Due fratelli - Teatro Elicantropo (Napoli)

Scritto da  Italia Santocchio Venerdì, 07 Gennaio 2011 
Due fratelli

Dal 28 Dicembre al 2 Gennaio. Due fratelli, il testo con il quale l’allora ventitreenne Fausto Paravidino vinse il premio Ubu nel 2001, viene rimesso in scena dai due giovani registi napoletani Giuseppe Cerrone e Antonio Piccolo al teatro Elicantropo, facendoci rivivere la storia di Boris, Lev ed Erica ovvero della tragica quotidianità. Sul palco ritroviamo i mali della società rinchiusi in una stanza, in una casa, in tre personaggi, nel loro io interiore, nelle insicurezze, negli affetti che fanno uscire da ogni individuo istinti primordiali, quali la violenza, l’amore, il rancore. L’istinto di sopravvivenza fisica si trasforma in battaglia e in sopruso fisico e la vittoria reale non può essere solo morale, ma si concretizza con l’eliminazione fisica dell’avversario.

 

Interno 5 presenta

DUE FRATELLI (tragedia da camera in cinquantatre giorni)

di Fausto Paravidino

regia Giuseppe Cerrone e Antonio Piccolo

scene Antonello De Leo

foto Alessandro Caianiello

Personaggi ed interpreti:

Raffaele Ausiello – Lev

Simona Di Maio -  Erica

Stefano Ferraro- Boris

Larissa Masullo - Voce

 

Siamo nel 1998, il tempo ristretto in una camera, la stanza per antonomasia rappresentativa della famiglia, del focolare, dove tutti sono costretti a viversi e a confrontarsi: in cucina. E’ qui che le tre giovani anime che abitano la casa si incontrano e si scontrano in un valzer i cui ritmi sono dettati dal tic tac di un orologio che richiama  i momenti, i minuti, i giorni che scandiscono i passi di questa danza. Boris  e Lev sono due fratelli, uniti da sempre. Boris è  incapace di gestire la propria vita, per realizzarsi e sentirsi vivo ha un costante bisogno di  controllare la vita del fratello minore  imponendo regole che gli permettono di potere gestire al meglio questa relazione fraterna. Lev, il fratello minore, è l’ala protettrice di Boris, con un carattere forte e deciso, sa cosa vuole, ma non riesce a distaccarsi dai legami. Con loro vive una terza persona, una ragazza, Erica, scappata da un ospedale psichiatrico dopo aver tentato il suicidio, che trova in Lev l’appiglio di un’ultima speranza ma non sa amare nessun’altro oltre se stessa, non riesce a darsi nè a ricevere alcun sentimento. Lev nutre un amore malato per lei, incondizionato, che lo porterà alla disperazione.

Così “in casa” giocano tanti sentimenti, come l’amore fraterno, l’amore per se stessi, l’ossessività, la pazzia, il rancore. Tutte componenti forti e altisonanti, note dal ritmo frenetico che si elevano a suono di piatti rotti, sporchi, contro il pavimento. Ogni personaggio allunga il riflesso della propria ombra nell’altro, arrivando al limite con lo scontro che porterà alla materiale eliminazione di un sentimento, di un personaggio.

Due fratelli è uno spettacolo sulla tragedia quotidiana, quella che si vive ogni giorno nella scatola del mondo, rapportato ad un episodio unico, si sofferma a farci pensare quanto le relazioni umani siano difficili e complicate. Nel contatto con l’altro, con il diverso, non siamo capaci di affrontare noi stessi e la comunicazione verbale spesso di trasforma in grido di guerra e in rabbia, in violenza, perché l’oppressione, quella psicologica in una società moderna dove il tempo è tutto e  va consumato, è una malattia che ci schiaccia e per la quale sentiamo di dover lottare.

Questo testo di Paravidino, con il quale vinse il Premio Ubu 2001 per la migliore novità italiana, oggi è portato in scena dai due giovani registi Antonio Piccolo e Giuseppe Cerrone, che hanno lasciato una loro personale impronta nello spettacolo, caratterizzandolo con proprie idee, tra le tante la geniale scelta di far sedere gli spettatori all’interno della scena, sul palcoscenico. Trovata scenica che richiama da una parte una situazione attuale dei reality show, ovvero la ricerca istintiva da parte dell’uomo di voler scrutare, osservare da vicino ciò che avviene, l’appagamento e il bisogno di informarsi sull’altro e dall’altra rappresenta l’unico modo in cui è davvero consentito allo spettatore di sentire e vivere l’ansia e l’oppressione di  quello che viene consumato davanti a sè. Una scelta davvero efficiente che ha potenziato al massimo lo spettacolo. Ottima anche la prova attoriale dei tre giovani interpreti Simona Di Maio, Stefano Ferraro e Raffaele Ausiello, che hanno saputo dosare in modo rilevante il carico di aggressività e tenerezza richiesto ai personaggi, non cadendo mai in note in cui facilmente si poteva passare dalla tragedia alla parodia o alla commedia.     

 

Teatro Elicantropo – vicolo Gerolamini 3, Napoli 

Per informazioni e prenotazioni: biglietteria 081 296640

 

Articolo di: Italia Santocchio

Sul web: www.teatroelicantropo.com

 

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