Dieci piccoli indiani...e non rimase nessuno! - Teatro Brancaccio (Roma)

Scritto da  Sabato, 28 Aprile 2018 

10 personaggi, 1 assassino-vendicatore nascosto tra loro, 10 morti: un rompicapo geniale nel più classico stile del mistery all'inglese. Per tre sere è andato in scena al Teatro Brancaccio “Dieci piccoli indiani... e non rimase nessuno!”, il capolavoro che Agatha Christie scrisse quasi 80 anni fa e che è tuttora il giallo più venduto in assoluto. Un'operazione di adattamento difficilissima ma ben realizzata, con un valido cast e il pregio di aver riproposto il vero finale della storia, quello più tragico e geniale.

 

Gianluca Ramazzotti per Ginevra srl e Valerio Santoro per La Pirandelliana presentano
DIECI PICCOLI INDIANI... E NON RIMASE NESSUNO
due atti di Agatha Christie
traduzione Edoardo Erba
regia Ricard Reguant
progetto artistico di Gianluca Ramazzotti e Ricard Reguant
con Giulia Morgani, Pierluigi Corallo, Caterina Misasi, Pietro Bontempo, Leonardo Sbragia, Mattia Sbragia, Ivana Monti, Luciano Virgilio, Alarico Salaroli, Carlo Simoni
scene Alessandro Chiti
costumi Adele Bargilli
luci Stefano Lattavo
direzione tecnica Stefano Orsini

 

Un gruppo di persone costrette in un luogo isolato, uno (o più) omicidi a sconvolgerne la placida atmosfera, nessun intervento dall'esterno ma l'angosciante certezza che l'assassino sia uno di loro. E' il più classico meccanismo del mistery che, se affidato alle mani della regina del giallo, diventa un capolavoro. Agatha Christie ci si è divertita diverse volte, rinchiudendo i suoi personaggi su un treno, in una casa di campagna, su un'isola, in un albergo in mezzo alla neve. Ogni volta un gioco diverso, ogni volta una soluzione incredibile e geniale che, almeno in tre di questi casi, ci ha regalato alcune delle sue opere più celebri, “Assassinio sull'Orient Express”, “Trappola per topi” e “Dieci piccoli indiani”. E' di quest'ultimo che parliamo, del libro giallo più famoso e venduto in assoluto (cifra record di 110 milioni di copie!), di nuovo in scena per tre serate al Teatro Brancaccio di Roma.

Fu la stessa autrice, insoddisfatta dai suoi romanzi portati in scena senza gli opportuni adattamenti per il palco, che decise di curarne personalmente gli adattamenti teatrali. Iniziò proprio da “Dieci Piccoli Indiani” per il quale optò, per semplificare la risoluzione finale e alleggerire l'umore del pubblico in un periodo di guerra, per un finale più positivo, poi ripreso nelle varie versioni cinematografiche. Oggi fortunatamente, in accordo con la Agatha Christie Limited e discostandosi dal volere dell'autrice, il progetto teatrale di Gianluca Ramazzotti e Ricard Reguant ha scelto invece di attenersi al finale del romanzo, portando in scena quell'epilogo così spiazzante, tragico e geniale che fece la fortuna dell'opera.

"Dieci piccoli indiani... e non rimase nessuno!" è uno spettacolo riuscito e ben realizzato ma che deve confrontarsi con l'estrema difficoltà di rappresentare una storia dalla struttura articolata e perfetta. Quasi impossibile rendere sul palcoscenico i tanti momenti del racconto, gli esterni, i diversi ambienti in cui avvengono i delitti e lo stato di tensione e ansia crescente che inchioda il lettore alle pagine del libro. Qui l'ambientazione è inevitabilmente unica e le scene di Alessandro Chiti ricreano il grande salotto della villa, elegante, asettico e segnato dai netti contrasti del bianco e del nero, mentre le ampie vetrate rimandano allo spazio esterno dove si compiono alcuni dei delitti e dove infuria il temporale che isola i protagonisti dalla terraferma. Al centro del salone troneggia una colonna, una sorta di stele funebre su cui è riportata la filastrocca che inesorabile scandirà il corso dello spettacolo, del racconto e degli omicidi. Alla sua base, dieci statuine bianche spariranno una ad una, morte dopo morte. E non ne rimase nessuno...

E' proprio la filastrocca infantile e surreale, letta come una cantilena minacciosa da un coro di voci monocordi e metalliche, ad accogliere gli spettatori mentre si abbassano le luci e si apre il sipario e a ripetersi poi nel corso dello spettacolo, inquietantemente ipnotica.

Dieci soldatini nello spettacolo, dieci piccoli indiani nel titolo adottato dalla Mondadori per l'edizione italiana dell'opera, dieci piccoli negretti in quello originale scelto dalla Christie nel 1939 e poi sostituito, per evitare questioni razziali in vista della pubblicazione negli Stati Uniti, con E poi non rimase nessuno (il verso conclusivo della filastrocca). Comunque dieci sconosciuti invitati da un ospite misterioso, con i pretesti più disparati, a trascorrere qualche giorno su una bellissima isola. Li aspetta una sentenza implacabile e, uno dopo l'altro, la morte. Stavolta non c'è l'investigatore a riportare l'ordine, né Poirot con le sue celluline grigie né Miss Marple con i pettegolezzi di paese. I dieci personaggi si trovano soli davanti a una Giustizia inesorabile e spietata, sempre più consapevoli del loro destino e di non potersi fidare di nessuno. La malvagità umana è nascosta in un ambiente apparentemente pacato e discreto e, spinti dalla paura e dall'istinto di sopravvivenza, i dieci sono pronti a sbranarsi uno con l'altro, ingabbiati nella villa che diventa un'atroce arena. La Christie gioca con la psiche umana tra verità e menzogna, male e bene, accuse, rimorsi e sospetti. Tutti nascondono segreti e mai sono chi dicono di essere. Sono vittime o colpevoli? Il confine è labile per uomini e donne borghesi, diversi per caratteri e storie, coinvolti in passato in delitti evidenti ma non perseguibili dalla legge, colpevoli rimasti impuniti, assassini accidentali o vittime perseguitate dai sensi di colpa. Per loro la sentenza è senza appello e la suspense (del libro) procede con una tensione crescente, data più dal gioco psicologico che dall'azione in sé.

Giulia Morgani, Pierluigi Corallo, Caterina Misasi, Pietro Bontempo, Leonardo Sbragia, Mattia Sbragia, Ivana Monti, Luciano Virgilio, Alarico Salaroli e Carlo Simoni, seppur penalizzati da qualche inconveniente tecnico e da un'acustica debole, offrono una buona prova d'attori in uno spettacolo in cui il lavoro corale ha importanza quanto la sfumatura caratteriale di ogni singolo personaggio.

Due ore di spettacolo con un primo atto inevitabilmente più lento, necessaria presentazione di personaggi e introduzione di storie, e un secondo ritmato dal susseguirsi di omicidi. Pur avvertendo il peso della difficile trasposizione, il risultato è comunque buono, dalle interpretazioni degli attori alle riuscite soluzioni registiche scelte per rappresentare le morti, e gli applausi finali sono stati immeritatamente tiepidi.

Alla fine è semplicemente un geniale gioco d'intelligenza, quello che propone la Christie, e se è seconda solo a Shakespeare per numero di copie di libri venduti nel mondo, il perché non è un mistero...

 

Teatro Brancaccio - Via Merulana 244, 00185 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06.80687231, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: venerdì e sabato ore 21, domenica ore 17
Biglietti: da € 40 a € 20

Articolo di: Michela Staderini
Grazie a: Silvia Signorelli e Monica Menna, Ufficio stampa Teatro Brancaccio
Sul web: www.teatrobrancaccio.it

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