Diary of a madman - Teatro Belli (Roma)

Scritto da  Domenica, 22 Dicembre 2019 

Nell’ambito della XVIII edizione della rassegna “Trend - nuove frontiere della scena britannica”, a cura di Rodolfo di Giammarco, è andato in scena al Teatro Belli, in prima nazionale, lo spettacolo di Al Smith “Diary of a madman”, presentato al Festival di Edimburgo nel 2016 e liberamente ispirato a “Le memorie di un pazzo” di Nikolaj Gogol; ambientato in una Scozia contemporanea, sull'orlo del voto per l'indipendenza, si tratta di un testo incisivo ed attuale, che racchiude al proprio interno più piani di lettura, sostenuto da una messa in scena brillante e ben recitata.

 

DIARY OF A MADMAN
di Al Smith, da Gogol
traduzione Stefano Patti
con Marco Quaglia, Sarah Sammartino, Federico Tolardo, Maria Vittoria Argenti e Arianna Pozzoli
assistente alla regia Laura Morelli
regia Stefano Patti
produzione 369gradi

 

C’è sempre stato e sempre ci sarà, uno Sheeran, che lavora al Forth Bridge” - lo ripete sempre Pop, fiero scozzese e capo dell’impresa familiare di tinteggiatura. Quella costante è la sua forza, le fondamenta che tengono in equilibrio la sua precarietà emotiva. Cinquant’anni di vernice, uno strato ogni anno, generazioni di pennelli, di manici di quercia, di setole di bue, di solide corde, a cui affidare la propria vita, “che il mare, da quassù, è cemento, per tutti”.

La sua eredità: pennelli che custodisce con cura nella stanza delle vernici e canzoni, che non riesce più a ricordare. Una casa, una moglie, due figli, ma Henry non c’è… e Sophie è costretta a “non esserci troppo”. Un fragile equilibrio sopra la follia. Ma le cose cambiano, gli equilibri si spostano. Incombe il futuro, il progresso ha l’aspetto di uno studente, apprendista, inglese che, insinuandosi nella sua vita, a poco a poco, comprometterà le sue certezze.

Un testo che racconta temi sempre più attuali ed urgenti come la lotta di classe ed il campanilismo, che sfocia sempre più spesso, insensatamente, nel “sovranismo”. Racconta il senso di inadeguatezza umana, il desiderio di protezione del proprio “regno”, per quanto piccolo - “sono le donne, che incoronano l’uomo”. Ci racconta il futile condizionamento di certa tecnologia, di app “blasonate”, di cani parlanti, di Braveheart sauditi. Ci ricorda l’eterna, inguaribile, fragilità dell’essere umano.

Molto efficace l’impianto scenografico, scarno, industriale, poliedrico; puntuale ed accattivante la direzione registica di Stefano Patti. Ben costruiti e ben interpretati i personaggi che crescono, acquisendo corpo e sostanza; li portano in scena Marco Quaglia, Sarah Sammartino, Federico Tolardo, Maria Vittoria Argenti e Arianna Pozzoli. Uno spettacolo che merita di tornare in scena ed esser visto.

 

Teatro Belli - Piazza Santa Apollonia 11/a, Roma (Trastevere)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/5894875, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: tutte le sere alle ore 21
Biglietti: intero € 13, ridotto (under26 e over 65) € 5, carnet 10 ingressi (abbonamento ridotto under26 e over 65) € 40, carnet 5 ingressi (abbonamento intero) € 40, carnet 10 ingressi (abbonamento intero) € 70

Articolo di: Enrico Vulpiani
Grazie a: Paola Rotunno, Ufficio stampa Trend - nuove frontiere della scena britannica
Sul web: www.teatrobelli.it

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