Donne d'amore e di lotta - Teatro Stanze Segrete (Roma)

Scritto da  Giovedì, 10 Marzo 2016 

Dal 2 al 13 marzo. Cinque storie di donne più o meno famose per un 8 marzo d'amore e di lotta al Teatro Stanze Segrete di Roma, nel nuovo spettacolo scritto e diretto da Enrico Bernard, interpretato da Melania Fiore. Originali i testi in versi, incisivi soprattutto nella contemporaneità dove si dimostra l’attualità e la forza della parola poetica, supportata dall’audio con funzione di coro, voce narrante, quindi cronaca radiofonica, a seconda dei personaggi. Con un’endiadi si potrebbe dire lotte d’amore o innamoramento in battaglia perché spesso nella visione olistica del femminile per il quale l’amore è assoluto i piani si fondono, fino a confondersi, confondere e portare alla rovina la donna. Nessuna denuncia, piuttosto uno sguardo, senza tenerezza né compassionevole, ma ammirato e in certi momenti incantato quello di Enrico Bernard.

 

DONNE D'AMORE E DI LOTTA
scritto e diretto da Enrico Bernard
con Melania Fiore

 

Dopo Mary Shelley, ecco i nuovi ritratti di donne d'amore e di lotta di Enrico Bernard interpretati da Melania Fiore con la quale il sodalizio continua e si sta affinando, come ci ha raccontato lo stesso regista: da Penelope alla giovane violentata al G8 di Genova, passando per la Dulcinea del Don Chisciotte e Sophie Taeuber-Arp la cofondatrice del movimento dada (nel centenario del Manifesto che cambiò l'arte contemporanea) alla terrorista rossa tedesca Gudrun Ensslin "suicidata" nel carcere di Stammheim. Le donne scelte per lo spettacolo in scena a Roma, che punta su Penelope, Gudrun Ensslin e la “ribelle” del G8, a mio parere la più efficace, vivono di grandi passioni e di grandi ideali che le travolgono dissolvendosi all'alba come i sogni. Sono donne che vengono in qualche modo giocate dall’amore, soprattutto nel caso di Penelope, diventata ormai una metafora di fedeltà e pazienza, nella sua attesa disperata del ritorno di Ulisse, colpevole di aver dimenticato le ragioni del cuore per una guerra insensata.

Il primo monologo dell’attrice, che si cambia e si trasforma in scena, giocando su pochi particolari, risente maggiormente della memoria epica dei versi e strizza l’occhio al teatro danza. Penelope è l’idealizzatrice che trasforma un bacio d’addio in un’ancora alla quale appigliarsi per farsi coraggio, alterna momenti di amore quasi delirante e una rabbia sottile che si insinua quando scopre che Ulisse torna a casa per lavare le proprie ferite d’amore e il suo sangue. Ci sono anche il sentimento passivo di Dulcinea, vittima della spasimante follia di Don Chisciotte; lo sconfinato amore per l'arte di Sophie; il concetto di giustizia sociale condiviso dalla Ensslin con l'amore della sua vita, Andreas Baader capo della RAF, con una violenza sottile dove la complicità amorosa diventa pericolosa connivenza, assoggettamento della coscienza.

E poi l'ingenuità della ragazza che va incontro ai suoi aguzzini col sorriso, in una versione che ricorda l’amore libero dove il privato e il pubblico si intrecciano senza separazione, in stile anni Settanta. In questo episodio, a mio parere il più incisivo, ci sono l’arroganza del maschile sul femminile, la supponenza del potere legittimato solo agli uomini che considera un affronto la donna nella sua dimensione politica, la strumentalizzazione della sessualità come violenza per punire la donna che osa sollevare la testa. Episodio più politico che diventa teatro-processo.

Al centro della scena completamente spoglia un legno, sineddoche della nave con la quale parte Ulisse per attraversare il mare, ma anche spaventapasseri, fantoccio, simbolo di un maschile che diventa il centro della vita della donna che decide di stargli accanto, ma che è debole, privo di valore, forte solo dei propri simboli: la lontananza, un passamontagna, o una divisa con un distintivo dalla scritta in latino che non è neppure in grado di conoscere. Un’occasione per riflettere sull’amore malato e sulla forza dell’amore che talora si rivolta come un boomerang. All’interno della dinamica dell’amore si legge nei testi di Bernard, non solo e non tanto una dialettica uomo-donna, quanto il conflitto maschile-femminile, che spesso è dentro ognuno di noi e che quando non si risolve porta ad “amori asimmetrici”, dove il sentimento è solo da una parte ed è agito insieme dal maschile e femminile che è in noi.

Melania Fiore Vincitrice di numerosi premi e riconoscimenti teatrali l'attrice, drammaturga, pianista e danzatrice, si laurea con lode in Scienze dello Spettacolo e si diploma presso la Scuola biennale di Mario Scaccia, con cui studia e lavora per circa 10 anni. Studia pianoforte per 11 anni, canto lirico, danza classica e contemporanea, elementi di acrobatica e metodo Feldencrais, e continua la sua formazione attoriale presso laboratori nazionali e internazionali, mentre lavora in compagnie importanti, tra cui quella di Daniele Salvo. Dal 2008 scrive, dirige e interpreta molti testi per il teatro, tra cui il pluripremiato Tutto il mio Amore, Partigiana, Odissea di Alice nel Paese della Realtà, L'Amore in Guerra, vincitore del prestigioso premio Calcante Siad 2014 per la Miglior Drammaturgia. Nel 2012 viene scelta da Paolo Sorrentino per un ruolo nel suo film La Grande Bellezza, vincitore del Premio Oscar 2014 come Miglior film Straniero.

Enrico Bernard Terzogenito dello scrittore e regista Carlo Bernari frequenta fin da giovanissimo personalità del mondo dell'arte quali Pietro Germi, Cesare Zavattini, Alfonso Gatto, Giuliano Montaldo, Vasco Pratolini, Ermanno e Domenico Rea, i pittori Domenico Purificato, Alberto Sughi, Ernesto Treccani, Emilio Greco. Si laurea in filosofia all'Università la Sapienza di Roma nel 1980 con una tesi sul terrorismo in Germania. Si dedica all’attività giornalistica ma al tempo stesso è autore e regista di diverse opere teatrali e sceneggiature. Consegue il dottorato di ricerca in Letteratura italiana all'Università di Zurigo e nel 2006 inizia l'attività accademica, tenendo corsi presso università negli Stati Uniti e in Canada. Ha scritto numerosi saggi di italianistica, germanistica e arti dello spettacolo. Un suo contributo importante alla teoria del teatro è stato il Manifesto del Teatro Snaturalista illustrato e pubblicato da Dario Fo.

 

Teatro Stanze Segrete - via della Penitenza 3, Roma (zona Trastevere)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6872690, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Botteghino: dalle 18.30 alle 21.00 (prenotazione consigliata)
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 19
Biglietti: intero 15 euro, ridotto 10 euro (under 25 e over 70), tessera associativa semestrale 3 euro

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Sul web: www.stanzesegrete.it

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