Duet - Carrozzerie n.o.t (Roma)

Scritto da  Sabato, 21 Gennaio 2017 

Tre giorni di sold-out e calorosissimo apprezzamento del pubblico hanno salutato l’atteso debutto di “Duet - quanti siamo davvero quando siamo noi due?”, terzo ed ultimo capitolo della Trilogia Werner Schwab, dedicata dal Collettivo SCHLAB guidato da Dante Antonelli all’universo iconoclasta del drammaturgo austriaco ed in particolare alla sua opera maggiormente significativa, i “Drammi Fecali”. Dopo “Fäk Fek Fik - Le Tre Giovani”, miglior spettacolo al Roma Fringe Festival 2015, riscrittura del primo capitolo “Le presidentesse” con protagoniste Martina Badiluzzi, Giovanna Cammisa e Arianna Pozzoli e dopo il dittico dedicato al capitolo conclusivo “Sterminio” - costituito dal monologo “Santo Subito” portato in scena da Gabriele Falsetta e da “Kova Kova” presentato nell’ambito della rassegna Dominio Pubblico, con Valeria Berardelli e Arianna Pozzoli - è ora la volta del lavoro centrale della trilogia di Werner Schwab, “Sovrappeso, Insignificante: Informe - una cena europea”. Il risultato è un lavoro viscerale, ironico e al contempo lancinante, in cui drammaturgia e regia si intrecciano in un unicum indissolubile, esaltato dalle possenti interpretazioni dei due attori in scena, Valentina Beotti ed Enrico Roccaforte.

 

Associazione MalaTesta presenta
DUET
quanti siamo davvero quando siamo noi due?
con il Patrocinio di Forum Austriaco di Cultura in Italia
Residenza Produttiva Carrozzerie n.o.t
con il sostegno di Fivizzano 27, associazione culturale
direzione Dante Antonelli
con Valentina Beotti, Enrico Roccaforte
drammaturgia Collettivo SCHLAB
ambiente sonoro Samuele Cestola
ambiente scenico Francesco Tasselli
costumi Claudia Palomba
aiuto regia Domenico Casamassima
coordinamento Annamaria Pompili
illustrazione Serena Schinaia

 

DuetI primi passi della genesi di “Duet” erano stati compiuti, ormai un anno e mezzo fa, proprio nell’accogliente fucina creativa delle Carrozzerie n.o.t: il Collettivo SCHLAB, aggiudicatosi il bando odiolestate 2015 per le tradizionali residenze agostane offerte dalle Carrozzerie, aveva iniziato in quell’occasione ad interrogarsi su “Sovrappeso, Insignificante: Informe - una cena europea”, presentando un primo esito di quell’esperimento laboratoriale che vedeva la partecipazione di un cospicuo numero di interpreti, ad incarnare diverse possibilità di essere in due, di stringersi in coppia dinanzi agli inquietanti marosi dell’esistenza. Lunga è stata l’elaborazione di questo progetto teatrale - peraltro inframmezzata dalla riflessione parallelamente condotta su “Sterminio” - sino ad arrivare all’esito conclusivo, presentato in questo glaciale gennaio doverosamente laddove il tragitto aveva avuto inizio. Il disegno registico si è di gran lunga affilato rispetto al magmatico embrione iniziale, divenendo sorprendentemente a fuoco e coagulando la messa in scena attorno a due unici personaggi, che emblematicamente portano gli stessi nomi degli attori che con grande generosità e carisma li materializzano sul palcoscenico, Valentina (Beotti) ed Enrico (Roccaforte). Il titolo definitivo è “Duet - quanti siamo davvero quando siamo noi due?” ed andrà a costituire il capitolo centrale della Trilogia Werner Schwab allorchè verrà presentata nella sua forma completa.

Quattro tasselli compongono il viaggio inesorabile di “Duet” attraverso i miasmi esistenziali di una coppia, che assurge a emblema del nostro solo esteriormente scintillante presente. La loro apparenza di agiata eleganza radical chic si sgretola impietosamente dinanzi alle violente accuse che si rivolgono reciprocamente, quando a far loro compagnia c’è solo l’opprimente silenzio costellato di solitudine, incomprensione, disamore e angoscia senza spiragli di fuga che funesta il loro quotidiano. Lei lo rimprovera di essere molle, irresoluto, privo di spina dorsale; lui ribatte recriminando l’algida freddezza di lei, la totale assenza di comunicazione e sintonia che li separa; lei lo incolpa di impotenza emotiva e sessuale; lui le riversa addosso tutto il ribrezzo per il corpo di lei tramutatosi in scheletrico, pallido riflesso della donna che un tempo lo accoglieva; lei gli sputa addosso tutta l’aridità del suo risentimento; lui l’aggredisce assediato dal raccapriccio, dinanzi al marciume che sempre più scorge annidarsi in lei. La merda schwabiana si traduce in uno scontro verbale e fisico tra i due personaggi, declinato con un’ironia talmente acuminata ed implacabile da suscitare a più riprese nello spettatore la risata sonora, seppur nella scomoda consapevolezza del tragico ritratto scaraventatogli contro. Tragico per la sua violenza sì, ma forse ancor di più per la sua prossimità al misero reale di troppi di noi.

DuetImprovvisamente crollano sfibrati al suolo, troppo sfiancante la totale mancanza di senso dell’odio che li contrappone. Di fronte a questa assoluta insensatezza, meglio implorare la morte per mano dell’altro, che ponga fine al protrarsi di questa sofferenza. L’ombra di questo gioco al massacro si proietta però ben presto sulla società che ci circonda, di cui Valentina ed Enrico - così come tutti noi - non sono altro che sottoprodotti senza una precisa identità o riconoscibilità. Laddove la drammaturgia sembra tornare a convergere verso l’archetipo schwabiano, la critica feroce allarga il proprio orizzonte sino a investire la vacuità di un continente europeo privo di una vera unità politica o sociale, anch’esso contraddistinto da un’identità insignificante in cui le radici della storia si sono dissolte sotto l’assalto del più becero utilitarismo economico e della globalizzazione massificante. In cosa si è tradotto l’afflato comunitario e solidale che ha portato alla costituzione dell’Unione Europea? In un genocidio di massa, dai connotati catastrofici, in cui la tanto sospirata Europa si è disgregata in “una trippa ripassata nel sugo dei nostri crimini e cotta sulle ceneri dei nostri morti”. Il monologo a due voci viene sferrato con tale lucidità, potenza e sincera adesione emotiva da farsi vigoroso veicolo di questo apocalittico epitaffio della nostra vecchia, martoriata Europa.

Ma ecco che, mentre atmosfere rovinose sembrano ormai aver preso il sopravvento, in uno straniante salto acrobatico ci ritroviamo proiettati in uno sfavillante karaoke dove i nostri paladini della coppia moderna, rivolgendosi a noi, pubblico attonito, ci deliziano con una meravigliosa interpretazione neo-melodica di una canzone d’amore dal testo memorabile “E dimmi che non finirà…siamo catene di passione…io e tu”, per poi inondarci di tutte le incontestabili zuccherosità del loro inossidabile rapporto di coppia, dalle meraviglie dell’orto biodinamico al trionfo di una passione inestinguibile. Come cambia la prospettiva dei nostri Valentina ed Enrico dinanzi alla platea rispetto a quanto accadeva tra le quattro mura domestiche, intrise di livore, rivendicazioni e sofferenza! Nonostante tutto la piacevolezza sociale va infatti comunque preservata e quindi via libera a questa grottesca mascherata.

DuetFortunatamente però questi infingimenti saranno squarciati dall’epilogo. In una dimensione di struggente pathos, ben sottolineata da un tappeto sonoro di grande suggestione, riemerge improvvisa, necessaria, onesta, la verità del sentimento. Bruciate le finzioni, dissipate le colpevolizzazioni, compresa l’assurdità delle violenze inflitte e ricevute, si manifesta infine insopprimibile il desiderio di avvicinarsi all’altro, di stringersi in un abbraccio che forse non sarà foriero dell’agognata serenità, forse porterà solamente nuove sciagure, ma è quanto di più umano, sincero e viscerale possa legare due anime. E’ proprio questo il senso ultimo della riscrittura radicale del dramma schwabiano proposta dal Collettivo SCHLAB: mentre ci si dibatte affannosamente alla ricerca di riconoscimenti sociali e civili della dignità di un sentimento, sarebbe opportuno in primo luogo riscoprirne l’essenza, coltivarla con impegno e sacrificio ed apprezzare ogni frammento della sua profondità e complessità, anche combattendo con le asperità del quotidiano; similmente esiste un futuro per la nostra Europa, nel cui nome hanno gozzovigliato e si sono arricchiti infinità di sciacalli, solamente se ne riscopriremo tutti assieme lo spirito primigenio, il desiderio di costituire una comunità al di là delle rigide separazioni e dei confini granitici, un autentico istinto di accoglienza e scoperta dell’altro.

Ancor più che nei lavori precedenti della Trilogia Werner Schwab, si ha la distinta percezione che in “Duet” il lavoro di rielaborazione drammaturgica condotto dal Collettivo SCHLAB sia sì innescato dalla magmatica eredità del tormentato autore austriaco, ma al contempo abbia intrapreso sentieri creativi autonomi e fecondi; la direzione registica di Dante Antonelli si intreccia ineffabilmente a questo lavoro di ricerca e riscrittura, esaltandone con efficacia gli snodi essenziali e trovando la sua cifra distintiva in una riuscitissima commistione di linguaggi: plasma con vigore l’interazione tra i due personaggi in scena, ne sottolinea le emozioni con l’avvolgente habitat sonoro concepito da Samuele Cestola, costruisce una suggestiva cornice grazie all’ambiente scenico di Francesco Tasselli e ai costumi di Claudia Palomba. Il risultato è un lavoro complesso, stratificato, denso di significato e intuizioni originali, perfetta sintesi dell’ambizioso percorso intrapreso ormai due anni fa che ora trova finalmente compimento.

DuetL’universo registico di Antonelli divampa in modo particolarmente vivido in quest’ultimo lavoro certamente anche grazie alle interpretazioni sensibili, possenti, generose ed in calibrata sintonia di Valentina Beotti ed Enrico Roccaforte, attori di grande carisma ed esperienza che in più circostanze abbiamo apprezzato per versatilità e coerenza del loro cammino artistico e che in questo lavoro riscopriamo ancora una volta assolutamente perfetti nei loro personaggi, disturbanti e magnetici nel restituire allo spettatore un inquietante riflesso delle sue debolezze e fragilità.

“DUET - quanti siamo davvero quando siamo noi due?” è un lavoro che certamente ha solo iniziato il proprio viaggio: significativo e doveroso che la partenza sia avvenuta alle Carrozzerie n.o.t, siamo sicuri però che presto ne saluteremo e applaudiremo il ritorno in scena, magari incastonato assieme agli altri capitoli di quella trilogia che ha consacrato Dante Antonelli e gli artisti del Collettivo SCHLAB come una della realtà più interessanti e promettenti del panorama teatrale italiano.

 

Carrozzerie | n.o.t - via Panfilo Castaldi 28/a, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 347/1891714 - mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: 12/13/14 gennaio ore 21
Biglietti: €10.00 + €3.00 (tessera associativa)
Durata spettacolo: 60 minuti

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Ufficio stampa Marta Scandorza; Francesco Montagna e Maura Teofili, Carrozzerie n.o.t.
Sul web: www.carrozzerienot.com

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