Donchisci@tte - Teatro Golden (Roma)

Scritto da  Sabato, 30 Novembre 2019 

Dal 26 novembre al 15 dicembre. Dal garage in cui si è rintanato imitando l'inventore pazzo di “Ritorno al futuro”, con strane idee su salti quantistici nello spazio e nel tempo, Don Chisciotte lotta per mantenere intatto il suo pensiero critico coltivando ancora un’idea: l’IDEA. Unica finestra sull’esterno (o su altri interni) una teoria di schermi che s’affaccia su personaggi e mondi annodati, interferenze che spronano i nostri ‘eroi’ all’Azione, a una qualche azione. E se, nella giostra di pensieri che galoppano progressivamente verso l’inevitabile delirio, le menti malefiche dei ‘giganti delle multinazionali’ sono il nemico contro cui scagliarsi, l’Amore è ancora il vento che soffia e muove, anche se Dulcinea, intrappolata in una webcam, può svanire dolorosamente per un banale black-out.

 

Novità Teatro / Arca Azzurra Teatro presenta
Alessandro Benvenuti e Stefano Fresi in
DONCHISCI@TTE
liberamente ispirato a “Don Chisciotte della Mancia” di Miguel de Cervantes
di Nunzio Caponio
adattamento e regia Davide Iodice
scene Tiziano Fario
costumi Daniela Salernitano
luci Andrea Garbini

 

Più che a Don Chisciotte questa piéce di Caponio fa pensare al pirandelliano Vitangelo Moscarda, protagonista del romanzo "filosofico" “Uno, nessuno e centomila. Non solo per via di numerose analogie tematiche e strutturali, ma perché il capolavoro di Pirandello è citato alla lettera nel testo, quando il professore di fisica pazzo (in realtà un ex ragioniere con la mania dei buchi neri che si mangiano i neuroni su ordine del "governo") sputa il rospo: io ero come mi vedevate voi, ero io per voi, ma non ero io per me. Più Moscarda di così!

Si accennava alle analogie strutturali e drammaturgiche. Vero che nel caso del lavoro di Caponio si tratta di un dialogo serratissimo, recitato da due straordinari attori come Benvenuti e Fresi che ne amplificano magistralmente contrasti, doppi sensi e metafore; mentre nel romanzo di Pirandello si tratta di un monologo in cui il protagonista racconta e spiega la sua lucida follia. Ma anche nel caso pirandelliano c'è nascosto tra le pieghe del racconto il dialogo col pubblico, meglio col lettore: Moscarda spiega col "voi" anziché col "tu" anticipando le domande e le reazioni che restano sottintese, ma alla fine della giostra il prodotto è pur sempre dialettico e, di conseguenza, dialogico.

Come Moscarda anche il Don Chisciotte di Caponio proviene dai numeri e dallla contabilità: era un ragioniere che ha svalvolato dopo aver visto “Guerre stellari” e “Matrix” (il primo citato continuamente anche nei costumi e nella musica eseguita dal "maestro" Fresi dal vivo, il secondo per via dei calabroni meccanici inviati a distruggere gli oppositori del "governo" del Buco Nero). Il Vitangelo di Pirandello è figlio di un banchiere, eredita la maggioranza dell'istituto, deve noiosamente e svogliatamente occuparsi di redditi e profitti, e alla fine manda tutti al diavolo per dissociarsi e alienarsi dalla società che lo vuole come lui non si sente di essere. Entrambi, il protagonista pirandelliano e il nostro novello Don Chisciotte armato di spada da samurai come gli eroi di “Star wars” salgono infine sulla loro astronave: il primo in convento, il secondo si immerge completamente nella follia del salto quantistico che annullerebbe il reale.

Il lungo, e mi si perdoni la spiegazione reiterata, parallelo tra i due personaggi ha naturalmente, anche qui in entrambi i casi, un nume tutelare: appunto il Don Chisciotte di Cervantes. Tutti o quasi tutti sanno che Don Chisciotte non è una rivisitazione nuova nell'ambito della drammaturgia italiana, ma risale al saggio di Pirandello sull'umorismo del 1908 in cui il tragicomico personaggio di Cervantes, il cavaliere dalla Triste Figura, viene preso dallo scrittore siciliano come esempio di fusione di comico e tragico, pianto e riso. E proprio questo Don Chisciotte servirà da modello per il Moscarda di “Uno, nessuno e centomila” pubblicato nel 1925, ma che viene progettato fin dal 1909 ossia in concomitanza con la teorizzazione donchisciottesca dell'umorismo pirandelliano.

Ciò detto va rimarcato che la commedia tragicomica di Caponio funziona e corre sui binari di due solide, ottime interpretazioni, nonché sulla regia precisa, tagliente di Davide Iodici che sfrutta abilmente lo spazio del Golden in lungo e in largo con effetti e proiezioni efficaci.

 

Teatro Golden - Via Taranto 36, 00182 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/70493826, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al venerdì ore 21, sabato ore 17 e ore 21, domenica ore 17, lunedì riposo
Biglietti: : intero € 30, ridotto € 25

Articolo di: Enrico Bernard
Grazie a: Daria Delfino, Ufficio stampa Teatro Golden
Sul web: www.teatrogolden.it

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