Dove? A Salivoli! - Teatro della Memoria (Milano)

Scritto da  Sabato, 04 Luglio 2015 

Chissà perché la fantasia di Pongo si è soffermata proprio su Salivoli. È un nome buffo, certo, ma l'Italia propone un variegato campionario di meraviglie consimili: Poveromo, nei pressi di Massa Carrara; Trepalle, frazione di Livigno; Po di Gnocca, zona Rovigo; Belsedere, a un tiro di schioppo (anzi, di s...chiappa) da Siena. Non ci facciamo mancare le allusioni, a quanto sembra. Abbiamo perfino, in Brianza, il masochistico Vergate sul Membro, tanto per ribadire che la sindrome di Tafazzi viene sempre praticata alle nostre latitudini. Casomai, visto che l'autore e regista di questo spettacolo ha voluto raccontare l'omicidio di una vecchia signora in un piccolo centro di periferia, il paese che fa da cornice agli eventi poteva essere Femminamorta, ubicato nell'alta Toscana.

 

Compagnia "I Simpatetici" presenta
DOVE? A SALIVOLI!
testo e regia Massimo Pongolini in arte Pongo
con Daniela Abbate, Seba Cappa, Fabio Capriotti, Charlottina Laurent, Anna Mazzola, Irene Molin, Francesco Sibilio, Roberto Rovere, Martino Tontodonati

 

Invece Pongo ha trovato molto più divertente ambientare la storia a Salivoli, frazione di Piombino. Ma attenzione: nessun intento offensivo nei confronti dei salivesi (o salivardi?). Persone e fatti descritti sono interamente frutto dell'immaginazione del comico milanese. La Salivoli della pièce andata in scena al Teatro della Memoria è una città invisibile, come quelle che Marco Polo descriveva all'imperatore dei Tartari nel romanzo di Calvino.

Pongolini ha scelto Salivoli semplicemente perché quel nome è in sintonia col suo umorismo orgogliosamente fanciullesco. Passano le primavere - e di anni Massimo ne ha più di sessanta - ma l'uomo intende conservare ancora a lungo il gusto per la comicità genuina, priva di sovrastrutture intellettuali. I bambini non agiscono sulla base di calcoli preordinati: sono perfidi di natura, ma la malvagità che praticano è lontana mille miglia dalle malizie del mondo adulto. Dunque Salivoli, perché la saliva è una cosa che fa ridere, come la pipì e la popò. Qualcuno, in vena di incasellamenti, potrebbe definire la comicità di Pongo “demenziale”. Ci sta, non è affatto un aggettivo offensivo, dal momento che è una demenzialità alla Mel Brooks, alla John Belushi.

Dove? A Salivoli! comincia con un raggruppamento di vecchiette instancabilmente arzille, che hanno tutta l'intenzione di godersi la vita fino all'ultima stilla. Una di esse, in particolare, manifesta un non equivocabile desiderio di scopare, per poi cadere a terra dopo aver espresso questo proposito ardimentoso. Già da subito siamo in pieno Pongo-style, fatto di sonore pernacchie al politicamente corretto. I vecchi, da che mondo è mondo, strappano una risata; la lentezza dei movimenti, lo strascicare sul suolo, la demenza senile galoppante: tutto ciò è ridicolo, e c'è chi come il filosofo Bergson ha già spiegato in maniera esauriente le ragioni per cui situazioni così pietose appaiano ai nostri occhi esilaranti.

Se poi nel tranquillo e serafico borgo avviene un inaspettato omicidio, e le “vecchierel canute” sono indiziate né più né meno degli altri concittadini, allora qui siamo dalle parti di Arsenico e vecchi merletti: la comicità diventa nera, e il black humor è molto intrigante, oltreché divertente. La terribile signora Granacher viene trovata morta stecchita in mezzo alla strada, e qualcuno deve pur aver commesso questo efferato delitto. Chi è stato? Una delle apparentemente innocue, seppur pittoresche, nonagenarie? Il giornalaio, così assorbito nel proprio lavoro che ogni sua parola è il nome di una testata editoriale? Il macellaio con la zeppa alla Jovanotti? Una signorina tutta apparenze, che tenta la chiave della seduzione per smarcarsi dalle accuse? Oppure il maggiordomo, come nel più classico dei Gialli Mondadori?

Gli omicidi sono sempre stati faccende intricate. La prova del DNA in teoria sarebbe un grosso passo in avanti, ma nella pratica è pieno il mondo di gente convinta che le profezie di Zoroastro siano più affidabili dell'acido desossiribonucleico. Di fronte a tanto sfacelo culturale è preferibile riderci sopra, e il commissario pasticcione chiamato a risolvere l'affaire Grabelach insieme alla sua fida assistente in questo ci dà una mano, perché è davvero spassoso. Per quanto ci si sforzi di scrivere testi brillanti, Pongo deve arrendersi: nella realtà di tutti i giorni si muovono, tra le mura dei commissariati, personaggi ancor più grotteschi e stralunati di questo simpatico arruffone a cui il bravo Fabio Capriotti ha prestato il volto.

Non è mai carino fare delle graduatorie, soprattutto in presenza di un gruppo così affiatato come I Simpatetici, però bisogna riconoscere che Fabio ha una padronanza dei tempi comici da professionista. La vivacità e la capacità di offrire performance degne di approvazione è patrimonio di tutta la Compagnia, però se vogliamo conferire un po' di serena obiettività al giudizio critico, è doveroso segnalare che questo ragazzo ha veramente della stoffa interpretativa. Sul versante femminile, Anna Mazzola (curatrice anche delle scenografie, suggestive e ben amalgamate con la fiera di colori dei costumi) più di tutte inietta una passione viscerale in quello che fa. Lo si avvertiva già in E tu chi sei?, ma ora quel vago sentore ha preso corpo definitivamente. Special mention per la simpatia a Roberto Rovere e Charlottina Laurent. Per motivi diversi: il primo è inglese, fino al midollo, nel suo contrasto tra flemma da lord e arguzie sottili, che affondano l'avversario (“sei così disumana”, dice nei panni del maggiordomo alla sua padrona di casa, “che quando il Titanic colava a picco tifavi per l'iceberg”); la seconda ha un'esuberanza naturale, e si rimane travolti soprattutto quando Pongo, in scena per pochi minuti, la sfida a superare la sua “francesità”, invitandola a calarsi prima nei panni di una danzatrice spagnola, poi di una patita del rock'n roll e infine - colpo di scena! - di una crucca intenta a trangugiare boccali interi di birra (con ruttino finale).

Come in tutti i gialli che si rispettino, la trama prevede molti salti indietro, al fine di circoscrivere le ragioni che hanno spinto all'assassinio. Anche in questa circostanza, Pongo ha assestato il suo bel tocco di classe: si è inventato delle coreografie in stile Non è la Rai, con gli attori-ballerini che ripetevano come un mantra pubblicitario: “Flashback, flashback, flashback”.
Il giallo è un genere che più di altri si presta alla parodia, e il motivo forse è questo: poiché si parla di morti, per di più ammazzati, lo spettatore si sente a proprio agio nel vedere esorcizzato un argomento così lugubre. Di sicuro una risata non seppellirà mai la morte, però quantomeno può seppellire la malinconia. È già qualcosa.

 

Teatro della Memoria - via Domenico Cucchiari 4, 20155 Milano
Orario spettacolo: mercoledì 1 luglio, ore 20.30

Articolo di: Francesco Mattana
Sul web: www.teatrodellamemoria.it

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