono di Marta Crisolini Malatesta.

L'allestimento dell'Edipo Re di Andrea Baracco è scuro, un'ambientazione tra l'industriale e il post-moderno. Ad apertura di sipario una cascata d'acqua forma sul palco una pozza dove i personaggi andranno a immergersi, inzupparsi, purificarsi, affogare i tormenti, sfogare la rabbia. Sul fondo giganteggiano le mura della reggia di Tebe, una parete metallica claustrofobica e ferrosa in cui solo una finestrella e una piccola porta interrompono il grigio e la ruggine. Un muro che si squarcerà solo sul finale nella suggestiva scena della morte della regina Giocasta. I personaggi vestono abiti contemporanei di pelle nera. Le luci fredde e i toni cupi ricreano efficacemente la sensazione di una città stremata e infetta dalla pestilenza, di una realtà drammatica, di una tragedia incombente. Tanti elementi e trovate sceniche sono usate per acuire quest'atmosfera: videoproiezioni, lampade calate a inquadrare i personaggi come sotto interrogatorio, microfoni appesi a un filo utilizzati nei momenti di annunci e proclami al popolo, contaminazioni musicali. In questo contesto dark si muovono inquieti i personaggi; la recitazione è movimentata, nervosa, spesso troppo urlata. Su tutti si distingue Roberto Sturno nel ruolo del protagonista che, con una bella fatica attoriale, sa aggiungere all'incalzante inquietudine del suo Edipo un realismo nella recitazione che negli altri manca. Troppa rabbia in alcuni, troppo forte impostazione da tragedia in altri, solo in pochi riescono a segnare i personaggi con il giusto pathos, mentre gli altri si mantengono costantemente su un unico registro. Si distingue Roberto Manzi che, anche per scelta registica, propone l'unico personaggio fuori dal coro: il suo Creonte è pacato, elegante, l'unico che veste un completo classico, l'unico che non si bagna mai nella pozzanghera ma la aggira, l'unico che non alza i toni ma con mani in tasca e disinvoltura va per la sua strada (fino al trono). Quello di Baracco è sicuramente un bel lavoro d'impatto visivo che però non riesce a trasmettere fino in fondo lo spessore e l'alternarsi continuo dei sentimenti che agitano i personaggi.

Quando il sipario si riapre su “Edipo a Colono”, l'immagine è totalmente nuova. Edipo è vecchio, cieco, esiliato e va vagando sorretto dalle figlie premurose in cerca di accoglienza e riposo. Ha compreso se stesso, ha accolto la sua pena in nome della verità. Ed ora per lui è luce, nonostante i suoi occhi siano al buio. E la luce avvolge anche l'intera scena. L'atmosfera cupa di Baracco è sfumata, purificata dal candore dell'allestimento di Glauco Mauri. Tutto è bianco e luminoso. Bianchi blocchi squadrati compongono al centro del palco una sorta di altare su cui siede Edipo anziano e regale, affiancato dalle figlie in vesti pastello - unica nota di tenue colore in un'immagine lattea - in una composizione che ricorda un dipinto di Alma Tadena. Luci piazzate bianche. Nessuna musica. Nessun effetto. Un'ambientazione senza tempo e senza spazio in cui tutto è essenziale, lineare, semplice. Gli attori, a formare il Coro, sono incappucciati in mantelli bianchi e non mostrano quasi mai il volto, figure anonime e indistinte (per poi svestirsi all'occorrenza per interpretare Teseo, Creonte o Polinice). Formano una composizione marmorea, con richiami neoclassici di elegante bellezza. Movimenti e gestualità sono ridotti al minimo e, in una staticità quasi solenne, tutto è lasciato alla parola. Un magistrale Glauco Mauri, dai capelli candidi come tutto ciò che lo circonda e dall'alto del suo trono e dei suoi 86 anni, mostra con toni sommessi e decisi i sentimenti più intimi del suo personaggio. Edipo ora è un fragile vecchio abbandonato, commovente nel suo dolore ma ancora tenace e Mauri, autorevole nella sua pacatezza, regge sostanzialmente su di sé l'intero atto, creando un forte divario con gli altri attori.

Lo spettacolo si chiude sul racconto della fine gloriosa ed enigmatica di Edipo; Glauco Mauri ascolta vicino alla quinta il racconto del suo divenire leggenda poi, su quella leggenda, cammina chiudendo con sé il sipario.

 

Teatro Eliseo - via Nazionale 183, 00184 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/83510216, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: martedì, giovedì, venerdì e sabato ore 20, mercoledì e domenica ore 17, sabato 4 febbraio ore 16
Biglietti: da 25 € a 40 € - Riduzioni e agevolazioni a norma di legge
Durata: 75' Edipo Re - 55' Edipo a Colono

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Maria Letizia Maffei e Antonella Mucciaccio, Ufficio stampa Teatro Eliseo
Sul web: www.teatroeliseo.com

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