DNA Danza Nazionale Autoriale: Age - Opificio Telecom Italia (Roma)

Scritto da  Sara Benvenuto Mercoledì, 24 Ottobre 2012 
Age

Il corpo è uno dei dati costitutivi ed evidenti dell’esistenza umana: è nel corpo e tramite esso che ciascuno di noi è nato, vive e muore; ed è nel corpo, e per suo tramite, che ci si inserisce nel mondo e si interagisce con gli altri. Il Focus “Dna” promosso dal festival RomaEuropa si basa su tali premesse. La rilevanza che il corpo soggettivo viene ad assumere nella filosofia postkantiana è ben espressa dall’approfondimento sulla danza nazionale autoriale: corpo come oggetto materiale e, in quanto tale, elemento costituente del regime del divenire e dell’apparire, oggetto che noi siamo e pertanto segno della nostra umanità e della nostra soggettività.

 

Produzione CollettivO CineticO, Romaeuropa Festival, Armunia / Festival Inequilibrio, L’Arboreto Teatro Dimora di Mondaino, CSC Centro per la Scena Contemporanea / Operaestate Festival Veneto, Festival miXXer /Conservatorio di Ferrara presenta
Francesca Pennini e Collettivo Cinetico
<AGE>
concept e regia Francesca Pennini
assistente alla drammaturgia e alla didattica Angelo Pedroni
documentazione e assistenza operativa Nicola Galli
azione e creazione Luca Cecere, Carolina Fanti, Gloria Minelli, Chiara Minoccheri, Andrea La Motta, Carmine Parise, Guglielmo Pivelli, Giulio Santolini, Demetrio Villani, Fabio Zangara
residenze artistiche Scarlattine Teatro / Il Giardino delle Esperidi, Armunia / Festival Inequilibrio, L’Arboreto Teatro Dimora di Mondaino, CSC Centro per la Scena Contemporanea / Operaestate Festival Veneto
in collaborazione con Teatro Comunale di Ferrara


 
Dna. Regione del corpo dove sono conservate le informazioni genetiche della specie. Proprio su questo lavora Francesca Pennini: la specie umana analizzata per categorie e comportamenti. Una serie di quesiti volti a conoscere i nove adolescenti protagonisti dello studio “<age>”, che prende in esame quella fase della vita ancora non totalmente dominata dalle sovrastrutture della psiche. Libera di rischiare e di lasciarsi osservare nella sua interezza.
Un’indagine che lavora sull’aspetto biologico della ricerca sul corpo statico e in movimento: unico protagonista della scena che riesce, attraverso le azioni fisiche, a tradurre in linguaggio drammaturgico, ma non testuale, le esperienze più intime e personali. Una drammaturgia che si propone l’intento di reinventare il ruolo dello spettatore e la sua percezione della performance. Come nella body art, egli è chiamato a completare il lavoro scenico, che, perché si determini, necessita dello sguardo dell’osservatore critico.
Così in “<age>” lo spettatore si trova in una condizione simultanea e analoga a quella dei protagonisti in scena. Nessuno, né gli spettatori né i partecipanti, sa cosa sarà chiamato a fare e ad osservare. Nove adolescenti tra i 16 e i 19 anni abitano la scena, svuotata di ogni indicazione registica. Un telone nero sul palco sul quale sono proiettate le direttive da seguire, indette secondo parametri specifici ogni volta diversi e quindi imprevedibili. Un gong che scandisce la durata dell’azione. Si lascino osservare coloro che pensano di essere felici, quelli che pesano 61 kg, quelli che pensano di essere normali, e così via…
Uno spazio ludico nel quale sperimentare: il linguaggio scientifico utilizzato permea l’esperienza di un leggero umorismo. In un primo momento i partecipanti sono esposti all’osservazione statica del pubblico. Essi si spogliano di ogni timidezza e si lasciano osservare per quello che sono, senza veli, né costruzioni. Poi rispondono ai quesiti attraverso il linguaggio del corpo. Un’adolescenza sotto esame, cavia da laboratorio, analizzata nella sua individualità, che poi in un secondo momento si allea per diventare un corpus unicum, movimento uniforme.
Un workshop aperto in scena, caratterizzato dall’imprevedibile indeterminatezza della diretta. L’elemento temporale accomuna spettatore e partecipante, uniti dal particolare assunto per cui per saper essere un performer, e avere quindi un’assoluta consapevolezza della propria presenza, bisogna prima porsi nella condizione dello spettatore.
Con l’attenzione di un’antropologa Francesca Pennini porta in scena uno studio sull’uomo e sulla danza, liberata dalla semplice valenza performativa e arricchita del ruolo di strumento d’ indagine artistica e sociale.

 

Articolo di: Sara Benvenuto
Grazie a: Matteo Antonaci, Ufficio stampa Fondazione RomaEuropa
Sul web:
http://romaeuropa.net - www.collettivocinetico.it

 

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