DNA Danza Nazionale Autoriale: Folk-s, will you still love me tomorrow? - Teatro Palladium (Roma)

Scritto da  Sabato, 27 Ottobre 2012 
Folks

Il RomaEuropa Festival accoglie, nell’alveo della rassegna DNA dedicata alle nuove frontiere della danza autoriale italiana e alle scritture coreografiche più sperimentali ed innovative, l’ultimo progetto performativo di Alessandro Sciarroni, portatore sano di creatività irriverente, istrionica, geniale, lontana anni luce dalle convenzioni e dagli schemi rigidamente costituiti. In “Folk-s, will you still love me tomorrow?” il recupero delle danze tradizionali tirolesi e bavaresi diviene preziosa opportunità per interrogarsi sulle nostre radici culturali, sul loro perpetuarsi sostanziandosi di nuova linfa vitale, attraverso un processo di decontestualizzazione e la creazione di un potentissimo legame empatico tra gli interpreti sul palcoscenico ed il pubblico, dapprima scettico, poi incuriosito, infine inesorabilmente irretito ed appassionato.

 

FOLK-S – Will You Still Love Me Tomorrow?
invenzione, drammaturgia Alessandro Sciarroni
folk-dancer, interpreti Marco D’Agostin, Pablo Esbert Lilienfeld, Francesca Foscarini, Matteo Ramponi, Alessandro Sciarroni, Francesco Vecchi
suono Pablo Esbert Lilienfeld
video e immagini Matteo Maffesanti
disegno luci Rocco Giansante
abiti Ettore Lombardi
faith coaching Rosemary Butcher
consulenza drammaturgica, casting Antonio Rinaldi
consulenza coreografica Tearna Schuichplattla
direttore di produzione Marta Morico
organizzazione Benedetta Morico
ufficio stampa Beatrice Giongo
amministrazione Luana Milani
cura del progetto, promozione Lisa Gilardino
una produzione Teatro Stabile delle Marche – Progetto Archeo.S – System of Archeological Sites of the Adriatic Seas cofinanziato dal programma di Cooperazione Transfrontaliera Cross-Border Cooperation IPA-Adriatico
in collaborazione con Corpoceleste_C.C.00#
e con Inteatro, Amat-Civitanova Danza per “Civitanova Casa della Danza”, Centrale Fies, ChoreoRoam Europe: Centro per la Scena Contemporanea – Comune di Bassano del Grappa, The Place/London, Dansateliers/Rotterdam, Dance Week Festival/Zagreb e Certamen Coreográfico de Madrid

 

L’ingresso al Teatro Palladium viene accompagnato dalla proiezione sugli schermi disseminati nel foyer di video ritraenti valorosi danzatori, minuziosamente abbigliati con gli inconfondibili costumi ed accessori del patrimonio folkloristico, impegnati in articolate coreografie sullo sfondo di incantevoli paesaggi alpini. Punto di partenza ottimale per addentrarsi nel mood della performance coinvolgente che di lì a pochi minuti si dischiuderà alla nostra percezione sensoriale ed emozionale. All’entrata in sala i sei interpreti di questa sorta di cerimonia rituale - Marco D'Agostin, Pablo Esbert Lilienfeld, Francesca Foscarini, Matteo Ramponi, Francesco Vecchi e lo stesso ideatore Alessandro Sciarroni – sono già schierati a formare un cerchio e, ad occhi bendati, iniziano a delineare la partitura ritmica dello spettacolo con colpi decisi assestati sulle gambe e battiti di piedi sul palcoscenico.
“Folk-s, will you still love me tomorrow?” prende le mosse da una ricerca condotta sulla danza popolare tradizionale tirolese e bavarese, lo Schuhplattler (letteralmente “battitore di scarpe”), ballo di gruppo consistente appunto nel percuotere energicamente con le mani le proprie gambe e calzature secondo schemi archetipici perfettamente congegnati e all’unisono con i propri compagni. Da questo assunto iniziale Sciarroni innesca un peculiare processo creativo da lui definito “pratica performativa”: a partire da un patrimonio popolare certosinamente codificato nel corso dei secoli ed immerso in un ben definito contesto geografico, viene messa in atto un’opera di decontestualizzazione che lo rinvigorisce disperdendo la polvere depositatasi col tempo e sottoponendolo ad una rigorosa metamorfosi e attualizzazione. Il risultato è un sentiero coreografico delineato con ineludibile chiarezza, a cui i sei interpreti non possono che aderire con passione, precisione ed uno spirito di solidale condivisione.
Dopo una prima parentesi che definisce con evidenza la struttura di questa danza ancestrale ed affascinante, fatta di sequenze di movimenti cristallizzatesi nel tempo e di un’intelaiatura ritmica di vigorosa potenza, i sei performer si liberano delle bende che ne offuscavano la vista, chiudendoli nel loro microcosmo e frapponendo una barriera di separazione dal pubblico e dal mondo circostante. Uno di loro si avvicina ad un microfono dichiarando quale sarà l’unica e semplice “regola” di questo spettacolo, di quello che in un costante crescendo si tramuterà in un momento di inusuale e sincera vicinanza: la danza continuerà senza sosta fintanto che in sala sarà rimasto anche un solo spettatore o un solo performer possiederà ancora l’energia per donarsi senza riserve sul palcoscenico. In un manifesto parallelismo con la tradizione folklorica che continuerà ad esistere solamente fintanto che ci saranno artisti interessati a perpetuarla con devozione e spettatori incuriositi e desiderosi di esserne partecipi, Sciarroni sembra dunque apparentemente lasciare una sfida di “resistenza fisica” al proprio pubblico.
Cedere a questa semplicistica interpretazione di “Folk-s” porterebbe però a smarrire il significato più profondo e prezioso di questo lavoro drammaturgico sperimentale; sarà questo l’errore commesso da coloro che troppo frettolosamente abbandoneranno il teatro. Chi deciderà con cognizione di causa di investire il suo tempo, abbandonandosi con pienezza all’alchimia empatica che ben presto verrà ad instaurarsi tra performer e platea, sarà generosamente ricambiato. Si disvela infatti un’esperienza teatrale totalizzante, che travalica questa supposta provocazione, oltrepassa il virtuosismo tecnico – pur pregevole – con cui il pattern coreografico dello Schuhplattler viene riprodotto ad oltranza, e non cede alla tentazione di una voyeuristica sottolineatura dello sfinimento fisico dei sei protagonisti, sottoposti ad una fatica estenuante che non inficia però in alcun modo il loro incrollabile entusiasmo ed il sorriso saldamente impresso sui loro volti.
Nell’ottica di un superamento dei vincoli troppo rigidi imposti dalla tradizione di riferimento, il retroterra cultural-folklorico viene riverberato nella creazione di Sciarroni solo attraverso dettagli minimali, nella fattispecie il costume ed il cappello proprio da lui indossati in contrasto con l’abbigliamento casual sportivo degli altri cinque compagni di avventura, e la fisarmonica che ad un certo punto fa la propria comparsa tra le sue braccia. Una fisarmonica peraltro destinata ad essere relegata ad una mera funzione simbolica visto che non emetterà alcuna nota; l’armatura musicale che avvolgerà l’incrollabile danza assumerà difatti connotati decisamente diversi e volutamente dissonanti, spaziando senza soluzione di continuità da rasserenanti suggestioni classiche a colorate ed eleganti sfumature sinthpop/new wave (“Only you” degli Yazoo), da idillici suoni naturali a martellanti sonorità rap (“John” di Lil Wayne).
Ciò che colpisce maggiormente e rappresenta il reale punto di forza di questo riuscito esperimento performativo è però l’incrollabile spirito di squadra che sostiene i performer nel loro gravoso impegno, l’impavida determinazione letta nei loro sguardi, la delicatezza dei momenti in cui alcuni di loro si distaccano leggermente dal gruppo trovando negli altri conforto, un abbraccio, una carezza, un contatto corporeo di vibrante pathos che traduce limpidamente sul palcoscenico una solida idea familiare, il sentore di una comunità legata da convinta adesione ad un intento comune e autentica partecipazione emotiva. Non manca anche qualche saporito accenno di ironia come quando, negli istanti conclusivi, un atletico danzatore ormai allo stremo delle forze si accascia per qualche istante sul fondoscena “affrescandolo” col sudore di cui ormai è intriso probabilmente fino al midollo.
Il pubblico risponde con calore e trasporto alle gesta ardimentose dei Folks e, in questa performance andata in scena al RomaEuropa Festival, gli spettatori resisteranno stoicamente fino all’epilogo (l’ultimo ad abbandonare il palcoscenico sarà Matteo Ramponi dopo quasi due ore di danza ininterrotta), salutando con scroscianti applausi l’uscita di scena alla spicciolata dei sei protagonisti.
Ancora una volta Alessandro Sciarroni scardina convenzioni e linguaggi drammaturgici, dando vita ad un’opera coinvolgente nella sua semplicità ed originalità, capace di rispondere con immediatezza ad un’urgenza comunicativa e di dispiegare dinanzi al pubblico molteplici, personali, possibilità di lettura e fruizione. Lo spettacolo sarà nuovamente in scena i prossimi 30 e 31 ottobre a Bologna al Gender Bender Festival, vi consigliamo assolutamente di non lasciarvelo sfuggire!

 

Articolo di: Andrea Cova
Foto di: Matteo Maffesanti
Grazie a: Matteo Antonaci, Ufficio stampa Fondazione RomaEuropa
Sul web:
http://romaeuropa.net - www.alessandrosciarroni.it

 

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