E’ stato così - Teatro Franco Parenti (Milano)

Scritto da  Domenica, 11 Marzo 2012 
Sabrina Impacciatore

Dal 7 al 18 marzo. Valerio Binasco porta in scena il romanzo dolce e doloroso della scrittrice nata a Palermo, Natalia Ginzburg. Della premiata opera letteraria del 1947 adesso è Sabrina Impacciatore ad impersonare tutta la tragicità. Un viaggio interiore fedele a quel pugno nello stomaco lanciato dall’autrice, in cui, con l’uso delle parole, anima il senso di angoscia e di pianto di una travagliatissima figura femminile, l’unica presenza sul palco. Grande prova per l’attrice, talentuosa, seppure ancora un po’ acerba per un ruolo così drammatico.

 

 

Produzione Pierfrancesco Pisani, Parmaconcerti, Teatro della Tosse, Infinito srl presentano 
È STATO COSì
dal romanzo di Natalia Ginzburg
adattamento teatrale e regia Valerio Binasco

con Sabrina Impacciatore

luci e scene Laura Benzi

costume Sandra Cardini

musiche originali Arturo Annecchino

aiuto regia Elisa Marinoni


Una moglie uccide il marito, gli spara ‘negli occhi’ dopo una vita in comune sofferta e umiliante. Una moglie sempre in disparte, anche quando accetta il matrimonio pur sapendo di essere eternamente tradita e di andare incontro a un destino travagliato. Consapevole del fatto che la nascita di una figlia non migliorerà questo destino, anzi, le farà capire il dramma della solitudine più di quanto non possano farlo gli innumerevoli pianti.

Spetta a Sabrina Impacciatore interpretare l’apoteosi della sofferenza, quel cancro dell’anima che solo una donna può comprendere, e lo fa portandosi il pianto in scena, seduta sulla sedia, per circa un’ora, nella stessa posizione. Eppure, sarà l’influenza del passato – assolutamente brillante – dell’attrice (Non è la rai, Macao, infinite commedie esilaranti del piccolo o grande schermo), ma il dolore della Ginzburg secondo Binasco arriva, certo, attorciglia lo stomaco, ma non impressiona tanto da sentire nodi alla gola, scosse sulla sedia della platea, conati di vomito.

Come dovrebbe essere, come fa il libro.

Sabrina è talentuosa, la sua irregolare bellezza, inoltre, è tutta dalla sua parte. Fa soffrire, ma, peccato, non ti fa ancora aprire la porta di casa, di ritorno da teatro, con la mano che trema tanto è stato il supplizio. Ha gli occhi lucidi, accenna al pianto disperato, ma non piange disperatamente: se non può farlo fuori, perché è in atto il monologo tormentato, non lo fa nemmeno dentro fino in fondo.

Dalla sua voce, dal suo corpo e dalle sue labbra che tremano s’imbastisce lo spasimo di una madre a cui muore inaspettatamente una figlia piccola, che odia l’amica ubriaca, che viene costantemente presa in giro da un compagno più anziano che finge di fare vaghi viaggi di lavoro ma che in realtà abbraccia un’altra donna. Poi lo spasimo prende vita, arriva la rivoltella, la donna compie quel terribile gesto così liberatorio e si siede davanti al pubblico a cui racconta tutto questo con una minuzia velenosa e impeccabile.

Dunque la gente seduta in sala, una sorta di grande psichiatra della protagonista, e il peso delle parole. Questi i due punti chiave, la Impacciatore ha estrema capacità espressiva, ma non abbastanza. Il pubblico non ha ancora paura che muoia un figlio o di essere tradito. Le parole nell’aria arrivano attente e sensibili e sono appuntite come frecce ma è come se non fossero lanciate con sufficiente energia e così non fanno sanguinare a dovere.

Quanto al resto, un turbinio emotivo tra solitudine e gelosia, egoismo e rabbia, confessione e sparo omicida, che mette chi assiste davanti a un’opera prestigiosissima della nostra letteratura. Il ritratto femminile (casualmente in scena anche nella giornata della donna) è schietto e intenso, la cantilena di questa mise en scene così impegnativa si fa sempre più spossante, la scenografia è essenziale, come il dono dell’esistenza umana. Una sedia, un pannello a fiori spenti, una lampadina sopra la testa dell’eterna condannata.

Ancora una volta, poi, il teatro dimostra quanto poca ci voglia per avere davanti agli occhi degli infiniti fondamentali concetti di una vita. L’astuzia artistica, ora, sta nel concludere la rappresentazione senza conclusione alcuna. La donna, disperata, ricomincia da capo, dallo sparo omicida dell’inizio, un re-start senza punteggiatura dopo il finale concreto. Un effetto quasi ad libitum, che va sfumando sempre più, fino a quando la luce e la voce non si assopiscono del tutto. Come a indicare l’infinito pessimismo della sofferenza. Realistico, talvolta, tutto sommato.

 

Teatro Franco Parenti – via Pier Lombardo 14, 20135 Milano

Per informazioni e prenotazioni:

telefono biglietteria 02/59995206, orari biglietteria dal lunedì alla domenica ore 10-19

Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 20.30, sabato ore 19.45, domenica ore 16

Biglietti: intero 25€, convenzioni 18€, over 60|under 25 12,50€, scuole 10€

 

Articolo di: Andrea Dispenza

Grazie a: Francesco Malcangio, Ufficio stampa Teatro Franco Parenti

Sul web: www.teatrofrancoparenti.it

 

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