Donne Donnine Donnacce - Teatro Oscar (Milano)

Scritto da  Sabato, 14 Marzo 2015 

In occasione della “Festa della donna" è andata in scena al Teatro Oscar di Milano una pièce eccentrica sull’arte della prostituzione: lo spettacolo "Donne Donnine Donnacce" di Gianni Gori ricorda i volti noti delle “signore” che hanno praticato, per scelta o per vocazione, il mestiere più antico del mondo e la loro capacità di stregare l’universo maschile. Gianna Coletti, Giovanna Rossi e Vicky Schaetzinger rivisitano, con allegria e un pizzico di malinconia, un’insolita “viaccia” dove tornano a passare, spesso accompagnate dai loro scalcinati protettori, donnine allegre, disperate mantenute, protagoniste dei marciapiedi, da Berlino a Buenos Aires, dai bastioni di Milano ai carruggi di Genova.

 

DONNE DONNINE DONNACCE
passeggiata semiseria in parole e musica sull’antico mestiere
di Gianni Gori
con Gianna Coletti e Giovanna Rossi
al pianoforte Vicky Schaetzinger
scenovideografie e luci Salvo Manganaro

 

“Una donna che cerca di far ridere non mi offende, però mi urta un po' i nervi. Io, come spettatore, mi trovo a disagio. Continuo a pensare alle donne come macchine sforna bambini”. Non è la frase di un folle, bensì di un picchiatello. Anzi, del picchiatello per antonomasia: Jerry Lewis. Il quale ogni tanto si diverte, lucidamente, ad abbattere le mura del politicamente corretto (in altre occasioni ha espresso pareri poco simpatici sui gay).

Ora, è normale che di fronte a un'affermazione simile la prima reazione sia il diniego, un forte e vigoroso diniego. Però, a voler analizzare la questione con sguardo libero, scevro da ogni retorica, effettivamente non si può negare che la donna comica è una novità degli ultimi cinquant'anni. E in quanto novità, continua in un certo senso a sorprendere. Poi c'è chi, come Lewis, prova disagio di fronte alla verve brillante del gentil sesso e chi invece, come noialtri, si gode l'ironia scoppiettante di Gianna Coletti e Giovanna Rossi.

Insieme fanno scintille: abbiamo già avuto modo di verificare in altri frangenti quanto la coppia funzioni, quindi Donne donnine donnacce ha rappresentato la piacevole conferma. Stavolta poi il testo prevedeva una sana dose di goliardia nel raccontare la prostituzione attraverso i secoli, e la goliardia, con timbri differenti, appartiene a entrambe. Gianna e Giovanna oltre ad essere due interpreti di talento hanno stampato sul volto un rapporto dialettico col sesso maschile: si intuisce, insomma, che la biografia personale di entrambe è segnata da relazioni profonde ma anche conflittuali. Tutto questo però riguarda il passato: il presente è all'insegna della saggezza conquistata con l'esperienza, e questa saggezza traspare nello spettacolo. Una pièce comica che descrive il pianeta delle lucciole senza scadere nel macchiettismo è un'operazione teatrale che richiede sapienza, sensibilità, buon gusto. Il buon gusto, in particolare, è una merce oggidì rarissima, perciò tanto di chapeau all'autore Gianni Gori e alle tre interpreti sul palco - oltre a Gianna e Giovanna Vicky Schaetzinger, con quei passaggi pianistici da pelle d'oca.

È uno spettacolo ma prima di tutto una passeggiata. Passeggiata in compagnia delle passeggiatrici, da sempre fonte d'ispirazione inesauribile per letterati e musicisti. Un pot-pourri di quelli fatti bene, perché c'è modo e modo di imbastire i collage e in questo caso i vari passaggi risultano piacevolmente consequenziali. C'è di tutto: dalla licenziosità colta di Trilussa a una struggente canzone di Pasolini, tanto più struggente se viene in mente Gabriella Ferri, che prestò la sua faccia e la sua voce alle parole del poeta; c'è Malaparte a ricordarci, seppur con cinismo tagliente, che anche le donne hanno perso la guerra; gli evergreen di De André Bocca di rosa e Via del campo e il protettore che comprava i calzett de seda alla sua protetta, nel brano spassoso di Jannacci; un classico come El nost Milan di Bertolazzi, che piace sempre al pubblico un po' perché sono ancora vivi nella memoria gli allestimenti di Strehler, e un po' perché racconta la Milan col coeur in man, che oggi come oggi suona come un romanzo di fantascienza; c'è Brecht e una Gianna Coletti che graffia come la Pantera di Goro. E poi Violetta, la signora delle camelie che poveretta tossisce per via della tisi, e non perché nei saloni da lei frequentati c'erano troppi spifferi. Traviata non era un “puttanone” - come maliziosamente l'ha definita Enrico Beruschi in un divertente spettacolo nel quale presentava i capolavori della lirica - però ci si può anche scherzare sopra, basta che non ci sentano i melomani incalliti.

Il mondo è cambiato, se in meglio o in peggio non possono stabilirlo nemmeno i sociologi. La Vispa Teresa del senatore Trilussa s'offriva agli uomini ma nel contempo soffriva. Ora invece c'è un disincanto maggiore: le ragazze “leggere” si limitano a offrirsi perché la sofferenza è faticosa, richiede un grosso dispendio energetico.

Le videoscenografie di Salvo Manganaro sullo sfondo fanno la loro splendida figura: i capolavori di Balla e Toulouse-Lautrec si intromettono nel racconto senza invadenza alcuna, risultando perfettamente complementari al discorso che si porta avanti.

Non ci resta che libar, libar ne' lieti calici. Questo è esattamente ciò che bisogna fare quando si assiste a uno spettacolo riuscito.

 

Teatro Oscar - via Lattanzio 58, 20137 Milano
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 02/36503740, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17
Orario biglietteria: dal lunedì al sabato ore 16-19 e 19.30-21, domenica dalle 15.30 a inizio spettacolo
Biglietti: intero €24; ridotto e convenzioni €18; under 25/over 60 €12; Cral e gruppi €10 (minimo 10 persone); gruppi scuola €9; prevendita €1,50

Articolo di: Francesco Mattana
Grazie a: Giulia Colombo, Ufficio stampa iagostudio
Sul web: www.pacta.org

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