Domino - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Scritto da  Domenica, 14 Giugno 2015 

Un viaggio che vuole abitare il mondo smascherandolo, provocandolo, contraddicendolo, per provare ai suoi abitanti che per esistere nessuno ha bisogno di essere dominato. Dal 9 al 13 giugno il Teatro Elfo Puccini di Milano ha fatto spazio (all’interno degli eventi ExpoinCittà) a questo viaggio ospitando "Domino" di Manuel Capraro e Irene Di Lelio, due giovanissimi registi formatisi all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico.

 

Produzione Linee Libere e Gli Artimanti presentano
DOMINO PARTE I

HUIS CLOS - PORTA CHIUSA
di Jean Paul Sartre
traduzione di Massimo Bontempelli
regia Manuel Capraro

L’AMANTE
di Harold Pinter
traduzione Alessandra Serra
regia Irene Di Lelio

DOMINO PARTE II

FABRIZIO
scritto e diretto da Manuel Capraro

IL RINOCERONTE
di Eugene Ionesco
traduzione di Giorgio Buridan
regia Irene Di Lelio
con Desirèe Domenici, Flavio Francucci, Giacomo Lilliù, Carlotta Mangione e Lorenzo Tolusso
scene Gilberto Cacciamani
costumi Monica Bisogni
video e foto di scena Alberto Brizioli
movimenti scenici Chiara Ossicini
direttore tecnico Marco Meola
grafica Viviana Aleandri
immagine locandina Massimo Boccardini

 

"Domino" è un’intenzione che si racconta in 2 parti; attraverso 4 spettacoli, 5 attori, 24 personaggi, 24 vite. Numeri che si moltiplicano dando origine ad un percorso che si costruisce in diretta. Performance colorate, rumorose, a tratti noiose, che si dirigono lontano, senza però perdere mai di vista la loro radice: il verbo “io domino” vs il gioco “domino”.

Lo spettatore viene quindi trascinato dentro un laboratorio che lavora mentre evolve, per mezzo di un legame sequenziale, quasi circolare, nel quale vengono esaminate le trappole che un certo sentire umano è in grado di creare.

Condizioni drammatiche, nevrotiche, psicotiche, ridicole, prodotte in solitudine, ma sopratutto con - attraverso - per colpa - degli altri, talmente potenti da diventare un inferno. Sono infatti questi gli ingredienti principali del primo spettacolo di "Domino": "Huis Clos - Porta Chiusa" di Jean Paul Sartre, regia di Manuel Capraro. Uno spazio “assente” dove tutti i personaggi sono spettatori inermi di se stessi. Morti. I loro movimenti si incastrano l’un l’altro. Oltrepassata la metaforica porta bianca (in scena ce n’è una sola) ognuno è il boia dell’altro e non c’è niente che si possa rompere perché nulla sembra essere importante. Dimenticare la presenza dell’altro appare l’unica soluzione, ma il silenzio di quella presenza è pesante quanto l’importanza del relativo giudizio. E allora sarebbe opportuno provare semplicemente a connettersi tra esseri umani, a non ferirsi, a prendere con le mani i propri pensieri per toccarli, conoscerli, spiegarli anche, anelando a percepire la libertà di scegliere “il proprio interno”.

Senza il rischio di perdere quel senso di continuità - che in "Domino" prevale - inizia poi "L’Amante" di Harold Pinter (regia di Irene Di Lelio) dove si procede a trattare la relazione umana, ma in maniera più intima. Ci viene mostrato il contenuto emotivo di un falso matrimonio. In questo micro-universo lo squallore e la menzogna sembrano rappresentare l’unica via d’uscita. Una coppia preoccupata solo a non farsi sentire, scoprire, dagli altri, che vede nella spettacolarizzazione della propria realtà il miglior modo per essere sinceri.

La seconda parte di "Domino" inizia invece con "Fabrizio" (atto unico ispirato a “La Locandiera” di Goldoni) scritto e diretto da Manuel Capraro, che lo presenta come “il grido di una generazione che non si arrende e che lotterà fino all’autodistruzione”. Il palco è coperto da bidoni della spazzatura e al centro si erge uno spaventapasseri di paglia. Siamo nel Burlesque Club di Mirandolina che Fabrizio ama da sempre. Una lotta conosciuta, quella tra amore e potere, tra convinzione e delusione, tra fede e illusione. Una battaglia che si affronta con armi ambigue e impari fino al punto di confondersi tra un campo e l’altro.

Ma eccoci arrivati alla fine del viaggio, dove il mondo si piega di fronte al sogno. Il cuore più onirico di "Domino" si mette a pulsare maggiormente ne "Il Rinoceronte" di Eugène Ionesco, regia di Irene Di Lelio. “Un’epidemia prende corpo” prendendo possesso dell’anima delle persone. Bérenger vorrebbe rimanere se stesso senza perdersi nella folla, ma è proprio quest’ultima che egli si immagina dentro una condizionante allucinazione: una realtà tutta “rinocerontica” che lo farà impazzire.

Saltando tra un luogo e l’altro, tra uno spettacolo e l’altro, ci si scopre sicuramente più consapevoli di “come” ci sia qualcuno sempre pronto a dominare: un uomo, una donna, un’amante, gli altri, il mondo. Ma impariamo anche come questo, in fondo, dipenda solo da noi.

"Domino" sceglie di non interrompere la propria volontà di comunicazione: sia nello spazio che nel tempo. Sceglie il teatro per denunciare delle verità, sceglie di assegnare la propria forza ai suoi attori, anche loro molto giovani. C’è da dire che il progetto appare ancora acerbo, come d'altra parte è doveroso sottolineare che nessuno sembra essersi risparmiato. Ed è sufficiente questo per apprezzare il risultato. Un gioco in cui ognuno conosce il proprio ruolo, ma che richiede senz’altro di essere allenato ancora e, perché no, magari di essere in un certo senso “dominato”.

 

Teatro Elfo Puccini (Sala Bausch) - corso Buenos Aires 33, 20124 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/00660606, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: Domino Parte I ( 9 e 11 giugno ore 18.30), Domino Parte II (10 e 12 giugno ore 18.30), Domino Maratona (13 giugno, ore 16.00) tutti e quattro gli spettacoli
Biglietti: ingresso 20 €, maratone 13 giugno 35 €

Articolo di: Alessandra Quintavalla
Grazie a: Ufficio stampa Carla Romana Antolini e Benedetta Boggio
Sul web: www.elfo.org

TOP