Disco Risorgimento/Verso l’unità d’Italia - Teatro lo Spazio (Roma)

Scritto da  Maura Bonelli Sabato, 03 Aprile 2010 
disco risorgimento

Dal 30 Marzo al 18 Aprile. Mazzini legge, interpreta e vive sulla sua pelle le parole di Manzoni, Foscolo, Dante… Mazzini, interpretato da un coraggioso e intenso Edoardo Sylos Labini, rivive sul palco del Teatro lo Spazio, e tra sussurri, grida, antichi libri e fumo di sigaro ci scuote e ci invita a riflettere su cosa è stata e cosa è la nostra “povera patria”.

 

 

 

Teatro lo Spazio, Roma

Dal 30 Marzo al 18 Aprile 2010

ZTL Ass. culturale presenta

DISCO RISORGIMENTO

Verso l’unità d’Italia

DJ SET GIUSEPPE MAZZINI

A. MANZONI, UGO FOSCOLO, G. LEOPARDI

DANTE ALIGHIERI special guest GIUSEPPE  VERDI

con Edoardo Sylos Labini

drammaturgia e regia di Filippo Gili

voce e consolle dj: Babyra

musiche: Antonello Aprea

scene: Giacomo Tringali

costumi: Cristina Da Rold

 

La storia

“Disco-Risorgimento/Verso l’Unità d’Italia”, si propone di riavvicinare il pubblico ai grandi protagonisti della politica e della letteratura Risorgimentale italiana. Giuseppe Mazzini, interpretato da Edoardo Sylos Labini, racconta appassionatamente la reminiscenza dell’unità d’Italia, tra le gioie e i dolori che questa grandiosa impresa ha comportato. La formula è originale, ed è chiamata “discoteatro”, coniata dalla critica su spettacoli precedenti della stessa compagnia: durante l’azione scenica, un dj sul palco (Babyra) mixa le musiche e canta dal vivo, esaltando la recitazione.

Raffinatezze in incipit

Il palco - due stretti corridoi - è al centro. Tutt’intorno, il pubblico. Una scelta “invasiva”, ma quanto mai idonea per cogliere tutte le sfumature di uno spettacolo estremamente intimista.

Buio. Si sente il rumore scricchiolante di carta che brucia. No, è un sigaro. Fumo. Un rumore di matita che scrive. Una voce. “Il Trovatore” in sottofondo. E una luce che illumina un busto marmoreo di Cavour.

Sussurri

Uno spettacolo sussurrato. Sussurri amplificati, naturalmente, per poterne cogliere tutti i sospiri e i dettagli. Questa scelta ha il pregio di saper delineare nel modo più efficace i tratti di un personaggio, quello di Mazzini, storicamente descritto come introverso, solitario, riflessivo, difficile, e, se vogliamo, incompreso – anche dalle donne che, a modo suo, ha amato. Nei testi che egli legge – da Dante a Foscolo, da Leopardi a Manzoni… - emerge inoltre la sua conflittualità, il dolore di una vita da proscritto, esiliato suo malgrado in terra bretone. Emerge il tarlo di un sospetto: chi ha fatto veramente l’Italia? E perché? L’esito di quest’impresa così grande, per la quale tante vite sono state sacrificate, di chi e per cosa, in realtà, sarà a vantaggio? Labini sa rendere appieno tutti i dubbi, le insicurezze, le passioni, le conflittualità e gli ardori di questo grande eroe solitario, innamorato di un ideale che solo lui e pochi altri seppero riconoscere come tale. “L’Italia è stata fatta da Don Abbondio”, afferma durante lo spettacolo. E quanti eredi di Don Abbondio popolano oggi questo nostro paese?

Grida

Uno spettacolo gridato. Se sussurri e parole sospese colgono l’intimità e l’animo irrequieto di Mazzini; gli scatti emozionali, le grida e la gestualità immensa, esagerata, a volte caricaturale, descrivono un’immagine più irascibile e passionale che ha il suo apice nel discorso fatto al popolo. Un contrasto ben studiato e calibrato, che, tuttavia, non è sempre funzionale a una comprensione chiara per il pubblico. Le parole si perdono nei sussurri e non vengono comprese, Labini parla molto velocemente, e, inoltre, l’effetto è aggravato dalla difficoltà lessicale e sintattica dell’italiano arcaico. Un’attualizzazione del testo, o una recitazione più lenta, sarebbero possibili soluzioni.

Messaggio e pubblico

Un bello spettacolo. Intellettuale? Sì. Di nicchia? Sicuramente. E proprio per questo è uno spettacolo da vedere, e da ricordare. Non solo per le qualità attoriali di Labini, che certamente sa davvero fare con classe il suo lavoro, ma soprattutto per il messaggio ultimo che risuona nelle ultime parole dello spettacolo: “Immaginavo un’Italia diversa da questa”, un’Italia popolata di “miserabili”, a partire da chi ci governa.

Peccato che alcuni quel giorno, in sala, non hanno colto questo messaggio; peccato fossero annoiati e distratti, armeggiando con il cellulare.

Peccato, perché avete perso un’occasione per dare un senso nuovo alla vostra serata, e appropriarvi di una rara ricchezza: la ricchezza di parole antiche, di un messaggio importante, di un interprete che suda e lavora con passione, di pezzi sparsi della nostra storia.

 

Teatro Lo Spazio, via Locri 42, 00183 Roma (Zona San Giovanni)      

Telefono: 06/77076486

Orario spettacoli: tutte le sere alle 21.00, domenica ore 17.00

Biglietti: biglietto unico 10 € + 3 € tessera associativa

 

Articolo di: Maura Bonelli

Grazie a: Ufficio Stampa Laura Mancini Flora

Sul web: www.edoardosyloslabini.com

 

TOP