Domani i giornali non usciranno - Teatro Studio Uno (Roma)

Scritto da  Venerdì, 24 Novembre 2017 

Ha debuttato al Teatro Studio Uno in anteprima nazionale “Domani i giornali non usciranno”, il nuovo lavoro della Compagnia Barone Chieli Ferrari. Dopo la trilogia di spettacoli incentrata sulla figura dello scrittore argentino Julio Cortázar, la compagnia porta in scena una drammaturgia originale della scrittrice Veronica Raimo. Le musiche originali del lavoro sono composte dal musicista Toni Virgillito, mentre la parte visuale è affidata all’artista finlandese Elisabeth Mladenov.

 

DOMANI I GIORNALI NON USCIRANNO
di Veronica Raimo
con Alessandra Chieli
regia Emilio Barone, Massimiliano Ferrari
musiche originali Toni Virgillito
visuals Elisabeth Mladenov
costumi Alice Pacciarini
una produzione Compagnia Barone Chieli Ferrari

 

Capita di assistere a lavori curati sotto tutti i punti di vista o quasi, ma di restare profondamente distaccati da quanto accade sulla scena e, quindi, in definitiva, inappagati, incompleti nel proprio ruolo di spettatore - perlomeno se intendiamo tale ruolo come in senso lato partecipativo di quanto avviene sulla scena. Eppure, in “Domani i giornali non usciranno”, tutto sembra in regola: le immagini sceniche sono molto pulite, l'audio di qualità sopraffina, l'interprete chiaramente molto capace, il testo di bella prosa dai tratti a volte poetici. Com'è possibile?

Nello spettacolo, una donna (che vediamo entrare scorrendo su un immaginario tapis roulant ingegnosamente reso dall'attrice) perde la coincidenza per un volo che avrebbe dovuto portarla a incontrare l'uomo con cui corrispondeva romanticamente da mesi e, per una serie di vicende che lambiscono sempre più il surreale, resta intrappolata nell'aeroporto. Questa condizione esteriore riflette quella interiore della protagonista, imprigionata in un loop mentale dal quale non soltanto fatica a uscire, ma in cui forse - e a dispetto di quanto talvolta dice - preferisce indulgere, mentre noi la seguiamo in una serie di quadri solo labilmente collegati tra loro che, più che delineare una vicenda, ambiscono a ritrarre uno stato, indagandolo da diverse angolazioni. La perdita della coincidenza è occasione per la protagonista di (farci) riflettere sulla ricerca della perfezione, sull'assenza, sull'inadeguatezza, sull'incompletezza (la scarpa mancante, l'immagine finale costruita a terra con gli elementi scenografici che sembrava richiamare, almeno per chi scrive, un uomo e, accanto, una donna incompleta).

E tuttavia. Dopo aver rinunciato a una storia propriamente intesa, “Domani i giornali non usciranno” rinuncia anche a quello che probabilmente è il principale motore dell'immedesimazione dello spettatore in ciò che vede: la lotta. Si può disquisire davvero tanto su cosa sia, a cosa serva e se serva, l'immedesimazione. Si potrebbe dire, per esempio, che intere scuole di teatro sono sopravvissute e anzi hanno prosperato senza. Si potrebbe per esempio citare Brecht. E lo si citerebbe a sproposito.

Le cronache sono piene di testimonianze, anche molto qualificate, di spettatori che restavano "incantati" (nel vero senso della parola) da quanto vedevano sulla scena nelle produzioni del Berliner Ensemble. Eppure Brecht si sforzava in ogni modo di straniarli: apparato scenotecnico a vista, attori che non si immedesimano ma "riferiscono", numeri musicali nel bel mezzo di una scena... Ma negli impianti di Brecht una cosa non mancava mai (né, per quelle che erano le sue finalità, poteva mancare): la lotta. La lotta contro un nemico individuato,contro il destino, contro un apparato, contro uno stato di cose.

La lotta implica almeno tre cose: che vi sia qualcuno che desideri qualcosa di vitale (o che assuma queste proporzioni); che questo qualcosa non sia raggiungibile a causa di certi ostacoli apparentemente insuperabili (o che assumano queste proporzioni); che ci si sforzi di superare tali ostacoli con tutti se stessi. In questo ci si può immedesimare sempre se ben raccontato, se ben mostrato: è il motivo per cui, anche in spettacoli, film, libri e fumetti che complessivamente non ci convincono, a volte ci sono scene, sequenze, segmenti che ci prendono e ci appagano. L'opera può essere traballante, ma nel momento in cui avvertiamo che qualcuno sta "lottando", è molto probabile che staremo con lui e questo ci appagherà.

Invece, assistendo a “Domani i giornali non usciranno” la sensazione è che la protagonista si auto-analizzi, più che lottare. Questo, alla lunga, crea distanza: il corpo della protagonista è qui, a pochi centimetri dalla platea, lo si potrebbe quasi toccare, volendo. Ma la sua anima rimane laggiù, a fondo palco.

 

Teatro Studio Uno - Via Carlo Della Rocca 6, Roma (Torpignattara)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 349/4356219, email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: giovedì, venerdì e sabato ore 21, domenica ore 18
Biglietti: posto unico 12€
Durata spettacolo: 50 minuti

Articolo di: Pietro Dattola
Grazie a: Eleonora Turco, Ufficio stampa Teatro Studio Uno
Sul web: www.teatrostudiouno.com

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