Doppio Sogno (Eyes wide shut) - Teatro Quirino (Roma)

Scritto da  Domenica, 19 Aprile 2015 

Dopo il successo riscosso nelle ultime due stagioni con "Elephant man", Giancarlo Marinelli incontra l'universo onirico di Arthur Schnitzler, sprofondando nei tormentati labirinti della psiche disegnati dal drammaturgo austriaco nella novella "Rhapsody: A Dream Novel" del 1925, celebre per la trasposizione cinematografica realizzata dal maestro Stanley Kubrick, con titolo "Eyes wide shut" e protagonisti Tom Cruise e Nicole Kidman, rimasta incompiuta a causa della prematura scomparsa del regista. In questa prima trasposizione teatrale la trama si aggroviglia ulteriormente inabissandosi nei più reconditi recessi dei desideri, delle angosce e delle pulsioni inconfessabili che attanagliano come spettri l'anima dei protagonisti. In scena una compagnia alquanto numerosa ed eterogenea, con in primo piano il quartetto formato da Ivana Monti, Caterina Murino, Ruben Rigillo e Rosario Coppolino.

 

Compagnia Molière presenta
con il patrocinio della Regione Veneto
Ivana Monti, Caterina Murino, Ruben Rigillo e Rosario Coppolino in
DOPPIO SOGNO (eyes wide shut)
di Giancarlo Marinelli
tratto dall’omonimo racconto di Arthur Schnitzler
con Andrea Cavatorta, Francesco Maria Cordella, Serena Marinelli, Simone Vaio e Carlotta Maria Rondana
scene Andrea Bianchi
costumi Adelia Apostolico
musiche Roberto Fia
light designer Mirko Oteri
regia Giancarlo Marinelli


Personaggi e interpreti
Daniel Fridolin - Ruben Rigillo
Nicole Fridolin - Caterina Murino
Ivana - Ivana Monti
Naktigal - Rosario Coppolino
Consigliere Bohm - Andrea Cavatorta
Albert Bohm - Simone Vaio
Gibiser - Francesco Maria Cordella
Pierrette - Serena Marinelli
La donna in blu - Carlotta Maria Rondana


Uno spettacolo indubbiamente complesso, dalle geometrie ardite e talora non di immediata intelligibilità, sospeso tra istanti di delicata emozione e passaggi di ruvida, a tratti quasi disturbante, provocazione. "Doppio Sogno (Eyes wide shut)" approda sullo storico palcoscenico del Quirino, tradizionalmente cornice di una drammaturgia maggiormente classica, lasciandone il pubblico inizialmente piuttosto interdetto e affidando al dipanarsi della trama il compito di svelare enigmi e spazi di oscurità volutamente disseminati nel corso della narrazione. Difatti, così come i sentieri della psiche assumono connotati ineffabilmente tortuosi, in egual misura l'intreccio della novella schnitzleriana e della sua rilettura da parte di Giancarlo Marinelli, attanaglia lo spettatore in un dedalo metaforico e nebuloso non concedendo pause rinfrancanti o puro disimpegno.

Le coordinate spazio-temporali, sebbene non circostanziate con esattezza, orientano l'obiettivo sull'alta borghesia della Vienna del primo ventesimo secolo: Daniel Fridolin (Ruben Rigillo), giovane medico con una carriera di successi professionali già delineata, al ritorno da un lussuoso ballo mascherato riceve dalla seducente moglie Nicole (Caterina Murino) una sconvolgente rivelazione: mesi addietro, durante un soggiorno di vacanza in Danimarca, la donna aveva subito il fascino magnetico di un ufficiale incontrato casualmente; qualora questi le avesse solo rivolto un cenno di interessamento, sarebbe stata pronta a sacrificare tutta se stessa sull'altare di questa passione lancinante, il loro matrimonio, la loro figlioletta Lily (Serena Marinelli), tutti i progetti sinora coltivati assieme per il futuro. Nonostante sia intimamente devastato da questa dolorosissima rivelazione, Fridolin è costretto a recarsi al capezzale di un suo facoltoso paziente, il Consigliere Bohm (Andrea Cavatorta) che troverà però già spirato, ma dove incontrerà la figlia del defunto Marianne pronta, nonostante le circostanze decisamente inappropriate, a confessargli l'amore nutrito segretamente nei suoi confronti. Subito dopo quest'ulteriore disorientante scoperta, incontra il suo compagno di studi Naktigal (Rosario Coppolino), il quale gli svela che il paziente scomparso era in realtà, al contrario delle apparenze rispettabili scrupolosamente preservate, al vertice di una setta sanguinaria dedita al rapimento di giovani fanciulli indifesi e a rituali orgiastici misteriosi durante i quali, in una spirale di sesso e violenza, venivano finanche sacrificate le vittime di questi sequestri. Naktigal era stato assoldato da questa organizzazione per il suo talento di musicista, affinchè accompagnasse queste lugubri cerimonie col suo pianoforte, in particolare suonando la Pavana di Ravel. La narrazione subisce un'accelerazione vorticosa a seguito dell'agghiacciante sparizione della piccola Lily, sottratta alle amorevoli cure paterne da Albert Bohm (Simone Vaio), sedicente figlio del consigliere scomparso. Fridolin sarà costretto a immergersi nelle lussuriose e sadiche liturgie della segreta congrega, mettendo a repentaglio la propria stessa esistenza, devotamente sostenuto dalla sempre premurosa madre Ivana (Ivana Monti) e da una Nicole finalmente ritrovata in questo frangente di atroce pericolo, essendosi ormai dissolti i turbamenti che l'avevano allontanata.

Ma saranno reali queste vicende luttuose e inquietanti? Oppure fosca proiezione di una mente travagliata da suggestioni allucinatorie? L'epilogo disvelerà questi interrogativi, mostrando come tutte queste minacciose fantasmagorie siano state in realtà esclusivamente frutto della mente annientata del protagonista, afflitta dal senso di colpa per presunti errori professionali commessi nel passato - come quello che ha condotto alla scomparsa di Albert Bohm, bambino un tempo suo paziente -, per il turbolento ménage matrimoniale con l'irrequieta Nicole e soprattutto per il dramma più recente, coup de théâtre che consentirà di riannodare le fila del racconto, la morte della figlioletta Lily che neppure lui era riuscito a salvare nonostante le cure profuse con inesauribile e disperata dedizione. Daniel e Nicole negli istanti finali cercheranno di confortarsi reciprocamente, tentando con un abbraccio, simbolo di un'unione sinceramente ritrovata, di lenire uno spasimo che azzanna il loro spirito senza poter mai ammettere requie.

La regia di Giancarlo Marinelli è vigorosa e visionaria, incastonando le diverse scene del multiforme testo schnitzleriano in un magmatico susseguirsi che inizialmente confonde e sconcerta, per poi ritrovare senso e compiutezza allorchè il cerchio si chiude. Il legame dell'autore con le teorie psicanalitiche a lui coeve appare evidente nell'incedere della trama attraverso un nugolo di perversioni, inquietudini e tormenti sopiti da malfermi processi di rimozione, che la regia asseconda perfettamente con la sua struttura frammentaria, non lineare, fortemente emotiva. Altrettanto evidente d'altra parte appare l'influenza di Stanley Kubrick e della sua pellicola, soprattutto nell'ossessiva morbosità di taluni deragliamenti sessuali e nell'immaginario visivo che contraddistingue la pièce, grazie all'affascinante e mutevole apparato scenografico concepito da Andrea Bianchi, ai costumi ricchissimi dal fascino ricercatamente retrò curati da Adelia Apostolico e al sapiente disegno luci di Mirko Oteri.

Nella nutrita compagine attoriale spiccano le magistrali prove recitative del solido e intenso Ruben Rigillo, capace di rendere credibile e coinvolgente ogni singola sfumatura emotiva del suo personaggio, e della sempre ottima Ivana Monti, con la sua autorevolezza stentorea ed il suo vibrante pathos, così come pregevoli si rivelano anche le interpretazioni di Simone Vaio e Rosario Coppolino. Decisamente meno a fuoco ed efficace invece appare Caterina Murino, la cui bellezza ed eleganza purtroppo in questa produzione non si accompagnano ad una convincente compenetrazione nel personaggio: una recitazione eccessivamente enfatica ed affettata a più riprese sortisce l'effetto di allontanare lo spettatore da quel vortice di suggestione e tensione che costituisce il fulcro pulsante dell'opera.

Secondo la cifra stilistica decisamente personale di Giancarlo Marinelli, "Doppio Sogno (Eyes wide shut)" si snoda come un mosaico di coraggiose intuizioni, affondando tra gli spettri delle afflizioni che infestano i suoi personaggi, per poi riemergerne con un timido segnale di speranza, confermando ed esaltando il valore del magnifico ed enigmatico testo di Arthur Schnitzler.

 

Teatro Quirino - via delle Vergini 7, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: botteghino 06/6794585, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario botteghino: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 20.45; giovedì 9 e mercoledì 15 aprile ore 16.45; sabato 11 aprile ore 16.45 e ore 20.45; tutte le domeniche ore 16.45
Biglietti: martedì-mercoledì-giovedì platea € 30 (ridotto € 27), I balconata € 24 (ridotto € 22), II balconata € 19 (ridotto € 17), galleria € 13 (ridotto € 12); venerdì-sabato-domenica platea € 34 (ridotto € 31), I balconata € 28 (ridotto € 25), II balconata € 23 (ridotto € 21), galleria € 17 (ridotto € 15)
Durata: 1h e 55' più intervallo

Articolo di: Andrea Cova
Grazie a: Paola Rotunno, Ufficio Stampa Teatro Quirino; Silvia Signorelli, Ufficio stampa Compagnia
Sul web: www.teatroquirino.it

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