Dipartita Finale - Piccolo Teatro Grassi (Milano)

Scritto da  Domenica, 07 Giugno 2015 

Un’opera scritta dall’attore Franco Branciaroli, "Dipartita finale", ha saputo riunire fin dallo scorso anno sul palcoscenico alcuni tra i più immensi attori del Novecento italiano: Gianrico Tedeschi in primis, Ugo Pagliai, Maurizio Donadoni, un intervento plateale dello stesso Branciaroli e l’apparizione nel finale del più giovane Sebastiano Bottari. Ora al Piccolo Teatro Grassi, dal 4 al 14 giugno, lo spettacolo allieta le serate più calde della primavera milanese. Martedì 9 giugno al Chiostro Nina Vinchi, all’interno del Piccolo di via Rovello, sarà presentato alla presenza di numerosi personaggi illustri il volume dal medesimo titolo, edito da Titivillus e firmato ovviamente da Franco Branciaroli.

 

Produzione CTB Teatro Stabile di Brescia - Teatro de Gli Incamminati presenta
DIPARTITA FINALE
di Franco Branciaroli
scene Margherita Palli
luci Gigi Saccomandi
regia Franco Branciaroli
con (in ordine anagrafico) Gianrico Tedeschi, Ugo Pagliai, Franco Branciaroli, Maurizio Donadoni
e con Sebastiano Bottari
spettacolo sovratitolato in inglese a cura di Prescott Studio e Montclair State University, NJ, USA nell’ambito del progetto “Tradurre voci attraverso i continenti”

 

Franco Branciaroli, anche regista oltre che autore e attore, scuote le certezze degli spettatori mostrando una scena un po’ squallida: il sipario del teatro esaurito si apre sull’interno di una catapecchia con un grande letto sfatto su cui giace un uomo anziano, un magnifico Ugo Pagliai, ed un rinsecchito e tutto curvo Gianrico Tedeschi che zampetta qua e là, muovendosi senza sosta per l’intero spettacolo, coi suoi lunghi capelli bianchi e la barba candida che lo rendono visibile anche nella penombra. Ai piedi del letto un uomo è disteso su un giaciglio messo a terra. Tutto intorno la miseria di cose vecchie e povere. I dialoghi ci ricordano che il testo ideato da Branciaroli è ispirato al ‘Finale di partita’ che Samuel Beckett scrisse in lingua francese, pubblicato nel 1957 e messo in scena lo stesso anno a Londra, ancora in francese, poi tradotto in inglese quando fu portato a New York nel 1958, raggiungendo un successo che lo rese l’opera più significativa del drammaturgo irlandese, celebre per i suoi testi surreali, grotteschi e il crudele sense of humour.

Difficile dire esattamente lo stesso per questa "Dipartita finale" sebbene spesso venga da ridere e la comicità emerga, ma lo si deve soprattutto alla straordinaria bravura degli interpreti. La storia mostra un uomo che dorme sempre, lo Sdraiato, Ugo Pagliai, a fianco di uno che non dorme mai, detto l’Insonne, cioè il magro Tedeschi, con un elemento estraneo, l’Immortale, quello che però ha rinunciato a suo dire a seguire i propri simili per restare fra i mortali, essendo stufo di rivivere per milioni di anni la vita di tutti, il bravo e rude Donadoni. I dialoghi fra i tre personaggi presenti a lungo sul palco sono spesso surreali e connotati da caratteristiche particolari: lo Sdraiato, ossia Pagliai, dorme sempre e russa, ma quando è sveglio canta spesso e parla in dialetto toscano; l’Insonne, ovvero Tedeschi, parla da lombardo e racconta di sognare alberi che camminano, con foglie verdi che ondeggiano al vento. “Ti ricordi quando fuori c’erano ancora i campi verdeggianti…” gli dice lo Sdraiato, l’unico che chiacchiera e perfino ride, cantando e imitando la suonata di una chitarra. Il Supino, ovvero l’Immortale, cioè Donadoni, si esprime in romanesco ma di solito tace.

I due che parlano sembrano convinti di essere gli uomini più longevi sulla Terra, luogo dove tutti sono ormai morti a causa del surriscaldamento globale, con vulcani che eruttano ovunque e nessuna vegetazione sopravvissuta. Pure il cane è morto perché non poteva fare all'esterno i suoi bisogni ed è stato avvelenato. L’uomo a terra, ai piedi del grande letto, mormora soltanto all’orecchio dell’Insonne e non si muove mai. Ci sono scenette di grande pathos e i dialoghi sono farciti da inserimenti culturali, brani di poesie ma anche imprevisti insulti e litigi, fino al ricordo dei Rolling Stones. Quando dentro al letto si trova un uovo, lo Sdraiato decide di covarlo poiché non si trova la gallina. Infine arriva un nuovo personaggio, introdotto da una grande falce: è la Morte, Branciaroli, che parla napoletano ma non vuole uccidere gli ultimi due esemplari di terrestri viventi. “Sono tutti morti, se falcio pure voi a me che resta? No, no, io mi metto qui, sdraiato sul letto, non voglio più saperne, poi c’è l’Immortale, chi me la fa fare?”.

A questo punto l’Immortale per la prima volta si alza e picchia la Morte, ma nessuno dei due soccombe. L’Insonne porta un caffè e si torna a dialogare. Una partita a poker fa vincere la Morte. Alla fine entra in scena un giovane in tuta arancione e casco giallo in testa che annuncia lo sgombero: la baracca deve essere distrutta con la ruspa per creare una pista ciclabile, i presenti devono andarsene… L'epilogo include ancora una bella poesia di Keats. Quando tutto finisce emerge un applauso che diventa fragoroso all’inchino di Gianrico Tedeschi, 95 anni e ancora superbo in scena. Apprezzatissimo Pagliai coi suoi 78 anni ma che sembra un giovanotto e Donadoni che, a 57 anni, in confronto appare un ragazzino. Branciaroli si gode i tre ruoli di autore, regista e interprete e l’età per lui scompare, ma ha 68 anni portati benone. E’ soddisfatto di aver unito umorismo, cultura, contrasti, vita, morte e vecchiaia tra modernità e ingiustizia, gioco e serietà, paura e innocenza. Un canto al teatro, all’arte e alla follia, direi. Insolito e da vedere.

 

Piccolo Teatro Grassi - via Rovello 2, Milano (M1 Cordusio)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 848800304
Orario spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì e venerdì ore 20.30, domenica ore 16, lunedì riposo
Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro

Articolo di: Daniela Cohen
Grazie a: Valentina Cravino, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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