Donne Teatro, Premio di scrittura teatrale femminile 2012 - Palazzo Santa Chiara (Roma)

Scritto da  Ilaria Guidantoni Domenica, 28 Ottobre 2012 
Letizia Sperzaga

La scrittura teatrale femminile è universo prezioso ancorché in parte nascosto che un premio può contribuire a diffondere. Si scrive relativamente poco per il teatro e molto poco al femminile eppure la materia è ricca. Tredici edizioni del Premio di scrittura teatrale femminile lo dimostrano. L’edizione 2012 è multiforme ma se un fil rouge vogliamo trovarlo è il sentimento nella sua profondità, forza dirompente, talora dolorosa, pur sempre essenziale strumento rivelatore della vita. E’ l’amore il vero protagonista, quasi sempre legato alla sofferenza, con una declinazione quanto mai varia.

 

 

La cerimonia del Premio di scrittura teatrale femminile 2012, giunto alla tredicesima edizione, è stata ospitata per la seconda volta al Teatro dei Comici di Roma, nel cuore della città, tra Piazza Santa Chiara e il Pantheon, gioiello che ospita la cappella di Santa Caterina, recentemente restaurato per volontà di Gaetano Cuccurullo. Nel suo intervento di benvenuto ha evidenziato che l’occasione è stata anche l’inaugurazione del Club di cultura con sede nel teatro il sabato, domenica e lunedì per dar vita ad un salotto animato e aperto facendo vivere lo spazio a più livelli.
Bianca Turbati, fondatrice e presidente del premio ha presentato i lavori e con orgoglio ha sottolineato nomi importanti tra le premiate delle precedenti edizioni, tra le quali Giuseppina Torregrossa (con Il conto delle minne) e la spoletina Virginia Virilli, in libreria da poco con Le ossa del Gabibbo (edito da Feltrinelli) e ringraziato la sponsor dell’edizione 2012, Renata Giunchi Palandri.
La scrittura teatrale è spesso faticosa da leggere, soprattutto in Italia non particolarmente apprezzata, sebbene i testi selezionati e pubblicati in una raccolta evidenzino come la sola lettura – con l’auspicio di una messa in scena naturalmente - non tradisca la forza e l’emozione della parola. Se non c’è un tema prevalente in quest’edizione, vero è che il sentimento, una sorta di abbraccio planetario, appare come il filo conduttore dei testi finalisti, che raccoglie una necessità, quasi un’urgenza del dire, come ha sottolineato Giuseppe Agirò della Giuria.
Venendo nel dettaglio delle autrici e dei lavori, il passaggio dall’odio all’amore lo si vive con Luisa Cappuccio, Monologo per un dolore, la donna sotto la pioggia, dove lo strazio per un abbandono, un lutto non elaborato, diventa consapevolezza che matura il senso del dubbio come condizione esistenziale. Una donna assiste impotente al ‘rapimento’ del proprio uomo da parte di una ragazza dell’est che semplicemente lo ha atteso sotto la pioggia, nella sua disponibilità arresa. Alla fine constata con una generosa e malinconica comprensione che non si può rinunciare al futuro, così ha fatto il suo uomo; mentre si chiede quale futuro ci sia per lei, a patto che ne esista ancora uno.
Con la giovane napoletana Angela Di Maso, si compie un viaggio nel virtuale, partendo dall’incontro di due persone su una chat al solo scopo di consumare un amore carnale che si tramuterà poi nell’incontro reale di due persone, due anime messe a nudo, due intellettuali che nel mondo di Internet cercavano solo protezione. Sarà la scoperta della malattia di uno dei due l’elemento rivelatore dell’amore, del dolore come lente d’ingrandimento per riscoprire la vita. E’ Primo amore, una scrittura cruda, asciutta, eppure molto poetica.
La giornalista Mariù Safier, volto Rai di CCISS Viaggiare Informati e prima e dopo voce del Giornale Radio e di GR Parlamento, torna alla sua vocazione letteraria e teatrale (ha frequentato l’Accademia di Arte drammatica Silvio d’Amico a Roma e poi un corso di lingua e letteratura francese a la Sorbonne) con una ricostruzione storica dell’amore con Nel tempo e nella memoria. La scrittura con un’attenzione scrupolosa alla ricostruzione e alla rievocazione, un’analisi fine dei personaggi che li rende credibili, ci trasporta nel teatro classico con echi shakespeariani. La vicenda vede al centro la storia contrastata di due amanti nella Spoleto del Cinquecento, un amore interrotto da un terzo personaggio che spinge verso la morte e richiama il classico binomio di Eros e Thanatos.
Cinzia Spinelli fiorentina - cantante, attrice, regista teatrale e autrice di canzoni e testi per il teatro - ne’ Il canto della farfalla torna a parlare di malattia, l’Alzheimer in un triangolo maieutico: la donna malata e la governante che l’assiste e che riesce a farla sintonizzare di nuovo con il figlio, riallacciando una relazione autentica dopo un rapporto lacerato. E’ ancora il dolore ad essere rivelatore di autenticità.
Infine citiamo Letizia Sperzaga, primo premio, nata a Cremona nel 1974, musicista e cantante lirica con Pesci piccoli, un testo corposo e strutturato che la giuria ha apprezzato per la scrittura e la sapienza teatrale: affronta una tematica civile e sociale tra due uomini nel loro scontro dialettico che si ricompone gradualmente. I protagonisti sono Luciano, un ex imprenditore, calmo, preciso, solitario e burbero e Giorgio, un po’ pasticcione e caotico, ex missionario in Africa.

 

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Sul web:
www.palazzosantachiara.it

 

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