Dracula. La leggenda - Teatro Stanze Segrete (Roma)

Scritto da  Domenica, 04 Gennaio 2015 

E' andato in scena presso il romano Teatro Stanze Segrete - avvolgente spazio performativo incastonato nel cuore di Trastevere, per l'occasione reso opportunamente claustrofobico ed inquietante - il nuovo lavoro teatrale della Compagnia dei Masnadieri. Dopo i recenti "Coco Chanel. Il Profumo del Mistero" e "Il Castello di K." (adattamento del celebre romanzo di Kafka con il quale la compagnia si è aggiudicata il Premio Cerami 2014 per la migliore regia ed i migliori costumi), Massimo Roberto Beato firma un'intrigante e suggestiva rilettura dell'iconografia dell'incontrastato principe oscuro della letteratura gotica, quel Dracula definitivamente consacrato da Bram Stoker sul crepuscolo dell'Ottocento e poi sul grande schermo dalla magistrale trasposizione cinematografica di Francis Ford Coppola. Protagonisti in scena lo stesso Beato, Jacopo Venturiero, Nicoletta La Terra e Maria Teresa Pintus, con la direzione registica di Jacopo Bezzi.

 

Compagnia dei Masnadieri presenta una produzione di Sicilia Teatro
DRACULA. LA LEGGENDA
di Massimo Roberto Beato
con Jacopo Venturiero (Dracula), Massimo Roberto Beato (Jonathan Harker), Nicoletta La Terra (Mina Murray), Maria Teresa Pintus (Lucy Westenra)
con le voci di Dario Penne, Eugenio Marinelli e Lorenzo Venturini
regia Jacopo Bezzi
foto e grafica Manuela Giusto
costumi C.d.M. con Monica Raponi
movimenti scenici Maria Borgese
luci e fonica Lucrezia Lanza
assistente alla regia Silvio Biagini

 

Compagnia coraggiosa ed intraprendente quella dei Masnadieri, mai nome più azzeccato (mutuato dall’opera “I Masnadieri” di Schiller). Nata da un progetto comune di Massimo Roberto Beato e Jacopo Bezzi durante il primo anno del corso di regia presso l'Accademia Silvio D'Amico, questa giovane compagine di artisti si prefigge di disegnare un proprio percorso di crescita riconoscibile e personale e di sperimentare molteplici linguaggi espressivi e sentieri drammaturgici, spaziando dal giallo di Agatha Christie al simbolismo kafkiano, dal teatro civile di commemorazione delle stragi di mafia all'avventurarsi tra i labirinti inconsci dell'animo umano guidati da Marguerite Yourcenar. Un tragitto dunque sinora estremamente variegato per stile ed intenzione artistica, ma costantemente perseguito con intelligenza e credibilità.

Nella perfetta cornice offerta dalle ultime propaggini di un piovoso autunno romano, questa volta l'ago della bussola del loro viaggio è stato irresistibilmente attratto dalle torbide ed angoscianti atmosfere di uno degli ultimi e più memorabili romanzi gotici, "Dracula" di Bram Stoker. L'opera, attingendo alla centenaria tradizione folclorica e alle antiche superstizioni legate al mito del vampiro immortale assetato di sangue, nonchè a un vasto repertorio letterario che annoverava tra le proprie fila Goethe, Lord Byron, Mary Shelley, Edgar Allan Poe, Jonathan Swift e Anne Rice, consacrò definitivamente sugli altari della narrativa dell'orrore la totemica figura del misterioso Conte Dracula di Transilvania.

Massimo Roberto Beato nel suo adattamento teatrale si mantiene aderente alla struttura del romanzo, composto da un'intricata matassa di stralci di diari e corrispondenze epistolari, alternando questi strumenti comunicativi alla più classica interazione dialogica; il numero di personaggi viene ridotto all'essenziale, quattro anime perdute che rappresenteranno i vertici di un quadrilatero di sofferenza senza speranza nè ritorno: il vampiro efferato celato sotto le sembianze centenarie del conturbante Dracula (Jacopo Venturiero), il giovane indifeso avvocato Jonathan Harker approdato al suo castello per definire gli ultimi dettagli della compravendita dell'immobile in cui il conte dovrebbe trasferirsi a Londra (Massimo Roberto Beato), la sua promessa sposa Mina Murray in fremente attesa del suo ritorno in Inghilterra (Nicoletta La Terra) e la frivola e prorompente Lucy Westenra, amica di quest'ultima che rappresenterà la prima preda dello spietato carnefice nella terra d'Albione (Maria Teresa Pintus).

La narrazione, condensata in un atto unico piuttosto agile e dinamico, vede il focus concentrarsi alternativamente sui due poli geografici rappresentati dal diroccato maniero in cui il malcapitato Jonathan ha finito per rimanere imprigionato con il pretesto di portare a termine una trattativa apparentemente infinita e dalla dimora londinese della devota Mina. Da un lato il vampiro dapprima con sottile astuzia, poi con sempre maggior ferocia, si insinua nella psiche martoriata della sua vittima. Dall'altro le due donne si interrogano incessantemente sull'inspiegabile protrarsi del soggiorno di lavoro in Transilvania; nel frattempo ingannano l'attesa tra civettuoli pettegolezzi e la lettura di sottecchi dei diari del dottor Seward, fidanzato dell'inquieta Lucy e direttore del manicomio dove è in cura Renfield, degente in preda a devastanti deliri dopo essere stato oggetto del morso sanguinario del vampiro. I due filoni narrativi si intersecheranno nell'epilogo, annodandosi in un groviglio onirico affascinante, dai contorni sfumati e sensualmente deliranti.

La regia di Jacopo Bezzi amministra con decisione ed intensità il magmatico sostrato letterario, immaginifico e folcloristico confluito nell'accattivante testo di Massimo Roberto Beato. Fuorviante e inappropriato sarebbe ricercare in una trasposizione teatrale un realismo di millimetrica precisione nel presentare i connotati orrorifici del mostruoso protagonista, così come lo sarebbe aspettarsi un incedere di matrice cinematografica con effetti speciali roboanti. A teatro, quando ci si accosta al genere horror-thriller, è più appropriato nutrirsi di suggestioni ed atmosfere, suscitare nello spettatore uno stato di tensione e partecipazione emotiva instaurando un dialogo impalpabile affidato in gran parte all'interpretazione attoriale, adeguatamente supportata da una sicura direzione registica, da paesaggi sonori lugubri, da accorti chiaroscuri che enfatizzino il pathos delle vicende narrate. Tutti questi ingredienti sono presenti e sapientemente miscelati nella trasposizione scenica orchestrata da Bezzi, impreziosita da un allestimento scenografico costruito con squisito e certosino gusto del dettaglio, dalla capacità di sfruttare accortamente la peculiare struttura del Teatro Stanze Segrete - rinunciando alla rassicurante visione frontale e trascinando lo spettatore direttamente nel cuore dell'azione scenica - nonchè da costumi dal fascino Ottocentesco e dal trucco estremamente curato con cui è stata plasmata la maschera del vampiro mortifero.

Lasciarsi sedurre dai quattro interpreti in scena è come abbandonarsi alla lettura di un romanzo d'altri tempi che avvince in una spirale senza requie: Massimo Roberto Beato dipinge con nitidezza l'annegare di Jonathan in un abisso di orrore senza ritorno; Nicoletta La Terra con sensibilità e forza tratteggia la personalità volitiva della sua Mina, ignara del tragico destino incombente; Maria Teresa Pintus è un ciclone di sensualità e ironia nel dar vita all'effervescente Lucy; infine, dulcis in fundo, la stentorea, muscolare, potente prova attoriale di Jacopo Venturiero, carismatico Conte Dracula sia sotto un robusto manto di trucco che nella parentesi finale con il ritorno al suo aspetto naturale.

Un'ennesima prova dunque assolutamente convincente per la Compagnia dei Masnadieri, pregevole soprattutto per la capacità di recuperare un capolavoro letterario e porgerlo al pubblico ricercando un linguaggio moderno ma senza sensazionalismi o sperimentazioni fuori luogo, restituendone a pieno i panorami emotivi e le ineffabili suggestioni.


Teatro Stanze Segrete - via della Penitenza 3, Roma (zona Trastevere)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6872690 - 388/9246033
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 19
Biglietti: intero 13 euro, ridotto 10 euro (tessera associativa 3 euro)

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Ufficio stampa Ostinate e Contrarie
Sul web: www.stanzesegrete.it

TOP