Don Giovanni - Teatro Argentina (Roma)

Scritto da  Sabato, 02 Febbraio 2019 

Dall’8 al 20 gennaio, il Teatro Argentina ha ospitato la compagnia del Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale, con lo spettacolo “Don Giovanni” di Molière, diretto da Valerio Binasco. La pièce è ora in scena al Piccolo Teatro Strehler di Milano fino a domenica 10 febbraio.

 

Produzione Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale presenta
DON GIOVANNI
di Molière
regia Valerio Binasco
con (in ordine alfabetico) Vittorio Camarota, Fabrizio Contri, Marta Cortellazzo Wiel, Lucio De Francesco, Giordana Faggiano, Elena Gigliotti, Gianluca Gobbi, Fulvio Pepe, Sergio Romano, Ivan Zerbinati
scene Guido Fiorato
costumi Sandra Cardini
luci Pasquale Mari
musiche Arturo Annecchino
assistente regia Nicola Pannelli
assistente scene Anna Varaldo
assistente costumi Silvia Brero

 

Il personaggio di Don Giovanni è stato più volte accostato alla figura dell’attore, fino a costituirne una trasposizione metaforica. Egli non ha esitazioni nel mostrare le sue capacità performative, pur finalizzate all’arte della seduzione sensuale, o alla fascinazione intellettuale. Burlador dalle primissime origini, Don Giovanni inganna i suoi interlocutori utilizzando e ostentando le convenzioni della recitazione: finge, si traveste, simula gesti e comportamenti per appagare i suoi desideri. Come l’attore, l’eroe è uomo in azione, vive nel «qui e ora» ed è costantemente in grado di ricorrere all’improvvisazione.

Il “Don Giovanni” diretto da Valerio Binasco, tuttavia, sembra aver rinunciato a diverse costanti che ne hanno sempre caratterizzato il mito, sin dalle sue origini. Infatti, l’attore Gianluca Gobbi, che veste i panni del protagonista, costruisce una figura priva di una particolare sensualità, o di una forte capacità di fascinazione, ed allo stesso tempo trascura il carisma intellettuale dello scellerato che sfida Dio, del «superbo nato a tenzonar co ‘l Cielo». Ma allora cosa rimane del “Don Giovanni” di Molière?

Restano i personaggi, così come il susseguirsi delle sequenze rimane fedele al testo classico, fatta eccezione per la scena iniziale, durante la quale vengono proiettate su un telo alcune battute (tra cui le celebri «¿Quién eres?»; «¿Quién ha de ser? Un hombre y una mujer») che aprono non il “Dom Juan” di Molière, bensì “El burlador de Sevilla y convidado de piedra” di Tirso de Molina. È l’atmosfera che appare intrinsecamente distante tanto dal testo drammatico dell’autore francese, quanto dal mito nel suo complesso e nelle sue varie sfaccettature. La forza che il Don Giovanni di Binasco esercita con maggior convinzione sembra essere la violenza; già il mito, effettivamente, ci ha consegnato una figura imprevedibile, ma in questa messinscena prevale l’irascibilità. Più che sedotto, affascinato, incantato financo dalla perversione e dall’empietà, il pubblico è fisicamente intimorito da un uomo che se incontrasse per strada terrebbe alla larga.

Le scenografie di Guido Fiorato - tutt’altro che invadenti o pesanti, cambiate dagli stessi attori a sipario aperto - e i costumi (a cura di Sandra Cardini) inducono a collocare la vicenda in una contemporaneità non meglio definita. Notevole il lavoro fatto dagli interpreti: Sergio Romano nel ruolo di Sganarello, costantemente affamato, pavido e giustamente interessato alla sua paga (sua è l’ultima battuta dello spettacolo, in cui di fronte alla morte di Don Giovanni si preoccupa solo di chi pagherà il suo salario: «Mes gages! Mes gages!»); Fabrizio Contri che interpreta sia il padre Luigi che il convitato di pietra; Ivan Zerbinati nei panni di Gusmano, de La Violette e del suonatore di fisarmonica; Fulvio Pepe, uno dei fratelli di Elvira; il duo Lucio De Francesco-Elena Gigliotti, che dà voce alla coppia Pierrò/Sciarlotta; Marta Cortellazzo Wiel nei panni della popolana Maturina; Vittorio Camarota nelle vesti di Alonso; e infine Giordana Faggiano, giovane Elvira appassionatamente innamorata, e al tempo stesso disperata.

Lo spettacolo interpretato dalla Compagnia del Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale è dunque dominato dalla virile aggressività di un Don Giovanni animalesco, che insinua negli astanti una strana sensazione di pericolo da evitare, di calamità imminente, piuttosto che incarnare la trasgressione del corpo e dello spirito alla quale abbandonarsi, vinti e inebriati. Non un seduttore ingannatore e raffinato, non un libertino affascinante e solitario, non un «ateista» sacrilego e dissacrante. Non un uomo guidato dal vento. La bestialità di questo Don Giovanni, per quanto congrua e originale, è forse troppo marcata per combaciare col mito che sin dagli inizi del Seicento ha saputo conquistare platee numerose e variegate.

 

Teatro Argentina - Largo di Torre Argentina 52, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.684.000.346 (ufficio promozione) - 06.684.000.311 (biglietteria), mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Biglietteria: telefono 06/684000311/314 (ore 10-14/15-19 lunedì riposo), vendita on-line www.vivaticket.it
Orario spettacoli: prima ore 21, martedì e venerdì ore 21, mercoledì e sabato ore 19, giovedì e domenica ore 17, lunedì riposo
Biglietti: poltrona 40€ (ridotto 32€), palchi I e II ordine 32€ (ridotto 27€), palchi III e IV ordine 25€ (ridotto 22€), loggione 12€. Le riduzioni sono riservate ai giovani fino a 35 anni e agli adulti oltre 65 anni
Durata spettacolo: primo tempo 1 ora - 15' intervallo - secondo tempo 1 ora e 15'

Articolo di: Cecilia Carponi
Foto di: Donato Aquaro, da sinistra Gianluca Gobbi e Sergio Romano
Grazie a: Amelia Realino, Ufficio stampa Teatro di Roma
Sul web: www.teatrodiroma.net

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP